NETFLIX: C’era una volta il Cinema

Nel 2005 si chiedevano 10 euro ai genitori per andare al cinema e comprare biglietto e popcorn. Nel 2010 si chiedevano 10 euro ai genitori per andare al cinema e comprare il biglietto senza popcorn. Nel 2015 si è iniziato a chiedere 10 euro ai genitori per comprare l’abbonamento Netflix. Ebbene sì, l’avvento del nuovo colosso industriale californiano ha decisamente ridotto l’affluenza nelle sale cinematografiche (nonostante i dati incoraggianti dello scorso anno, influenzati però dal film con Checco Zalone e dall’iniziativa del Cinema 2day) per favorire piuttosto la combo “divano, computer e nutella”. In un certo senso come dar torto a chi ne ha approfittato? Sempre 10 euro, ma migliaia di prodotti tra cinema, serie tv, documentari e cartoni animati. Io stesso fui tra i primi abbonati. Non fraintendetemi, ho comunque continuato ad andare al cinema.
Ricordo i primi commenti al sorgere del fenomeno: “Ho sempre guardato i film in streaming gratis, ora perché dovrei pagare?” Una domanda del genere non andrebbe neanche posta e per fortuna è presto svanita dalle conversazioni mentre nascevano i primi gruppi composti da quattro amici che si dividevano la spesa dell’abbonamento.

Così anche gli italiani hanno iniziato a far parte di quel meccanismo macina soldi che sta lentamente facendo morire l’esperienza cinematografica, ma non solo. Negli Stati Uniti ha praticamente sovrastato il noleggio video e qui da noi sta mettendo alle strette perfino le videoteche più coraggiose.

Quello dell’audiovisivo è un mercato indirizzato sempre di più, fin dalla rivoluzione televisiva portata da Lost, verso un investimento maggiore nei prodotti seriali. Netflix ne è l’esempio perfetto: decine di serie originali già prodotte, e malgrado i primi esperimenti europei non siano stati soddisfacenti (si pensi a Marseille), è bastato appena un anno di binge watching italiano per tentare il colpo anche nel Bel Paese. Netflix ha infatti affidato il primo progetto totalmente made in Italy a Michele Placido, non proprio l’ultimo arrivato, nonostante il buon Lino sia più o meno simpatico quanto Pomeriggio 5 e la D’Urso. Fatto sta che Insieme ad Andrea Molaioli e a Giuseppe Capotondi porterà sulla schiena la responsabilità di dare il via a probabili altre produzioni nostrane. Secondo la logica di mercato fare cilecca renderebbe più complicato un secondo investimento.

Il progetto in questione non è altro che la serie tv “Suburra”, che sembra racconterà le vicende precedenti a quelle avvenute nel film di Stefano Sollima. Film che quando uscì al cinema andammo a vederlo io, un vecchio che si perse uscendo dai cantieri di San Paolo e la maschera del cinema. Ma ho l’impressione che la serie partorirà altri fan adolescenti pronti a gridare al capolavoro e a strillare per le strade “IO STAVO CO’ NUMERO OTTOOO!!!”.

Situazione che quanto meno avvicinerebbe ancora più persone alla piattaforma e che, con i dovuti scongiuri, potrebbe favorire la rinascita di un movimento cinematografico e televisivo molto promettente.

Sembra assurdo che prima abbia descritto Netflix come l’assassino del cinema e ora lo reputi il suo salvatore, ma la situazione è questa: Immaginiamo uno scenario in cui tutte le persone accorse su Netflix di recente grazie a titoli come Lost (peccato che ancora una volta si debba puntare sul fattore nostalgia) si trovino per caso a urlare per davvero “IO STAVO CON NUMERO OTTOOO!!!”. Allora un ipotetico sequel di Suburra distribuito tra due anni al cinema sarebbe sicuramente più redditizio del primo.

Quindi, se sarà utile per ravvivare il mercato cinematografico italiano, siano benvenuti i neo Libanesiani/Dandisti/Freddiani che porteranno soldi nelle tasche di nuovi produttori con la voglia di investire in nuovi progetti e che riavvicinino il pubblico a quel cinema che ci piaceva tanto e che costava la metà. E se per farlo dovremo pazientare e sopportare ancora una volta i suddetti tormentoni, allora… IO STO CON NUMERO OTTO.

Studente di Regia per Web, Cinema e Tv.
Lavoratore a tempo pieno come stagista.

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