Addio scarabocchi sui libri! Arriva la classe 2.0

“Quest’ora sembra non finire più! Non riesco proprio ad ascoltare la professoressa che spiega. Oggi non ascolto e domani mi faccio dire dal secchione della classe le pagine che abbiamo fatto oggi a lezione, poi ripeto la tiritera a memoria e mi prendo il mio bel 6. Per ora me ne vado un po’ in giro su Facebook”.

Quanti ragazzi avranno fatto e tutt’ora fanno pensieri del genere? 
Sicuramente molti! E, non tiriamoci indietro, ognuno di noi ha sperato che la noiosa lezione di un professore finisse il prima possibile! 
Ognuno di noi ha preferito passare qualche minuto a smanettare su congegni tecnologici, piuttosto che sottolineare frasi noiose sui libri cartacei. 

Nell’Istituto Leon Battista Alberti si sta cercando di adottare una nuova didattica digitale, partendo proprio da un presupposto:  cambiare il contesto dell’insegnamento in aula, da frontale e nozionistico a interattivo e partecipato. 

Questa sperimentazione, attuata in una classe terza dell’indirizzo tecnico commerciale, dà la possibilità di creare uno spazio virtuale dove la classe si può ritrovare anche oltre l’orario scolastico e lavorare in modo collaborativo su tematiche affrontate a scuola. 
Questo ambiente virtuale indirizza gli studenti verso nuove forme di apprendimento e di lavoro in aula e a casa. 

Una parte fondamentale della classe 2.0 sono i conosciutissimi Tablet, che hanno accelerato l’evoluzione della scuola in senso digitale. Facilitano, inoltre, la ricerca individuale e l’acquisizione di nuove conoscenze e permettono di farlo con e grazie alla collaborazione di altri. 

Il lavoro di gruppo, infatti, svolto in classe attraverso l’uso di tablet e altri dispositivi, può continuare anche al di fuori della scuola, in una aula virtuale che si realizza attraverso gli spazi della rete, la sua connettività e i suoi strumenti sociali. 

Da studentessa penso che rinnovare la didattica sia il primo passo verso una ristrutturazione della società, poiché il futuro sarà nelle mani di chi è seduto proprio dietro questi banchi; e se l’istituzione cominciasse sin dall’inizio a far maturare negli studenti uno spirito collaborativo, sperimentale e creativo, sicuramente l’Italia non sarebbe più considerata come un paese che non valorizza la “forza” dei suoi giovani. 

Per sentire il parere dei docenti che hanno partecipato all’adozione del progetto, abbiamo posto alcune domande alla Prof.ssa Claudia Badaracchi, docente di matematica nella classe 2.0.

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1.  Nella classe 2.0, cambia l’ambiente dell’aula? In tal caso, come? 

“Si, l’ambiente cambia, eccome! Non ci sono più i banchi tradizionali, ma ciascuno studente ha una seduta singola, con una ribaltina su cui poggiare il proprio notebook (o quel che resta di qualche quaderno…); sparisce anche la cattedra, sostituita da una postazione dove risiede il computer d’aula, accessibile solo ai professori, ciascuno con il proprio account, dove è possibile istallare i software necessari alla didattica delle varie discipline. Via anche lavagna di ardesia e quella con i pennarelli, solo una fantastica LIM (lavagna interattiva multimediale), utilizzabile come lavagna, ma anche come spazio per proiettare video, pagine web, fogli elettronici, presentazioni ecc.., con il vantaggio che tutto ciò che si scrive può essere salvato su file e riguardato con calma a casa! Ogni studente è anche dotato di un armadietto con la chiave (come le scuole americane!), dove riporre i propri oggetti personali. Vicino alla LIM è posizionato anche un podio, da dove è possibile, solo per gli studenti, esporre i risultati di un lavoro assegnato, o la sintesi della lezione svolta.”

2. C’è bisogno, sia per gli studenti che per i docenti, di competenze pregresse? 

“Per gli studenti direi di no, per i professori è senz’altro necessaria una formazione ad hoc sull’uso delle risorse digitali, degli strumenti multimediali e interattivi che offre il web (wiki, blog ecc.)…”

3.  Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere? 

“Direi due: innovare la didattica avvicinandola ai registri di apprendimento degli studenti nativi digitali e stabilire fra docenti e discenti un punto di incontro, una “terra di mezzo” dove ciascuno può mettere in comune quello che sa e sa fare: i grandi, esperienza, metodo, conoscenza dei contenuti delle discipline; i giovani, intuizione, abilità nell’uso degli strumenti informatici, capacità di elaborare congetture.”
 
4.  Secondo lei, in una classe 2.0, gli studenti sono maggiormente coinvolti nelle attività didattiche, rispetto a una classe tradizionale? E in caso, perché? 

“Si, per le ragioni che ho detto sopra, non si è mai passivi, si è chiamati, con l’aiuto dei prof, a costruirsi un proprio percorso di apprendimento, ricercando fonti di conoscenza non più costituite solo dal libro di testo. Anche le temute valutazioni avvengono non solo su compiti in classe o interrogazioni, ma anche sulla produzione di lavori e presentazioni frutto di rielaborazioni personali o di gruppo. Gli studenti diventano i protagonisti dei loro processi di apprendimento, gli insegnanti hanno un ruolo di accompagnatori/trainer in questo.”
 
5.  Per un docente, dal punto di vista delle metodologie didattiche, comporta più o meno lavoro? 

“Molto di più! Bisogna preparare presentazioni, test interattivi, costruirsi il “libro” da soli, con l’aiuto degli studenti: di cosa parliamo? Con il supporto di quali risorse? Quali collegamenti con altri argomenti e altre discipline si possono fare? Quali software ci possono essere utili? E poi dropbox per i compiti, la posta elettronica per ricordare di fare i compiti…una bella avventura!”
 
6.  Dall’esterno può sembrare una didattica più leggera. E’ effettivamente così, o è vero il contrario? 

“Dipende dall’impegno messo dai prof e dagli studenti. Il progetto 2.0 nasce anche per rendere la didattica più leggera (quella tradizionale è pesantissima per gli studenti), ma molto più efficace nei risultati…insomma: STANCHI MA CONTENTI!!!”

Camilla Arbore

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