Guida galattica per universitari #5 – La segreteria

ammaChe ci crediate o meno, c’è la possibilità che il sottoscritto (e parlo dell’io autore della rubrica) possa davvero frequentare l’università e che per me, gennaio e febbraio, potrebbe essere periodo d’esami. Non succede molto, le lezioni sono ferme, bisogna solo studiare.
Quindi stavolta torniamo indietro di qualche mese.

Ho da sempre voluto iscrivermi all’università e da sempre sapevo che la scelta sarebbe stata architettura. Quindi numero chiuso. Quindi studio estivo post esami. Quindi voglia di non iscriversi più e passare un anno sabbatico tra playstation, concerti e perché no, modellini lego di opere architettoniche famose.
La tentazione era tanta, ma ce l’ho fatta. Passato il test e passata l’estate, manca l’iscrizione vera e propria, con documenti da portare in segreteria annessi.

Quel pomeriggio faceva molto caldo. Una di quelle giornate settembrine umide e afose.
Dopo 20 minuti di ricerca disperata trovo finalmente l’entrata del front office per gli studenti. E’ inspiegabilmente posizionato nel seminterrato di edificio adiacente al modernissimo e freschissimo dipartimento di lettere dove sbagliando ho tentato di entrare. Tanta aria condizionata sprecata per qualche fan di Hemingway e delle letteratura indiana.
Lì sotto invece è l’inferno.
Gente ammassata su gente ammassata su matricole ammassate su moduli universitari. Prendo il mio numeretto, ne ho 50 davanti. Arrivo allo sportello 2 ore e 11 insulti al sistema burocratico italiano dopo.
“Buongiorno dovrei consegnare la domanda di ammissione”
“Ha pagato?”
“Sì ho pagato”
“Mi dia la busta con i documenti”
“Li ho spillati va bene uguale?”
“No. Compri la busta alla copisteria affianco, torni e rifaccia la fila”
“**********” (pensata non detta)

Esco di corsa, arrivo in copisteria, compro la busta metto tutto dentro e richiudo. Ritorno in segreteria e riprendo il numeretto. 400 siamo al 362. Meglio di prima, ma sempre 2 ore ci metto per arrivare allo sportello. Nel frattempo dalla piccola finestrella sopra l’entrata la luce del tramonto comincia a illuminare di rosso l’angusto stanzone. La notte si avvicina e un brivido mi scorre lungo la schiena.
È di nuovo il mio turno.
“Eccomi sempre io con la domanda d’iscrizione”
“Hai pagato?”
“Sì”
“Imbustata?”
“Sì”
“Ma qui manca tutto. Indirizzo. Facoltà. Numero di matricola. Per favore si faccia da parte e completi”
“Sì però non mi faccia rifare la fila la prego. Ho fame. Ho sonno. Voglio andare a casa.”
“Numero 67”

Ormai è notte. Completo tutto riprendo il numeretto e ritorno in fila. Di questo passo dubito di arrivare in tempo per la prima sessione d’esami.
“Numero 666”
Tocca a me.
“Buonasera. Sono sempre quello di 2 e 4 ore fa con la domanda d’iscrizione”
“Sì sì la riconosco nonostante le sia visibilmente cresciuta la barba”
“Colpa vostra”
“Vabbè basta fare il rivoluzionario, mi dia la busta”
Prende la busta. La guarda, la ispeziona attentamente poi si gira puntando i suoi penetranti occhi verdi verso di me.
“Senta le spiego come stanno le cose…”
“Eh no me lo spieghi davvero”
“Mi è stato chiesto di trovare sempre un difetto nella sua domanda. All’infinito. Per sempre. E non c’è nulla che può fare a riguardo. Anzi in realtà lo sto facendo per lei, dato che lei mi ha creato e immaginato, proprio come questa situazione, questa segreteria, queste persone. Anche quel tizio vestito da clown lì infondo”
“Lei ha immaginato tutto questo solo per quella rubrica satirica sull’università che tira avanti da troppo tempo su quel blog dal nome strano e inappropriato”
“Ammazzacaffè?”
“Esatto. Basta inventarsi tutto no? Prima o poi finisci le idee. Diglielo che in realtà sei in fila alle poste, che in realtà la domanda d’iscrizione l’hai infilata nel contenitore vicino all’entrata e che ci hai messo 30 secondi netti per fare tutto”
“Sì ma la storia dell’aria condizionata a Lettere è vera”
“Basta, stai diventando ridicolo. Torna a fare l’architetto fallito”
“…ok ma le cose si possono dire anche in modo più gentile. E poi adesso come chiudo questo casino di pezzo che ho tirato su? Cosa gli dico? Che sono stato impegnato e non ho avuto tempo per scrivere qualcosa di decente?”
“Ah non ne ho idea. Io lavoro allo sportello della segreteria. Prossimo numero”
“******” (pensata non detta)

Scusate. Colpa degli esami.

Alessandro Perrone

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