Tre volte almeno per scoprire il mondo del teatro

Dal mese di febbraio, noi studenti del Leon Battista Alberti abbiamo partecipato, per il secondo anno, al progetto “Tre volte almeno”, organizzato dalla Casa dello Spettatore, associata ad AGITA (Associazione Nazionale per la Promozione e la Ricerca della Cultura Teatrale nella Scuola e nel Sociale).

Il progetto ha come fine quello di riavvicinare i ragazzi al mondo del teatro, ormai surclassato, soprattutto dai giovani, dal cinema e dalla televisione. Durante questo percorso siamo stati seguiti da due studiosi e critici teatrali, Simone Moraldi e Laura Squarcia. Con gli organizzatori, e con i ragazzi che come noi hanno aderito al progetto, abbiamo fatto diversi incontri pre e post spettacolo, per parlare, analizzare, immaginare e raccontare le rappresentazioni.
Nei giorni successivi a ogni spettacolo, tutti noi dovevamo scrivere delle recensioni con l’analisi della rappresentazione vista e le nostre impressioni.
Il materiale prodotto da tutti i partecipanti ha aiutato noi blogger nella stesura di un’unica complessiva recensione per ogni spettacolo, che poi abbiamo inserito nel sito del nostro blog d’Istituto.

Gli spettacoli visti quest’anno sono stati:
Alma, drammaturgia originale, al Teatro dell’Orologio;
Il giuoco delle parti, di Luigi Pirandello, al Teatro Eliseo;
La tempesta, di William Shakespeare, al Teatro Vascello.

Al primo incontro, avvenuto con Laura, abbiamo letto la locandina dello spettacolo che avremmo visto a breve: Alma. Abbiamo poi visto un video di teatro danza e infine l’organizzatrice ha cercato di coinvolgerci in tutto e per tutto, facendoci leggere e mimare versi della poesia di Cesare Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, che abbiamo ritrovato poi nello spettacolo.

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Alma, è stato una rappresentazione che voleva proporre l’idea del “teatro poetico del movimento”, definito così dallo stesso Giorgio Rossi, in quanto lo spettacolo rappresentava un viaggio che, con molti riferimenti agli anni ’70, porta dalla morte alla vita, servendosi di movimenti del corpo, espressioni facciali e testi poetici.
La scenografia, in continua mutazione e con l’aiuto di giochi di luce, lasciava prendere posto sul palco a diversi elementi, rimanendo però sempre all’essenziale.

Dopo aver visto lo spettacolo, ci siamo incontrati una seconda volta con gli altri ragazzi e con Simone per analizzare la rappresentazione.
Ci siamo accorti che molte cose, ai nostri occhi, erano sfuggite ed è in quel momento che è subentrato Simone a farci notare ciò che noi non avevamo colto.
Ci è stato introdotto, infine, lo spettacolo successivo: “Il giuoco delle parti”, ispirato all’omonima opera teatrale di Pirandello, basato sulla novella “Quando s’è capito il gioco”.

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Nel terzo incontro abbiamo analizzato, tra l’altro, i cambiamenti temporali avvenuti durante lo spettacolo, che risultano facili da comprendere per lo spettatore, grazie all’accurato utilizzo dei colori della scenografia; abbiamo poi ragionato insieme su alcune scelte registiche che hanno modificato la drammaturgia originale.
Ci è stato poi nuovamente introdotto il successivo spettacolo: “La Tempesta”, penultima opera shakespeariana, portata in scena dalla compagnia “Popular Shakespeare Kompany”, sotto la regia di Valerio Binasco.

Il terzo e ultimo incontro è stato seguito sempre da Simone, con il quale abbiamo commentato “La Tempesta”, che ci aveva colpiti molto tutti. La rappresentazione ha rispettato l’opera originaria shakespeariana, nonostante sia stata rivisitata con vesti anticonvenzionali.
L’allestimento scenografico era particolarmente originale nella sua essenzialità e sembrava avere l’intenzione di lasciar spazio all’immaginazione dello spettatore, e quella di raccontare gli eventi attraverso la capacità evocativa degli attori.

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Abbiamo, infine, provato a capire cos’è che accomunasse tutti e tre gli spettacoli e quali fossero le differenze fra loro.

Questo progetto, nato l’anno scorso, ma frequentato da alcuni ragazzi solo da quest’anno, inconsapevolmente ci ha portato a una crescita sotto diversi punti di vista.
È riuscito sicuramente nel suo intento principale, poiché molti di noi hanno riscoperto, o meglio scoperto, l’importanza e la piacevolezza del teatro, e ci siamo accorti di voler sempre più entrare in questo mondo.
Abbiamo visto un miglioramento anche nel modo di guardare uno spettacolo e nel modo di recensirlo.

All’inizio con le recensione abbiamo avuto difficoltà, perché non ponevamo l’attenzione su tutti gli elementi fondamentali di uno spettacolo, come ad esempio la scenografia, le luci, le musiche.
Alla fine di questo percorso, invece, abbiamo notato che anche andando a vedere uno spettacolo teatrale al di fuori di questo progetto, facevamo attenzione a cose che prima non notavamo.

Camilla Arbore, Matteo Cacciotti