Davide Bennato: tecnologia, società e valori

ll 12 maggio abbiamo avuto l’opportunità di fare una bella chiacchierata su Skype con Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali.

Davide è autore del blog “Tecnoetica”, in cui scrive di molteplici argomenti inerenti a tecnologia, società e valori; inoltre, ha scritto diversi libri, tra i quali “Sociologia dei media digitali” e “Il computer come macroscopio”. Con lui dunque abbiamo parlato soprattutto di come i giovani vivono la tecnologia, di social network, delle varie tipologie di community sul web, di blog.
Conoscendo le competenze di Davide, non potevamo non chiedergli qualche consiglio su come migliorare il nostro blog, così gli abbiamo fatto qualche domanda.

Sono diversi anni che pubblichiamo su Ammazzacaffè, e abbiamo notato che è difficile ampliare la nostra piccola community di lettori. Avresti qualche consiglio da darci?

“Il consiglio che posso darvi è di dare al vostro blog un’identità rispetto o al contenuto o al linguaggio. Però se volete scegliere la via paradossalmente più semplice, puntate sul contenuto, perché così riuscirete a intercettare diverse persone, indipendentemente dall’età che hanno.”

Il problema però è che i nostri autori blogger cambiano spesso, tranne un gruppetto stabile, e molti non hanno interessi specifici che li portano ad avere abbastanza informazioni per scrivere un articolo. Dunque la nostra particolarità è quella di essere un blog che tratta diversi argomenti, tutti ovviamente secondo il punto di vista dei “giovani”. Come possiamo riuscire, secondo te, a far emergere questa caratteristica?

“Purtroppo il fatto è che oggi i consumi culturali sui quali si basa una produzione di senso di un blog non sono più garanzia di un punto di vista originale di una generazione.
Vi faccio un esempio: oggi non hai più bisogno di un’enorme competenza per sapere che il più grande personaggio reggae del ventesimo secolo era Bob Marley. Dunque, quello che interessa sapere a me, non è chi fosse Bob Marley, ma cosa prova un ragazzo di diciotto anni quando lo ascolta, perché evidentemente sarà diverso da ciò che provo io.”

Tra i vari argomenti che potevamo discutere con lui, c’era una cosa però che ci incuriosiva particolarmente, ovvero cosa fossero i Big Data. Dal momento che eravamo a conoscenza delle competenze di Davide, abbiamo voluto fargli qualche domanda per chiarire i nostri dubbi.

Quali erano le metodologie di indagine di prima e quali sono invece quelle di adesso?

“ Una volta, per vedere come le persone si comportavano politicamente, si utilizzavano i sondaggi, ma noi sociologi sappiamo che sono poco attendibili perché vengono fatti principalmente in due modi: o andando a cercare le persone attraverso l’elenco telefonico, e sappiamo che non tutti oggi hanno un telefono fisso, oppure utilizzando un metodo chiamato C.A.W.I. (Computer-Assisted Web Interviews ), che consiste nell’intervistare attraverso il web un determinato numero di persone in momenti diversi, ma anche questi non sono statisticamente attendibili. Attualmente le metodologie più accreditate sono quelle che utilizzano i dataset di Facebook, e coloro che li hanno utilizzati più sistematicamente sono stati i data scientist che hanno collaborato con Obama per fare esperimenti in tempo reale durante la preparazione dei discorsi della campagna elettorale. Attraverso i Big Data riuscirono a capire quale sarebbe stato il discorso con migliore performance”.

Ma esattamente cosa sono i Big Data?

“I Big Data sono un segmento di mercato il cui scopo è vendere hardware e software che servono a gestire flussi enormi di informazioni. Questi database vengono principalmente utilizzati dai social network e dai siti di e-commerce per indirizzare la vendita e la promozione di prodotti ed eventi verso soggetti specifici. Dunque, parte delle nostre ricerche online vengono immagazzinate all’interno dei Big Data.”

C’è un lato negativo di questa nuova tecnologia?

“Purtroppo, come in tutte le cose apparentemente perfette, esiste anche un lato negativo di questa nuova tecnologia: attraverso l’incrocio di più database si riesce, pur avendo dati anonimi, a identificare un individuo specifico. Per esempio, se prendiamo in considerazione solo il database della Motorizzazione civile, sappiamo quante persone posseggono un veicolo; se prendiamo il database riguardante le donazioni del sangue, sappiamo quante persone vanno a donare il sangue; ma se noi incrociamo i due database, non solo riusciamo a capire chi va a donare il sangue, ma anche quante volte lo va a donare”.

Davide ci ha rivelato moltissime informazioni utili e interessanti. È riuscito a rendere chiari e interessanti, a volte anche divertenti, argomenti tecnici, e così le due ore di chiacchiere sono volate. Purtroppo per cause di forza maggiore Davide non è potuto venire in redazione e, come abbiamo detto prima, ci ha parlato tramite skype; proprio per questo, ci teniamo particolarmente a invitare Davide nella nostra redazione l’anno prossimo. Ovviamente, se accetta, condivideremo con voi questo incontro.

Chiara Ceppari, Matteo Perrone

Ciao io mi chiamo matteo Matteo deriva dal nome ebraico Matithya, composto da matag, 'dono, regalo', e da Yah, abbreviazione di yahweh, che significa 'dono di Dio'. In greco fu Maththaios e in latino Mattheus e Matthias.

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