Ammazzachenotte, genesi di un articolo

image

Era una notte buia e tempestosa…
No, forse ho sbagliato introduzione.
Era sicuramente una notte. Erano circa le 2.30 e in casa regnava il silenzio. Gli unici rumori percepibili erano il russare di mio padre e il “clic” dei tasti che premevo per scrivere. Dieci ore alla consegna del mio articolo. Ancora nessun’idea. Cerco su Google: “idee per un articolo”. Ecco i risultati: “Come scrivere un articolo: 28 passaggi”, ” Idee per scrivere un articolo di giornale?”, “Consigli strategici per scrivere un articolo sul tuo blog”. Niente, un buco nell’acqua. Nemmeno Google sapeva aiutarmi! Ha ragione il mio professore di informatica quando dice che i computer sono macchine senza cervello.
Le ore passavano a vista d’occhio. La mia mente vagava alla ricerca di un lampo di genio.
A un certo punto uno strano rumore ai piedi del letto: il mio cane che alle 4.30 di notte cercava disperatamente qualcuno che lo portasse fuori. Lo accontentai e alle 4.45 uscii nel freddo gelido della notte.
Osservavo divertita il mio cane che inseguiva la sua stessa ombra pensando di correre dietro un suo simile e pensai: “Se fossi al posto del mio cane a quest’ora non dovrei scrivere articoli e la mia vita sarebbe molto più facile! Coccole, abbuffate infinite e fantastici peluche da ridurre in mille pezzi. E il mio cane, no, lui non deve scrivere nessun articolo!”.
Il freddo mi aveva fatto perdere la sensibilità al naso, ma la paura di rivedere quella pagina bianca mi tratteneva fuori.
Mi accesi una sigaretta.
Il cane intanto si rotolava nell’erba divertito.
Presi il telefono e cercai qualche altra notizia mentre mi avviavo a casa e immersa nelle mie ricerche non mi accorsi di uno scalino e per poco non caddi a terra.
“Maledetto articolo!”
Mi decisi e infine tornai a casa. Aria calda e profumo di incenso.
Mia madre aveva visto un documentario sull’incenso, e da quel giorno non faceva che riempire casa di quei bastoncini profumati. Non è male, ma a volte sembra di stare più in una chiesa che in una casa.

Tornai in camera. Quella pagina bianca candida mi fissava. Presi il computer, le mani pronte per scrivere sulla tastiera. Niente, ancora nessun’idea.
Presa dallo sconforto, chiusi tutto e mi misi a letto.
Nella mia mente iniziai a sentire strane voci: ” Inventati una scusa, il blocco dello scrittore dovrebbe funzionare!”, ” Digli la verità, non avevi idee e non ti andava di scrivere”, ” Fingiti malata, digli che hai la febbre a 40 e che non riesci a scrivere per il forte mal di testa”, “No, non puoi deluderli, devi scrivere qualcosa, Chiara!”, ” Ho avuto un’idea! Incartali bene bene scrivendo un qualcosa che enfatizzi il tuo non riuscire a scrivere”.
Quest’ultima “voce” aveva ragione! Non sarebbe male descrivere questa lunga notte.
Mi alzai e riaccesi il computer. Guardai l’ora: 6.00. Bene, avevo circa mezz’ora per finire tutto. Iniziai a scrivere in fretta e in furia tutto ciò che mi passava per la testa. Le mie mani correvano veloci sulla tastiera e la pagina bianca candida iniziava a essere sporcata da righe nere. Misi l’ultimo punto. Suonò la sveglia. Erano le 6.30. In mezz’ora avevo scritto quell’articolo.
Copia, incolla, invia, chiudi.
Tirai un sospiro di sollievo, presi il telefono e aprii whatsapp. Ammazzacaffè: “Articolo messo su Google Groups, andate a leggere”.
Ora, una sola speranza: la redazione doveva considerare questa roba un articolo e non una “Domenica Creativa”.
Come saprete se quest’articolo è andato a buon fine? Semplice: se quando leggerete questa storiella il titolo sarà preceduto da “La domenica creativa” allora è stato un flop, altrimenti sono riuscita a scamparla e potrò evitare di scrivere un articolo decente per un altro po’ di tempo!

Chiara Ceppari

Lascia un commento