24 fotogrammi – LGBT+ management

Negli ultimi anni l’industria cinematografica ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione sull’omosessualità. In questo articolo analizzerò film di un certo calibro (materiale da Academy Award) e il modo in cui affrontano il tema.

Prendo come esempio il “Miglior Film” ai Premi Oscar del 2018, “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro. Uno dei personaggi secondari del film è il vicino di pianerottolo della protagonista, il quale è gay, così tanto che questo diventa uno degli aspetti più caratterizzanti. Non sto prendendo in considerazione questo film come esempio di pellicola che gestisce un personaggio gay in modo errato. Il film di Del Toro è come la maggior parte delle altre produzioni Hollywoodiane da questo punto di vista: né troppo contenuto, né troppo spinto.

Voglio invece riportare tre casi che si distaccano dagli altri: il primo si occupa dell’omosessualità di un personaggio in maniera elegante ed equilibrata, il secondo è così forzato da comunicare involontariamente concetti che dovrebbero ormai essere superati e il terzo è altrettanto discutibile.

“Il Filo Nascosto” è un gioiello di cinematografia offertoci da Paul Thomas Anderson nello scorso anno. Nel film, la sorella (nonché manager) del protagonista mostra determinate caratteristiche associabili alla sfera lesbica, eppure la sua omosessualità non è sfacciata, nessuna scena particolare ci offre un’assoluta certezza riguardo al suo orientamento sessuale. Nonostante questo, terminata la visione, collegando tutti i punti sono arrivato alla conclusione che avrebbe potuto effettivamente esserlo. Dopo un consulto con amici ed estranei, e dopo aver appreso che molti di loro non l’avessero inizialmente notato, si sono trovati d’accordo con me. Questo a mio parere è un personaggio ben caratterizzato, uno a cui lo spettatore non si riferisce come “l’amico gay”, “il frocio” o, in questo caso, “la sorella lesbica”.

“Maria Regina di Scozia” del 2019, oltre che un film mediocre, è anche un pessimo esempio da seguire. Il menestrello è il personaggio in questione. Viene accolto da Maria e dalle sue ancelle come se fosse una di loro, e fin qui tutto ok. A tratti il film sembra scritto con il puro scopo di fare da spot contro l’omofobia, e anche fin qui tutto ok, anche se spezza eccessivamente il tono del film. Però in uno specifico punto della narrazione questo menestrello ha un rapporto sessuale con il marito di Maria, sua padrona e grande amica.
Maria si limita a dirgli: “Capisco il modo in cui tu possa essere caduto preda del suo fascino, esattamente come ho fatto io”, congedandolo senza che questo avvenimento abbia intaccato l’amicizia. Molto probabilmente se fosse stata una qualsiasi delle ancelle a essere stata coinvolta nel tradimento non le sarebbe stato riservato un trattamento così leggero.

Un altro film che si occupa dell’argomento in maniera discutibile è “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, un bel film del 2016 che lascia molti spunti di riflessione. Il personaggio della Foglietta, dopo la presunta scoperta del tradimento da parte del marito con un altro uomo, va immediatamente nel panico assoluto. Nell’impresa di consolarla e di farla ragionare il personaggio della Rohrwacher le dice: “Non sta mettendo in discussione te, ma sé stesso”. Il fatto che lui stia mettendo in discussione la sua sessualità non esclude che egli stia anche mettendo in discussione il proprio matrimonio. Anzi, sono due processi che avvengono parallelamente. E soprattutto, se il complice del tradimento fosse stato di sesso femminile questa battuta non sarebbe stata altrettanto valida.

Cosa hanno in comune le scene degli ultimi due film? In entrambe viene implicitamente espresso un determinato concetto: “La gravità del tradimento varia a seconda del sesso del partner nella relazione adulterina”, che, spogliato della sua specificità, diventa: “La natura del rapporto dipende dal sesso dei due componenti” (mi rendo conto che questa trasformazione sembra inizialmente forzata, ma a mio parere è corretta). Non è proprio questo il preconcetto da lasciarci alle spalle?

Jonathan la Noce

Lascia un commento