Amore vero – Capitolo III

OCChio tagliato

-1 Josh

Non so bene cosa sia successo, ma si stava delineando la giornata perfetta. Ero arrivato da “Goodmorning” con un quarto d’ora d’anticipo. Avevo paura di fare tardi, quindi mi sedetti al tavolo, aspettando che lei varcasse la soglia, in uno dei suoi abiti bellissimi che tanto le donavano. Ah, quanto è bella Daisy! È solo il terzo appuntamento, ma cavolo se mi piace!

Poi finalmente è arrivata. Me ne sono reso conto grazie alla campanella di rame posta sopra la porta di vetro lucida. È entrata in un abito a fiori, ma non saprei descriverlo meglio di così, in realtà. Era molto bella… con i suoi lunghi capelli sciolti, così biondi da sembrare quasi bianchi, il suo neo vicino l’occhio sinistro, e quegli occhi, più belli dei suoi non li avevo mai visti, riuscivano a catturarmi! Il vestito le stava a pennello, con grandi fiori rossi e una fascia nera per delineare il suo piccolo punto vita. Era un incanto e ogni mio tentativo di descriverla sarebbe vano, perché non riuscirei mai a farvela immaginare, bella quanto era in quel momento. Era un albero in fiore, anzi no, un intero giardino. Anzi, era la primavera stessa.

Feci per alzarmi, ma ero ancora troppo vicino al tavolo e per poco quest’ultimo non cadde. Mentre lo poggiavo a terra, la guardai e vidi nascere quel sorriso così sublime, che ne fece scaturire un altro sulle mie labbra. Si avvicinò a me, e sentii una vampata di calore sciogliere tutto il mio corpo. La salutai dandole un bacio sulla guancia e, quando anche lei lo fece, sentii un’altra ondata di calore.

Le proposi di andare ad ordinare la colazione al bancone vicino al jukebox. Ci mettemmo a ridere, quando lei fece un commento sul tavolo che per poco non era caduto e poi sentii un rumore sordo. Poi bianco. Poi nero. E poi più nulla.

Mi ritrovai sdraiato per terra, ma non vedevo Daisy da nessuna parte. Allora mi alzai più in fretta che potei e, quando la rividi, il mio cuore, che fino ad un attimo prima era fermo per lo spavento, ricominciò a battere. Le tesi le braccia e lei mi venne incontro correndo. L’abbracciai più stretta che potevo. Era piccola e fragile tra le mie braccia. Poi con ancora il viso appoggiato al mio petto, disse: ” Ho paura Josh”.

Sussultai, ma cercai di riprendermi. Dovevo mantenere i nervi saldi. Dovevo proteggerla. Dovevo capire ciò che era successo, ma non avrei permesso che nulla le potesse farle del male. E così le dissi.

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