Chiamatela fobia, se volete.

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-“Maammaaa!!! Ma tu lo senti questo vento maledetto?”
-“Si Ilà, però ora girati dall’altra parte e dormi.”

Scena: notte, camera da letto. Io, nascosta sotto le lenzuola del letto. La luce accesa sul comodino. E quel maledetto vento. Che fischia, che bussa, che ulula. Le battute tra me e mia madre sono sempre le stesse. Come ogni notte ventosa.

Chissà perché si ha paura del vento, me lo sono sempre chiesta. Chissà poi se esiste davvero una ‘ventofobia’.
Spero di sì, perché devo dare una risposta, una sorta di spiegazione, a tutta questa paura.

Ho paura nel momento in cui, lui, il maledetto vento, muove o sposta cose appartenenti a me. Mi crea il vuoto intorno, questo sento, e mi viene il panico.
In realtà non so se sia proprio il vento a farmi paura, forse è  più una questione di inconscio, il vento come oggetto simbolico che esprime chissà quale altra reale paura. Mi sono chiesta, allora, perché ho scelto proprio il vento, per rappresentarla.

Il vento è qualcosa che non posso controllare, come tutti gli eventi naturali, e soprattutto sento che potrebbe portare via, sradicare, cose o persone a me care. O forse sono io che non mi sento ben salda a terra… Mi chiedo.

Odio questa sensazione di impotenza, “non avere il controllo” di qualcosa. L’unico modo che ho per superare questa sorta di crisi è sentire la musica al massimo del suo volume, o aspettare impaziente che tutto ciò finisca.

La scena continua, infatti, con me che mi giro e mi rigiro nel letto, aspettando che il maledetto vento si plachi. E spesso continua, il maledetto, per tutta la notte.

“Tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.“
Mark Twain

Ho letto qualche tempo fa questa frase di Mark Twain. Mi ha fatto pensare. Potrebbe spiegare questa mia ‘ventofobia’: forse ho paura di “lasciare il fantomatico porto”, ho paura di esplorare nuove realtà. Qualsiasi esse siano.

Forse. Lo scoprirò.

 

Ilaria Sabino

 

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