Incontro con un artista “imbrattatore”

06ff7f36-cbe3-4d71-96ad-dfce292c2356L’ho incontrato che armeggiava dentro una borsa nel sottopasso che attraverso ogni mattina per andare a scuola. Notai subito alcuni particolari del suo aspetto, devo ammettere piuttosto trash: dalla vasta gamma di orecchini raggruppati sull’orecchio sinistro alle scarpe rotte; giacca nera sporca dello stesso colore della vernice che aveva sulle dita e cappello nero sbiadito. L’ho visto altre volte. Sempre con la stessa borsa, lo stesso cappello e le mani sempre sporche di vernice.
Una mattina mi ritrovo a fissare il tatuaggio che ha sulla caviglia. Mi fermo e gli chiedo che cos’è.
“È il mio nome d’arte e il tappino della bomboletta con cui preferisco disegnare, il “New York”.
Capisco che è un writer.
“Perché scrivi sui muri?”
“È un modo per esprimere un pensiero con immediatezza; disegno in un luogo pubblico e il messaggio arriva a centinaia di passanti”
“Come hai iniziato?”. Scoppia a ridere.
“Veramente mi piaceva l’odore delle bombolette”. Aggiunge: “La prima volta che ho visto un writing è stato durante un corteo studentesco, quando ero al primo liceo artistico. Un ragazzo si è staccato dal gruppo e ha disegnato un tag su una serranda”
Allora gli chiedo di spiegarmi cos’è un tag.
“E’ una sigla, una firma con cui ci identifichiamo noi writer. Fondamentalmente sono scritte, lettere, nomi, ma i più abili riescono a eseguire veri e propri disegni”
Gli domando se esistono delle tecniche particolari e lui mi risponde così: “Utilizziamo differenti bombolette spray a diversa pressione per avere tratti più o meno marcati, anche attraverso l’uso dei tappi”.  Tira fuori dalla borsa alcune bombolette e me le mostra. Mi chiede se voglio provare, ma accidenti è tardi e devo scappare. Rubo il tempo per un’ultima domanda.
“E per te questa è arte?”
“Può essere considerata una forma d’arte perché il disegno ha sempre un significato, però questo concetto non è condiviso da tutti perciò molte di queste scritte vengono eseguite illegalmente su muri, stazioni, treni, metro, autobus. Finora queste attività sono state considerate atti vandalici, ma per chi li esegue sono semplicemente espressioni di pensiero libero che si traduce in scritte e colori, di sperimentazioni delle proprie inclinazioni. Ammetto che ci sono dei momenti in cui ci chiediamo quale sia il limite oltre il quale possiamo spingerci. Noi non ci consideriamo degli imbrattatori a caso, non vorremmo mai, per esempio, scrivere su monumenti o opere altrui; pensiamo invece che alcuni paesaggi urbani di periferia possano essere abbelliti e riadattati dal nostro operato”.
Devo scappare, ma sono sicuro che ci rincontreremo. O con lui o con la sua arte.

Luca Papini

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