Intervista ai Kutso

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Li abbiamo visti aprire il concerto al Rock in Roma di Caparezza e ci hanno letteralmente fulminati! I Kutso sono una rock band romana con all`attivo un Ep e un album: “Decadendo (su un materasso sporco)”.
Girano tuttora l`Italia con il “Perpetuo tour” che comprende più di 100 date.
Negli ultimi anni hanno partecipano, e spesso vinto a numerosi contest italiani. Sono anche stati scegli come band d`apertura del concerto di Caparezza del 22 luglio a Roma e dell`8 novembre a Miami. La loro potenza e la loro esuberanza, miscelate a una pungente ironia, ci hanno veramente colpiti e non potevamo perdere l`occasione di intervistarli.

1) Come sono nati i kuTso?
Sono nati dalla mente malsana di Matteo Gabbianelli che ha poi coinvolto tutti gli altri membri: Luca Amendola al basso, Donatello Giorgi alla chitarra e Simone Bravi alla batteria.
Questa line up è l’ultima e la più stabile di una lunga serie di tentativi. Ora siamo tutti determinati a conquistare il mondo.

2) Perché avete scelto questo nome?
Abbiamo scelto il nostro nome, che si pronuncia “ca**o”, perché ci piace metterci i bastoni fra le ruote facendo esattamente ciò che non bisogna fare per ottenere successo. Abbiamo preso il decalogo del musicista vincente pubblicato da Rockit qualche tempo fa e abbiamo fatto tutto il contrario di quello che è ivi consigliato.

3) Dischi o artisti che vi hanno influenzato musicalmente?
Iggy Pop, Giorgio Gaber, Nirvana, Rino Gaetano, Beatles, Lucio Battisti, New Trolls, Weezer, Micheal Jackson, Pierpaolo Pasolini, Nietzsche, Totò.

4) La vostra musica ha un grosso impatto dal vivo. Scrivete le vostre canzoni pensando all`effetto che avranno sul pubblico?
Le nostre canzoni sono fotografie di momenti emotivi interiori, sono collezioni di aforismi esistenziali e invettive contro il nulla accompagnate da una musica frenetica e sconclusionata. L’impatto sul pubblico è dovuto alla nostra attitudine durante la performance live, che è volta ad aggredire gli astanti per non dargli il tempo di ragionare su quello a cui stanno assitendo.

5) Da cosa prendete ispirazione per i testi?
Dall’interazione delle nostre personalità con la realtà che ci circonda. Questo incontro/scontro dà vita ad una tendenza cinicosuicida e misantropa che però sfocia in una propositività disperatamente volta all’azione fine a se stessa e priva di ogni gabbia razionale.

6) I vostri testi usano un linguaggio molto diretto. Non correte il rischio di venir etichettati politicamente?
Assolutamente no, perché non c’è nulla di politico nelle nostre canzoni, le quali, quando sono rivolte alla società, diventano lamenti e proteste gridate senza volontà di denuncia, ma solo di espressione del proprio disagio nei confronti dell’ipocrisia che i rapporti interpersonali e le gerarchie sociali ci costringono ad avere pur di ottenere le briciole di quello che sognavamo da bambini.

7) Secondo noi negli ultimi anni non c’è stata molta innovazione nel panorama musicale. Cosa ne pensate, la musica sta veramente “decadendo”?
La musica non decadrà mai, essa muta col mutare del linguaggio umano, dei valori, del progresso tecnologico, ma i presupposti da cui nasce sono sempre i medesimi. L’essere umano è lo stesso di 5.000 anni fa, ha la stessa fantasia e le stesse capacità cognitive. Siamo noi che crescendo rimaniamo ancorati alle nostre epoche d’oro e ricordiamo il passato con benevolenza, liberi dalla fatica e dalle frustrazioni che caratterizzano il presente in quanto lo viviamo ora e qui. Prima non si stava meglio, c’erano sempre le stesse rotture di coglioni e difficoltà di ora. L’illusione che i periodi passati siano più floridi del presente è purtroppo fisiologica e intrinseca alla natura umana, ma è appunto un’illusione.

8)Quali sono i vostri progetti futuri?
Cercare di suonare in contesti più grandi, con cachet migliori ed avere un’esposizione mediatica diffusa con sempre più gente sotto il palco che canta le nostre canzoni saltando da tutte le parti.

Alessandro Perrone, Daniele Mazzoni

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