Captain Fantastic, una famiglia particolare

I giorni 17 e 18 ottobre 2016, alla Festa del Cinema di Roma è stato proiettato in anteprima il film “Captain Fantastic”, in lingua originale sottotitolato.
La proiezioni è avvenuta nell’ambito della XIV edizione di “Alice nella città”, una sezione autonoma e parallela al programma della Festa, che ha previsto la proiezione di lungometraggi per gli studenti di alcune scuole della provincia di Roma. In questa occasione il relatore è stato Matt Ross, regista e sceneggiatore del film, che, dopo la visione, ha risposto alle domande del pubblico.

“Captain Fantastic” racconta della vita di sei ragazzi, cresciuti ed educati solo dal padre, Ben (Viggo Mortensen), che li fa crescere in luoghi distanti dai centri abitati. Una tragedia, però, induce la famiglia a uscire dal suo isolamento sociale e ad affrontare divisioni interne che emerse soprattutto nel confronto con la società.
Il film è una critica al conformismo sociale che esiste nei paesi del ‘primo mondo’. Il lungometraggio tenta di mostrare lo stile liberale alla base dell’educazione dei Cash, dandoci anche un’impressione di nichilismo politico ed esistenziale. La lotta di Ben per far crescere i suoi figli in un contesto alternativo e al di fuori dei soliti metodi pedagogici, risulta del tutto aggressiva nei confronti delle altre famiglie, che aspirano al cosiddetto “sogno americano” e che sperano in un futuro più ricco, soprattutto economicamente. Queste ultime rappresentano il fenomeno yuppie (forma breve di Young Urban Professional, per definire colui che sostiene il conformismo e/o la comunità capitalista) e cercano costantemente di convincere Ben e la sua famiglia ad adeguarsi a uno stile più convenzionale.

Durante la prima parte del film emergono alcune delle ‘stranezze’ della famiglia Cash, per esempio mentre le altre famiglie festeggiano il Natale, questa festeggia l’anniversario della nascita di Noam Chomsky, un filosofo e anarchico statunitense nato il 7 dicembre. Queste piccole tradizioni rafforzano il loro distacco dalla realtà. Non festeggiando una delle ricorrenze più importanti della collettività che li circonda, dimostrano la loro opposizione all’adeguamento sociale. In tante altre occasioni possiamo osservare come i protagonisti non sono affetti dalle ‘oppressioni’ del resto del popolo americano.

Il concetto che domina il film è senza dubbio l’anticonformismo. Un anticonformismo capillare, viscerale, che inaspettatamente è presente anche nei minimi dettagli quotidiani.
A seguito di insistenti e pressanti richieste da parte di altri parenti, che volevano rendere la loro vita meno liberale, i sei giovani iniziano a frequentare la scuola (anche se avevano già ricevuto un’ottima educazione dal padre) e a vivere in una fattoria. Iniziano così una nuova vita, adattandosi a uno stile radicalmente diverso da quello vissuto finora, non abbracciando mai completamente, tuttavia, nessuno degli ideali tradizionali appresi dai libri che hanno letto durante l’infanzia. I sei ragazzi rimarranno per sempre indifferenti agli estremi liberalismi e conformismi della società moderna.

David Di Tullio

 

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