Coffee Talk – Tornelli alla biblioteca

Ora che il chiacchiericcio nazionale si è placato e ora che la notizia è sparita dalle prime pagine dei giornali per tornare lì dove era partita, nelle sezioni locali o nelle pagine Facebook di qualche sindacato studentesco, il velo di surrealismo che ha avvolto fin dall’inizio la vicenda dei “tornelli del 36” si è svelato in tutto il suo tragico interesse.
Per settimane ci si è chiesto chi avesse ragione.
“Un tornello per limitare l’accesso a una biblioteca universitaria? Una cosa inconcepibile”.
“Ma la biblioteca va protetta, lì ci entra chiunque e dentro succede qualunque cosa”.
Per settimane è stato il festival del patetismo.
Un gruppo di ragazzi che non rappresentano gli studenti bolognesi distrugge la biblioteca e la polizia fa irruzione tra libri, quaderni e ragazzi pacifici. “Roba quasi da Diaz! Studenti presi a manganellate”.
Chiacchiere che contribuiscono a quell’aura di surrealismo e che sembrano quasi nascondere, di proposito e con un pizzico di malafede, una catastrofe silenziosa.
Che qualcosa si sia rotto nel rapporto cultura/giovani non lo scopriamo ora, ma tutta la faccenda dei tornelli è un fallimento culturale completo di cui tutti siamo colpevoli e di cui tutti siamo vittime. Siamo arrivati al punto in cui la lotta per difendere la massima espressione della nostra umanità e della nostra memoria, la parola scritta, ci si ritorce contro in un tripudio di libri sparsi ovunque, sedie lanciate e una biblioteca chiusa per mesi.
Tutto causato dal modo peggiore di controllare l’accesso alla cultura e dal modo peggiore di difendere questo presunto libero accesso.
A Bologna tutti potevano entrare in quella biblioteca, anche solo per andare in bagno.
No. Non puoi fare qualunque cosa in una biblioteca, ma allo stesso tempo nessuno deve impedirne materialmente l’accesso. L’accesso te lo devi impedire da solo. Lo devi capire da solo che quello non è un luogo dove andare solo per usare i bagni, o per fare sesso; che quello non è un luogo dove manifestare, ma anche che quello non è un luogo dove la polizia può fare irruzione, per quanto giustificata possa essere.
A Bologna qualcosa che durava da moltissimo ha smesso di funzionare. La cultura ha fallito, e quindi, nonostante tutte le giustificazioni, tutti gli insulti, tutti i capri espiatori e tutto il chiacchiericcio, noi abbiamo fallito.

Alessandro è un ragazzo che vive e studia Lettere a Roma, che non si fa scrupolo a descrivesi in terza persona. Appassionato di musica in quasi tutte le sue forme, ma con una leggera predilezione per i freddi suoni dell'elettronica.

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