Animale notturno nei vicoli addormentati

Nel buio dei vicoli addormentati era difficile perdersi: le strade sono tutte uguali quando si è soli. Ci aveva provato con la musica, per colorare un po’ quella fuga, per motivarla. Ci aveva provato con la letteratura, la pittura, il giardinaggio. Niente da fare. E la notte gli bussava al cervello, affamata, divorando ogni prospettiva.
Colpiva con un calcio i ciottoli del viale, immaginando di prendere qualche animale
notturno come lui in pieno volto. Verso le quattro, stremato, si fermò in una stazione di servizio a fissare il vento. Ascoltava l’alba, i canti della vita che rinasce ogni giorno e guardava la morte delle foglie volar via, verso vite nuove nei campi. Si domandò se la sua fosse una morte lenta da foglia o un canto primaverile di rondine, ma non trovò risposta: lui non si sentiva, lui non si vedeva. Animale notturno nei vicoli addormentati.
Lasciò la stazione e si diresse verso i boschi: la città si stava svegliando. I tronchi erano ruvidi e viscosi, come le alghe del ruscello che si appiccicavano alle scarpe quando cercava di bagnarsi il viso con le mani. Neanche le alghe sembrava conoscessero il loro posto: si sentì meno solo per un attimo, poi gli venne tristezza.
Quando un cuore viene spezzato fa male, ci vuole tempo perché si ricomponga, alle volte quasi tutto quello che abbiamo disponibile. Gli sarebbe piaciuto provare la sofferenza di quelle persone col cuore a metà o per lo meno conoscere la sensazione dell’amore, ma non ne sapeva che il nome. Il nome di qualcosa di mortale.
Ormai era salito il sole: erano ore che camminava alla ricerca di qualcosa, o forse stava fuggendo da altro, non lo ricordava più nemmeno lui. Si sdraiò in un prato umido pieno di fango e cominciò a muovere braccia e gambe. Era diventato marrone dalla testa ai piedi e si sentì tronco, ma gli occhi bruciavano per la terra e si buttò nel ruscello, e divenne pesce. Per un attimo si illuse di poter essere, povero lupo solitario nei vicoli addormentati. Fece pena agli uccelli, ai tronchi e ai pesci, come da sempre ne faceva alla famiglia e a sé.
Alla fine tornò a casa, depresso, privo di speranze. Avrebbe mai trovato il suo posto?
Avrebbe mai smesso di essere animale notturno nei vicoli addormentati?
Non diventò mai niente perché era già tutto, ma non lo seppe mai.

Serena Valente

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