Dalla Magliana a Hollywood

“Romanzo Criminale” si è conclusa da ormai 8 anni, ma ha lasciato alle sue spalle un’eredità molto importante. La serie, basata sull’omonimo romanzo del magistrato Giancarlo De Cataldo, che racconta in modo romanzato la storia della Banda della Magliana, ha cambiato il modo di fare televisione in Italia, dando il via a una rivoluzione che deve ancora concludersi. Fra i volti protagonisti della serie ci sono quelli del “Libanese” e del “Freddo”, rispettivamente interpretati da Francesco Montanari e Vinicio Marchioni, che abbiamo avuto il piacere di incontrare il 16 marzo 2018 presso la sede centrale dell’Istituto Roberto Rossellini insieme al critico cinematografico e giornalista Francesco Alò. Vi lasciamo qui sotto il video dell’incontro:

Fra i tanti argomenti discussi durante l’incontro c’è stato anche quello dell’influenza di “Romanzo Criminale” sulle serie prodotte in Italia negli ultimi dieci anni. Sono infatti diversi i progetti che ne hanno seguito la cifra stilistica e la formula, modificandola a seconda delle vicende raccontate. La prima serie a raccogliere il testimone di “Romanzo Criminale” è “Gomorra”, apparsa per la prima volta sul piccolo schermo nel 2014. Liberamente ispirata all’omonimo best seller di Roberto Saviano e al film di Matteo Garrone, la serie racconta la malavita napoletana e le azioni criminali di camorristi e spacciatori di droga nella periferia di Napoli.

Nel 2015, sempre prodotta anche da Sky, arriva “1992”, che narra, fra finzione e cronaca, le vicende di tangentopoli attraverso i punti di vista di sei diversi personaggi di fantasia, le cui storie si intrecciano con altri noti personaggi della storia politica d’Italia dell’epoca.

Gli ultimi progetti a seguire il percorso tracciato da “Romanzo Criminale” sono il film “Suburra”, del 2015, e la serie omonima, prodotta da Netflix e uscita nel 2017, che fa da prequel alla trama del film. Entrambi sono tratti dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, che racconta la criminalità organizzata del litorale romano.

Ma c’è una figura che accomuna “Romanzo Criminale” sia a “Gomorra” che al film di “Suburra”: la regia di Stefano Sollima. È soprattutto grazie a lui e al suo stile che “Romanzo Criminale” ha messo le basi per le successive serie italiane incentrate sul crimine, come quelle sopracitate. Con gli anni Sollima si è guadagnato una certa fama anche come regista per il grande schermo e nel 2015 è sbarcato a Hollywood per dirigere “Soldado”, sequel del film “Sicario” diretto da Denis Villeneuve. Dopo aver rivoluzionato il modo di fare serie tv in Italia, Sollima sembra sulla strada giusta per farsi un nome anche a Hollywood, diventando cosí uno dei registi più importanti anche del cinema italiano.
Chissà ora quale sarà il futuro per questa rinascita del cinema e delle serie tv italiane e anche per gli altri due protagonisti di “Romanzo Criminale”: Vinicio Marchioni, appena sbarcato al cinema con il film “Quanto Basta”, e Francesco Montanari, reduce dalla serie tv “Il Cacciatore”, trasmessa e distribuita dalla Rai, che gli è valsa il premio come miglior attore alla prima edizione di Canneseries, la nuova sezione del Festival di Cannes dedicata alle serie tv. L’unica cosa certa è che anche grazie a loro l’Italia si è ritagliata un posto importante nel panorama cinematografico e seriale mondiale.

Valerio Mantella

 

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