Le serrature di Notre-Dame

Era un’occasione d’oro, non potevo rifiutare. Avevo un compito relativamente piccolo rispetto all’imponente cantiere che si stagliava alto di fronte a me: dovevo solo creare le serrature e le cerniere per le porte. Eppure, il solo pensare che a un piccolo fabbro come me avessero potuto affidare un incarico, anche se di limitata importanza, per quella che sarebbe diventata la Cattedrale di Notre-Dame… Era un sogno diventato realtà.

L’unico problema era la mia modesta fucina, troppo piccola per realizzare il mio progetto che, ripensandoci ora, era eccessivamente complicato e intricato. Ma non potevo darmi per vinto, era un’occasione d’oro. Così accettai subito l’ambiziosa offerta e mi misi a lavoro.

Lavorai, lavorai e lavorai a ritmi lavorativi insopportabili pur di rendere perfetta la mia creazione, ma non andava bene, non andava mai bene. Non riuscivo mai a portare alla luce quel progetto perfetto nella mia mente: una volta il ferro che avevo utilizzato non era del colore giusto, un’altra il metallo non abbastanza liscio oppure ancora la forma ottenuta non era abbastanza fluida e sinuosa come volevo. Altre volte i ritmi di lavori erano così stancanti da non permettermi di plasmare il mio capolavoro nella maniera giusta. Come se non bastasse, la mia fucina era troppo piccola per le grandi forgiature essenziali alla costruzione dell’opera e non era adeguata per l’estenuante lavoro necessario a rendere le serrature e le cerniere adatte alla maestosa Cattedrale.

Fu massacrante. Il lavoro era debilitante per una sola persona e arrivai alla conclusione che senza l’aiuto di qualcuno non sarei mai arrivato a concludere l’opera. Nonostante questa consapevolezza, chiedere aiuto era assolutamente fuori discussione. Non avrei mai permesso a nessuno di osservarmi mentre ero all’opera: la mia tecnica lavorativa doveva rimanere segreta. La mia salvezza, o forse ripensandoci sarebbe più giusto dire dannazione, la trovai infine nei bassifondi dell’Ile Saint Louis. Dicevano che mi avrebbe aiutato senza neanche entrare nella fucina, aveva solo bisogno che io gli spiegassi ciò di cui avevo bisogno e lui mi avrebbe accontentato. Ricordo di aver pensato a una specie di genio della lampada. Non credevo a queste dicerie, ma perché non tentare? Dopo tutto ero disperato e ormai avevo accettato l’incarico. Era un’occasione d’oro, non potevo rifiutare.

Il fondo coperto di bordi e foglie accartocciate lasciava ogni osservatore esterrefatto. La grandezza e bellezza della mia opera, finita giusto in tempo per l’inaugurazione della Cattedrale, fu tale che in molti si chiesero la natura delle mie tecniche. E fu proprio la perfezione della mia creazione a distruggermi.

Come era possibile che io fossi riuscito così in fretta a plasmare tale bellezza? Come era possibile che un solo piccolo fabbro fosse stato in grado di fabbricare un lavoro considerato complesso anche per più di una persona? La loro risposta arrivò con l’apertura delle porte. O meglio, con l’impossibilità di aprire quelle porte. Fu infatti solo dopo svariati esorcismi e l’utilizzo di acqua santa che fu possibile entrare, portando così il popolo ad associare la mia più grande opera con il Diavolo.

Non mi lamentai, d’altronde non avevo più molto tempo. Pochi giorni dopo mi addormentai, con il terrificante ricordo di un libro e della mia firma rosso sangue davanti agli occhi ad accompagnare i miei ultimi istanti. Cadendo nell’oscurità non piansi, non avevo rimorsi. Era un’occasione d’oro, non potevo rifiutare.

In onore del recente incendio della Cattedrale di Notre-Dame, abbiamo deciso di proporvi una leggenda particolare questo mese, non incentrata sulla nostra città d’origine come le leggende da noi solitamente affrontate. Abbiamo deciso di romanzare e raccontarvi la storia del fabbro Biscornet, creatore delle serrature e delle cerniere delle “Porte del Diavolo” della Cattedrale di Notre Dame. Il lavoro di Biscornet è infatti così impressionante e complicato che non sorprende che la sua opera sia stata etichettata come demoniaca dai suoi contemporanei. Le cerniere sarebbero infatti difficili da riprodurre anche al giorno d’oggi con le nostre attrezzature e le sue tecniche lavorative sono rimaste un mistero, poiché il fabbro era talmente geloso da non permettere a nessuno di osservarlo a lavoro. Sono importanti per riconfermare la difficoltà dell’opera lo stupore espresso prima, nel 1700, dallo storico Paul Sauval e dopo, nel 1843, da Eugène Viollet-Le-Duc, che si occupò del restauro della Cattedrale.

Interessante è anche citare una superstizione popolare sulla tomba dell’ormai defunto Biscornet. Intorno alla lapide nel Cimitero degli Innocenti di Parigi, nei pressi del quartiere Les Halles, si aggirerebbe il fantasma del fabbro pronunciando frasi sataniche.

Chiara Genovese
Riccardo Mariani
Lakea Luttazi
Giulia Cicerano

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