Diario di uno scrutatore

Mercoledì 8 maggio
Tornato a casa dopo una classica giornata universitaria trovo ad aspettarmi una lettera sulla scrivania: mittente comune di Roma. Mi accingo ad aprirla e nel mentre dall’altra stanza sento esclamare mia madre: “È pronto. A tavola”. Leggo velocemente:
“OGGETTO: NOMINA A SCRUTATORE DI SEGGIO ELETTORALE
LA SINDACA
Visto il…
… rende noto al Sig. … la nomina a SCRUTATORE
Convocato sabato 25 maggio 2019 alle ore 16:00 nella sezione indicata.”

Perfetto, ci vediamo sabato.

Sabato 25 maggio, ore 15:55 arrivo alla sezione elettorale. Siamo nel quartiere Tor Marancia, nel cuore di Roma a due passi da Garbatella.

Ore 16:00 entriamo a scuola, la stessa degli anni dell’infanzia. Il presidente di seggio ci chiama, rapido giro di presentazioni, viene nominato il vice-presidente e ci vengono date le prime direttive. Io mi occupo dell’affissione dei manifesti che riportano le liste, le norme ecc… Contiamo e controlliamo le schede, assicurandoci che tutto sia in ordine, mettiamo le firme del caso e abbiamo finito

Ore 17.30 usciamo dalla classe, nello scendere dalle scale, un po’ distratto dai ricordi di come erano quei corridoi, mi stacco dal gruppo che nel frattempo se n’è andato. Esco dai cancelli anch’io, mi avvio verso casa, quando a un tratto davanti a me vedo un uomo fissare il muro, con aria triste e sconsolata. L’uomo, di mezza età, brizzolato con barba folta ma curata, jeans strappati, t-shirt nera, dalle cui maniche si intravedono dei tatuaggi, si accorge di me per un attimo per poi tornare al suo muro. Al che, con fare incuriosito e spensierato, esclamo un caloroso: “Salve!”.
L’uomo mi guarda e dopo un momento di silenzio risponde: “Ah, beato te regazzì… “.
Io lo guardo perplesso e quasi stizzito, non capendo cosa intenda e prima che io possa ribattere lui deciso continua “…Ma tu che ne sai, mo’ pure Lele, prima Diba, poi Francesco… come fosse solo ‘no sport, solo ‘na squadra, no, regazzì, è morto de più. Ieri leggevo la lettera di che j’ha fatto Luca (ndr Luca Di Bartolomei) e quando dice ‘per me sarai sempre uno di noi. Noi all’apparenza silenti, romanisti razionali, che poi partono di capoccia’ c’ha ragione, come fai a daglie torto. È sempre stato uno de noi, come ‘n fratello, ce sei cresciuto insieme, te ce sei incazzato, c’hai gioito insieme, diciott’anni so tanti e loro c’erano sempre. Quando tutto t’annava male, quando la pischella te lasciava, quanno er lavoro nun c’era, quando tutto intorno a te cambiava senza ‘na ragione, quando pure la cosa più semplice ti sembrava irraggiungibile, solo a ‘na cosa te potevi aggrappà: loro c’ereno sempre. Immutabili. Insostituibili. C’ha ragione papà quanno dice ‘speravo de mori prima’”.
Poi il silenzio, rumoroso, intenso, irreale ma necessario, interrotto solo da uno squillo di telefono al quale l’uomo risponde: “pronto, si sò Fulvio, dimme tutto…”. con un cenno della mano si congeda da me, lo guardo andar via e scomparire dietro l’angolo. Mi giro e accompagnato da uno cielo uggioso di questo sabato di fine maggio riprendo la strada verso casa, prima però voglio regalarmi un attimo davanti a quel muro. Lì c’è raffigurato un murales dedicato ad Agostino Di Bartolomei, detto Ago o Diba, capitano romano e romanista; oggi è il 25 maggio 2019 e domani Daniele De Rossi, capitano della Roma e romanista lascerà la squadra.

Domenica 26 maggio ore 6:40 esco di casa con sulle spalle lo zainetto, con pranzo e qualche libro, ripercorro la stessa strada che ho fatto per tanti anni. In un attimo sono lì. Affianco a me il bar, ho il tempo di un caffè al volo e poi subito via. Nell’entrare ripasso davanti a quel muro, si quello di ieri sera, ma ora non ho tempo. Salgo le scale velocemente, terzo piano, prima porta a sinistra. Si inizia.

L’affluenza è ancora bassa e formata principalmente da persone anziane. Giustamente: è domenica. Mi dicono sia normale, ma per me è la prima volta da scrutatore.

Appena prima delle otto un ragazzo, poco più grande di me, in evidente stato di hangover, si presenta per votare. Documento, tessera elettorale, foglio, matita, in un attimo lo vedo sparire dietro le cabina 3. Il tempo di registrare il prossimo, che il ragazzo riemerge con aria spavalda. Infila le schede nell’urna, riprende i documenti e in quel momento incrocia un signore anziano, sulla novantina, e gli fa “nonno mi raccomando ricordati i porti chiusi, le ideologie, ma quelle giuste, ahahah, VIVA IL DUCE!”.

