Guida galattica per universitari #8 – Progettazione problematica

guidaSi avvicinò con fare gentile.
“Ehi ce l’hai già un compagno per il progetto?”
Era quasi mezzogiorno e la sua voce mi prese alla sprovvista, immerso com’ero nell’amletico dubbio pranzo salutare al vegano di fronte all’uni o menù a base di diabete e patatine fritte al McDonald sempre di fronte all’uni, proprio affianco al vegano di prima.
“Scusa? Avevo le cuffiette non ti ho sentito…”
“Dicevo se hai già trovato qualcuno che fa coppia con te per il lavoro di progettazione?”
Ragazza alta, occhi marrone chiaro, capelli neri, unghie senza smalto e un braccialetto nero al polso; molto bella, sguardo magnetico e penetrante. Mai vista a lezione.
“Non ho chiesto a nessuno. Sono ancora liberissimo”
“Perfetto! Comunque io sono nome-femminile-inventato-abbastanza-comune-ma-un-po’-particolare-che-suoni-bene”
“Ah sì ciao io sono nome-maschile-inventato-abbastanza-comune-ma-un-po’-particolare-che-suoni-bene”
“Quindi per te va bene se facciamo il lavoro insieme?”
“Si perfetto, va benissimo.”
E andò benissimo per i primi 10 millisecondi.
“Ok ti do il mio numero e scappo in palestra così mi libero il pomeriggio perché ho davvero bisogno di fumare un po’ d’erba. Geometria Descrittiva mi sta uccidendo”
“…va bene, magari prima si va a mangiare qualcosa insieme, così iniziamo a impostare il lavoro e dividerci i compiti”
“No è che oggi sto proprio strettissima scusa. Ti detto il numero: dieci-numeri-a-caso-con-335-all’inizio-altrimenti-non-sembra-un-telefono”

Ecco, con il senno di poi qualche segnale di quale sarebbe stato l’andazzo c’era già, ma lì per lì la mia mente era totalmente annebbiata da svariate e indicibili fantasticherie; come se un raggio mi avesse colpito bloccando quella parte di cervello gestita da un nanetto pedante che nessuno ascolta e che ha il compito di non farci prendere le decisione sbagliate. E quella era una decisione sbagliata. Me ne accorsi strada facendo quando ormai era troppo tardi.
Da subito la ragazza risultò difficilmente reperibile: “Sono in macchina non posso parlare”, ”Sono a una conferenza sulla letteratura indiana”, “Sono a un dj set techno/afro/dub pieno di gente strafatta”, ma la mail che confermava la coppia per l’esame, a quanto pare, aveva avuto il tempo di mandarla. Non mi restò che iniziare il lavoro da solo, ci tenevo a quell’esame. Cominciai a comprare tutti i materiali di tasca mia, buttai giù diverse idee inviate e continuamente ignorate dalla mia “compagna di studi”. Un giorno riuscii a incrociarla in facoltà. Aveva lo sguardo perso, gli occhi lucidi; le dissi che il lavoro andava fatto insieme e che poteva aiutarmi progettando il giardino esterno della villetta: un area verde con un piccolo spazio ricreativo, una piccola oasi e una zona barbecue. Così diceva la consegna.
“Seguila alla lettera. Fai qualcosa di semplice. Aiutami.”
“Tranquillo. Non sono stupida”.
Una settimana dopo, il piccolo spazio ricreativo era diventato una “zona dj set techno/afro/dub”, la piccola oasi una piscina con trampolino e jacuzzi, mentre la zona barbecue era rimasta zona barbecue, con la sola eccezione che era diventata un’attività commerciale affiliata a una catena di fast food. Ho dovuto riprogettare tutto e poi completare anche il plastico per la prima revisione. Il prof. ci disse che stavamo andando bene, si vedeva il lavoro di squadra che c’era dietro, e lei era lì, immobile e sorridente e compiaciuta in modo surreale e irritante. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Abbandonai le speranze e cominciai a finire il lavoro per conto mio. Lavorai giorno e notte per rispettare la consegna e lei non si fece mai sentire, se escludiamo messaggi del tipo “Scusa se sono stata distratta ma è un periodo un po’ così :(” ,“Ieri mi sono distrutta uno stinco facendo gli squat”, “Domani giuro ci si vede all’uni per lavorare insieme” seguito la mattina dopo da “Ieri serataccia. Mal di testa forte mi disp non ci sono”.
Che alternative avevo? Ormai il lavoro era in coppia, le lezioni erano finite e inviare una mail al prof denunciando il tutto mi sembrava una mossa scorretta. Infondo la ragazza mi faceva ancora un po’ pena – sì lo so non era pena ma chiamiamola così – quindi ho continuato a lavorare e ora mi ritrovo qui il giorno della consegna a poche ore dall’esame che…

“Scusa ma cosa stai scrivendo su quel pc?”
“No niente, una robetta così per passare il tempo”
“Ma come passare il tempo! Fra due ore abbiamo l’esame, io sono qua con le dita piene di attack, strafatta dall’alcol per sistemare questo cavolo di plastico e tu scrivi al pc? Ne ho abbastanza di questo comportamento da scansafatiche nome-maschile-inventato-abbastanza-comune-ma-un-po-particolare-che-suoni-bene, sono due mesi che ti comporti così. Ma poi aspetta… Si avvicinò con fare…. ce l’hai già un compagno per il progetto?… Non ci credo, cos’è questa roba?”
“Ma no niente una cosetta che scrivo per un blog. Racconto dell’uni e…”
Ragazza alta, occhi marrone chiaro… scappo in palestra… la ragazza risultò difficilmente reperibile. Ma stai parlando di noi?”
“Beh sì mi sono ispirato a fatti realmente accaduti”
“Ma hai invertito le parti!”
“Beh sì infatti ho detto ispirato
“È questo che hai fatto nelle ultime settimane al posto di aiutarmi con il progetto? Scrivevi robette per un blog? Tra l’altro hai avuto la faccia tosta di ribaltare i fatti, hai un’immaginazione di merda in pratica”
“In realtà mi fanno un sacco di complimenti…”
“Hai scritto anche molto bella sguardo magnetico, ma dato che i protagonisti sono invertiti parlavi di te!! Sei anche un egocentrico del cazzo. Ma guarda con che tipo sono finita, maledetto il giorno che ho accettato di fare il lavoro con te. Ora chiudi questo cazzo di pc e dammi una mano”
“Sì ecco fammi finire almeno la fras…”
**Tipico rumore emesso da un Mac chiuso violentemente senza che il proprietario abbia fatto in tempo a ritrarre le mani, assimilabile a quello di un gatto schiacciato da un suv**

Alessandro Perrone

Lascia un commento