La maledizione del tiranno

È un nuovo anno e anche in redazione tira un vento di novità. Difatti, siamo qui a inaugurare la nascita di una rubrica dai temi molto più cupi rispetto alle altre. L’argomento centrale saranno le leggende: alcune paurose e altre più leggere; legate alla tradizione romana e non. Tutte però unite dal mistero.

La leggenda che affronteremo oggi è nata con la morte di uno degli imperatori più sanguinari della storia: Nerone. Il tiranno, dopo essere stato dichiarato nemico pubblico numero uno, fuggì da Roma per giungere nel luogo dove ora sorge Piazza del Popolo. Qui la sua vita incontrò la parola fine, dato che Nerone scelse di suicidarsi. Il suo corpo fu sepolto sotto un noce, la cui presenza in questa leggenda potrebbe far drizzare le orecchie degli appassionati dell’occulto: gli alberi di noce sono infatti spesso riconducibili a molte storie legate all’esoterismo.

Per secoli in questo luogo si sono riuniti streghe e fanatici per celebrare cerimonie di magia nera. La leggenda narra che i corvi che circondavano il noce erano in realtà numerosi spiriti maligni, intenti a torturare l’anima del defunto. Nel XII secolo Papa Pasquale II pose fine alla maledizione, interrompendo le oscure cerimonie e bruciando “l’albero della morte”, sulle cui ceneri fu costruita l’attuale Basilica di Santa Maria del Popolo.

In un pomeriggio piovoso noi della redazione ci siamo recati proprio nella Chiesa, per verificare se effettivamente ci fossero tracce del rinomato esoterismo di cui parla la leggenda.

Tra opere d’arte meravigliose, di autori del calibro di Caravaggio e Raffaello, all’interno della Chiesa si respira un’atmosfera cupa e macabra. Le decorazioni, raffiguranti perlopiù teschi e sculture barocche ricche di pathos, non aiutano ad alleggerire la pesante aria percepibile entrando nella Basilica. Il tema dello stile che ha regnato nel XVII secolo, il memento mori, sposa perfettamente, in una macabra coincidenza, il mito del tiranno, ricreando l’immagine esoterica e oscura di un possibile luogo di ritrovo di streghe e maghi, che compivano proprio lì i loro indicibili e orrendi rituali di magia nera.

L’arco trionfale, su cui è riportata la leggenda, aumenta lo sconforto percepibile a pelle dai visitatori. Immaginare come sarebbero potute essere quelle decorazioni, aggiungendo l’immagine del noce in fiamme, come in fiamme fu la città di Roma sotto la guida dell’antico tiranno, fa venire i brividi. Ma con l’aumento della nostra inquietudine, è aumentata anche la nostra curiosità.

Vedendo una grata sul pavimento, che ci ha permesso di scorgere della luce in una stanza sotterranea, ci è balenata in mente un’idea: andare a controllare se fosse possibile accedere alla cripta della Basilica, della quale non è presente nessuna informazione. La ricerca di un accesso alla cripta, però, si è rivelata vana: nonostante la quantità di volte in cui abbiamo esplorato la Basilica, addentrandoci in umidi corridoi desolati che portavano a camere silenziose e buie, della cripta non c’era traccia.

Avviliti, siamo usciti dalla Basilica per controllare eventuali entrate esterne. È lì che ci si è accesa la lampadina. Subito di fianco alla Basilica è presente una mostra permanente su Leonardo Da Vinci, che sembra svilupparsi verso il basso. E se l’accesso alla cripta fosse coperto dalla mostra?

L’intuizione, seppur giusta, ha posto fine alla nostra investigazione: il museo si sviluppa in una parte della cripta della Basilica, ma l’accesso al resto della cripta è limitato al clero. La nostra ricerca si è conclusa lasciando questo mistero irrisolto.

Lakea Luttazi

Riccardo  Mariani

Giulia Cicerano

Chiara Genovese

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