Ecco, quell’ultima frase risuona forte e chiara nella stanza; il mio volto cambia, assumendo l’espressione di uno che sta per fare una cazzata, e il presidente, che come me ha sentito tutto ed evidentemente ha notato la mia faccia, mi fulmina con uno sguardo, a dire “oh, calmo è”, come se volesse placare uno tsunami con paletta e secchiello… . In quel momento però si presenta davanti me quella figura, quel nonno, un signore anziano mano nella mano alla sua consorte. entrambi al collo portano una bandana con un logo “ANPI” come fosse un rito scaramantico, un qualcosa di speciale.
Lui, con una calma quasi impressionante, ci guarda: “Lasciatelo perdere, non ne vale la pena, ne ho visti tanti come lui, non sanno ciò che dicono. Ho combattuto affinché noi tutti, compreso lui, potessimo esprimere le nostre opinioni, potessimo vivere come meglio crediamo, ma non pensavo potessimo andar vicino al ricascarci. La cosa importante è un’altra, per ognuno di loro ce ne sono 4 di noi, silenziosi ma forti come non mai”. Mi si avvicina a un orecchio e sussurra: “Viva la democrazia, viva la repubblica, viva la resistenza, ora e sempre”. Ci supera, mostra i documenti, matita, scheda e va a votare.
Esce dalla cabina sorridente, infila la scheda nell’urna, riprende i documenti e prima di uscire mi guarda e mi saluta come un nonno farebbe con un nipote.

La mattinata è tranquilla, la pioggia non ha intenzione di cessare, registriamo due picchi di affluenza, casualmente coincidenti con la fine della messa delle 9 e delle 11. Il mio turno per la pausa pranzo è previsto per le 12, mi trattengo una ventina di minuti in più per aiutare a far defluire la grande affluenza di mezzogiorno.
Tutto all’improvviso si gela. Un signore anziano, ma non troppo, dopo aver preso dal presidente la scheda per votare, lo guarda dicendo: “sà, questa per me è l’ultima volta” con la voce spezzata da un tremito, lo stesso di chi non si vuole arrendere ma è costretto a farlo. Al che il presidente lo guarda e gli augura di poter venire a votare altre 10, 100 volte, di essere forte e tutte le solite frasi di circostanza già ascoltate troppe volte per una singola vita, di cui nessuno ha bisogno ma a cui è impossibile sottrarsi.

Pausa pranzo, torno a casa mangio un panino al volo mi riposo una mezz’ora. All’una e mezza do il cambio agli altri. II pomeriggio prosegue con tranquillità, registriamo un altro picco di affluenza dopo la messa serale e prima della partita della Roma. In questo frangente si presenta una coppia in cui il marito fa una battuta che a tratti mi stupisce. Stavamo per farli votare in momenti separati, visto che le cabine in quel momento erano tutte piene, si trattava di aspettare al massimo qualche minuto. Lui mi guarda e con una naturalezza disarmante, stupito da ciò che stavamo per fare: “Stiamo insieme da trentacinque anni, mica ci vorrete separare proprio ora…”. Sono quasi le diciannove, la stanchezza si fa sentire per tutti noi, riesco a rispondergli, così di getto: “Chi io?! Non mi permetterei mai, prego – porgendogli scheda e matita – cabina 1, accanto alle 2 della sua signora”.

Per cena ci ordiniamo una pizza, che mangeremo poi a turni nei corridoi, quegli stessi corridoi su cui passerò nervosamente più e più volte in quella mezz’ora, quella del prepartita, di quella partita che io non guarderò. Caro Daniele, tu ci scrivi “nessuno v’amera mai più di me” forse siamo noi che non ti ameremo mai abbastanza.

Dalle otto e trenta fino alla chiusura dei seggi registriamo poco più di 10 persone votanti, e forse sapete il perché…Alle 23:00 chiudiamo, prima il tempo dell’ottavo caffè della giornata, necessario, quasi indispensabile per affrontare ciò che ci sta aspettando da 16 ore, il conteggio delle schede.

Si compilano i primi verbali e iniziamo il conteggio. Dividiamo le schede in liste e successivamente si passa al conto del totale di schede e preferenze lista per lista. Un’agonia per me, ogni volta che sento pronunciare determinati voti a determinati partiti. Ci sono tutti, tranne uno: Forza Nuova non prende neanche un voto nel mio seggio, per fortuna. Al contrario di CasaPound che un voto lo prende. Sempre uno di troppo.

Una volta finito il conteggio completiamo tutti i verbali e procediamo col dividere e sigillare  documenti e schede. Il presidente si occupa di portare tutto il materiale alla Nuova Fiera di Roma.

Abbiamo finito, ci salutiamo, finamente posso rincasare. Sono appena le due di notte, quando entro a casa. Beh, mi è andata bene.

Lunedì è tempo di tirare le somme. Dopo due giorni vissuti pienamente, segnati da vicende alquanto inaspettate, posso dire di essermi divertito.

Caro lettore, ti lascio con questi dati, spero possa divertirti anche tu… ad altri lascio l’arduo compito di interpretarli..
Lega 34,3% (coalizione ENL 7,7%),
PD 22,7% (coalizione S&D 20,4%),
M5S 17,1% (coalizione EFDD 7,2%),
Fi 8,8% (coalizione PPE 23,8%),
Fdi 6,4% (coalizione ECR 8,4%).

27 maggio 2019, eppure il vento soffia ancora… anche se De Rossi non gioca più.

Matteo Cacciotti

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