#Musical Friday: Le playlist di Spotify

Mettiamo subito le cose in chiaro, non sono qui per raccontarvi la solita storiella sulla musica e neanche per offendere qualcuno (tranne Albano. Non lo sopporto proprio!), ma non mi dite che la musica è soggettiva, ché non ci credo.
Dopo questa piccola ma lecita premessa, voglio annunciarvi #MusicalFriday, una nuova rubrica di Ammazzacaffè. Cercherò di parlarvi di musica da un punto di vista critico, magari cercando di farvi scoprire nuovi orizzonti musicali.

Come altre 50 milioni di persone, anche io uso Spotify. Lo trovo un mezzo molto utile e comodo, soprattutto per scoprire nuovi gruppi e generi musicali. Per chi non lo sapesse, Spotify è una piattaforma, o meglio un servizio musicale, che offre lo streaming on demand di una vasta selezione di etichette discografiche, come per esempio Sony, EMI, Universal e molti altri. Con un catalogo di oltre 15 milioni di canzoni e la possibilità di ricerca per Artista, Album, Brano, Etichetta e Genere. Il paradiso per tutti gli amanti di questa arte.

Ma purtroppo non è tutto rose e fiori. Sto parlando del lato oscuro di Spotify: le playlist. Infatti oltre al servizio Radio, alla possibilità di integrazione con i Social e al vasto catalogo musicale, Spotify dà la possibilità di creare playlist e di condividerle. E ne mette a disposizione alcune stilate dallo staff, che appaiono nella home dell’applicazione.

Sono utili per esplorare un genere musicale magari poco conosciuto, per conoscere nuovi artisti, ma se cominci a vedere nella home di Spotify, playlist come “Hot Hits Italia” o “Viva Latino- top 50”, beh, la cosa comincia a infastidire, e soprattutto porta a litigare con le persone, come è successo a me mentre ero a casa di amici.

Andava tutto liscio, si rideva, si scherzava, finché a un tratto la mia amica Giulia non decide di mettere un po’ di musica. E che cosa fa? Mette la playlist “Aperitivo Time”. Un mix potentissimo di musica commerciale allo stato puro: Ed Sheeran, David Guetta e Lana Del Rey. Sembrava di sentire la stessa canzone mille volte, con quella linea vocale che ti entra in testa fino alla nausea, con quelle basi mandate in loop formate da massimo tre accordi e con quell’insopportabile solito ritornello orecchiabile. La domanda che mi pongo è: se la musica non è la tua passione, lasciala scegliere agli altri, a chi magari ne capisce più di te.
Comunque non perdete le speranze nelle playlist di Spotify, perché se si cerca a fondo si trova della buona musica senza dover stare a cambiare canzone ogni cinque minuti.

Se per esempio questa sera avete gente a cena e non volete fare brutta figura vi consiglio la playlist
“Blues Noir”, almeno andate sul sicuro.

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