Coffee Talk – Democrazia alla romana

La democrazia è la peggior forma di governo, a eccezione di tutte le altre. Ce lo ha insegnato la Storia, ce l’ha detto Winston Churchill, e lo sa benissimo anche il Movimento 5 Stelle, che grazie ai disastri combinati dalla democrazia ha raccolto milioni di voti, così tanti da arrivare a governare Roma.

Virginia Raggi è sembrata più volte in enorme difficoltà, come lo sarebbe stato chiunque altro al suo posto. Ma a differenza degli altri, lei e il Movimento 5 Stelle hanno fin dalla campagna elettorale promesso di risolvere i problemi di Roma, anche e soprattutto con l’aiuto dei cittadini. Ecco che rientra in gioco la democrazia, ma un’altra democrazia. Non quella vecchia e brutta degli altri partiti. La democrazia diretta.

L’assessora alla Roma Semplice Flavia Marzano, il presidente della commissione Roma Capitale Angelo Sturn e il deputato M5S Riccardo Fraccaro hanno presentato una proposta di delibera per modificare lo Statuto di Roma Capitale e introdurre nel governo della città la democrazia diretta. I cittadini potranno fare petizioni online sul sito di Roma Capitale, potranno votare elettronicamente dei referendum comunali senza quorum e potranno partecipare alla stesura del bilancio.

Una piattaforma simile esiste già. È quella usata tra gli iscritti del Movimento e si chiama Rousseau. Ma la proprietà intellettuale è della Casaleggio Associati, quindi Rousseau è inutilizzabile in ambito istituzionale.
L’assessora Marzano ha assicurato che i lavori sono partiti e a sviluppare un sistema ci penserà l’azienda che ha vinto la gara per il rinnovamento del portale di Roma Capitale indetta dall’ex sindaco Marino. Ma i dubbi sulla fattibilità del progetto sono molti e le informazioni fornite ancora poco chiare.

Chi controllerà la piattaforma? Come sarà garantita la validità delle votazioni? Ma soprattutto c’è un problema pratico. Il modello di democrazia che sembra funzionare tanto bene all’interno del Movimento (salvo la parentesi ancora poco chiara di Genova), funzionerebbe se applicato a una città di milioni di abitanti? Basta immaginare il numero di petizioni che verrebbero aperte riguardo la manutenzione stradale o sull’inefficienza dei trasporti pubblici. Viene spontaneo chiedersi cosa accadrebbe se arrivasse una petizione che chiede le dimissioni del sindaco. In quel caso sarebbe più importante il voto delle elezioni comunali o quello di un eventuale referendum online?

La situazione è molto confusa, così tanto che viene da chiedersi se tutta l’operazione “democrazia diretta” sia da prendersi sul serio o meno. E in tutti e due i casi la risposta non è incoraggiante.

Diventare sindaco significa avere delle responsabilità e dei doveri nei confronti dei cittadini, quegli stessi cittadini che hanno scelto una persona, e lei sola, per guidare la loro città. Questa persona nomina una giunta comunale, con assessori esperti che dovrebbero sapere dove e come mettere le mani per risolvere i problemi della città
Viene il dubbio che dietro la scusa della democrazia diretta ci sia l’indecisione o peggio l’inesperienza, uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, che però sembra aver creato, alla prova pratica, qualche problema.

Per i cittadini romani non resta che aspettare altre informazioni riguardo il funzionamento del sistema e sui tempi d’attuazione. Ma bisogna anche sperare che la sindaca, dato che si andrebbe a modificare lo Statuto di Roma Capitale, cerchi di ascoltare anche il parere delle opposizioni, finora quasi totalmente ignorate; far funzionare bene prima la democrazia elettiva, poi magari sperimentare nuove forme.

Alessandro è un ragazzo che vive e studia Lettere a Roma, che non si fa scrupolo a descrivesi in terza persona. Appassionato di musica in quasi tutte le sue forme, ma con una leggera predilezione per i freddi suoni dell'elettronica.

Lascia un commento