Che cosa resterà di Videocittà?

Sono passate poche ore dalla chiusura di Videocittà, ma già si respira aria di bilanci e si iniziano a tirare le somme di questa poco sbandierata rassegna, ideata e organizzata dal presidente dell’Anica Francesco Rutelli con l’intento di invadere e riempire Roma di immagini in grado di creare una sorta di ponte generazionale tra l’innovazione e la tradizione, passato e futuro.

Il risultato? Un evento silenzioso e di nicchia, passato completamente inosservato che rischierà di finire nel dimenticatoio dei progetti troppo ambiziosi. Bastava quel tocco nazional popolare in più per attirare i cittadini romani, o, banalmente, bastava fare una campagna pubblicitaria più forte e vivace o, ancora più banalmente, bastava evitare di sovrapporsi con l’ormai nota Festa del Cinema. Il tutto magari basato su calendario di eventi meno dispersivo e non fitto di eventi organizzati con superficialità, che hanno portato ad avere sedie vuote e padiglioni spenti.

Ma alla fine, parafrasando il poeta, cosa resterà di questo Videocittà? Le immagini alterate
della realtà virtuale o quelle prorompenti dei numerosi videomapping? Magari invece
ricorderemo le lezioni tenute nella location di Ex Dogana da veri e propri maestri della settima arte, che hanno regalato delle perle preziose per i tanti ragazzi che vogliono affacciarsi al mondo del cinema e dell’audiovisivo.

Quello che è certo è che Videocittà poteva e doveva essere molto di più di un evento per gli
appassionati e gli addetti ai lavori. Poteva diventare una buona medicina per aiutare a
curare Roma e il suo territorio, che dovevano essere protagonisti ed invece hanno ricoperto solo un ruolo di secondo piano nella rassegna. Ma cosa più importante, la rassegna non doveva scontrarsi con il red carpet dell’auditorium: poteva iniziare in un altro periodo dell’anno, oppure qualche settimana prima o dopo, così da poter avere un intero mese dedicato al cinema.

Insomma, tutto fumo e niente arrosto. Ma, nonostante ciò, spero che possa vedere la luce, il prossimo anno, una seconda edizione di Videocittà, magari con forme e strutture diverse, aggiustando tutte le pecche e le imperfezioni. Auspico che si continui con questo trend di valorizzazione della settima arte e della città di Roma, che ha tanto bisogno di essere amata. Una città che ha tutto il diritto e le carte in regola per diventare capitale del cinema.

Mario Vai

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