P.S. – Cara Vita

Cara mia vita,

non mi riferisco a nessuna persona umana, a nessun animale e a nessun tipo di essere particolare. Lo specifico perché solitamente si tende a chiamare in questo modo qualcuno o qualcosa alla quale teniamo particolarmente e alla quale vogliamo dare un importante significato, ma comunque no. Mi riferisco alla mia vita, a te: strepitosa, del cazzo, bella come il sole, e di merda; dipende dalle giornate. Oppure no, dipende anche dai momenti. Un attimo prima posso stare sotto un treno e un secondo dopo sono un gioiellino. Quando appena truccata e sistemata mi guardo allo specchio e quando dopo una lunga serata vado a fare pipì completamente sfatta e non vedo piú me, ma un mostro incommentabile. E mi dico anche “cazzo, ma quanto è fico”. Prima bene, poi benino, poi un po’ giù di morale, e dopo meglio non commentare. E lo giuro, non sono troppo lunatica né tantomeno bipolare. Sono una donna, preferisco ragazza, anzi, che si alza alle sei di mattina per andare a scuola, come tante, e rimanda la sveglia

cinque, sei, sette volte. Si alza tardi e fa le corse quasi ogni giorno. Prima, come ben ricordo, mi truccavo tutte le mattine, adesso non se ne parla proprio. Io devo dormire, ho bisogno di dormire. Anche se, cavolo, dormire mi fa provare questo senso di colpa immenso nei tuoi confronti. Usare il mio tempo prezioso in questo modo ignobile, che tristezza. Eppure io voglio sempre fare cose nuove, non ti sottovaluto credimi. Ogni tanto mi rimprovero: “Non stare troppo al telefono, esci anche se hai sonno, non perdere tempo a cambiare i vestiti”.

La verità è che, forse, ti è andata male mia cara vita. Ti è capitata una tipa pigra. Però dai, io ho un bisogno eccessivo di fare nuove cose, di cercare posti nuovi, di cambiare abitudini, di passare da latte e abbracci a thè verde e fette biscottate. Scherzavo.

Parlavo di cose più importanti, ci arrivi? Sfido gli ostacoli e li supero; non sempre, ma anche farlo ogni tanto è un passo avanti. Non fare le cose che non mi va di fare, che, fattelo dire, è un’impresa. Superare i momenti di merda pensando alle cose belle, ricordandomi che ho dei video da montare o che posso uscire con qualcuno per girarli e, se non ci fosse nessuno, cavarmela da sola, e poi montarli e sentirmi meglio. E anche accettare questa storia dell’esame di maturità che non mi va per niente di fare, non mi va tanto quanto l’analisi del sangue, che anche se poi sono svenuta l’ho fatta.

Sono complicata e ne sono consapevole, e un po’ selettiva, ma tu mi hai insegnato a capire il “un po’ meno, Marghe” e ad abbassarlo ancora di più.

Ci siamo regalate l’amore, quest’anno, potente, difficile, speciale, indaffarato e soprattutto presente, del quale non puoi più fare a meno. Però una vita molto vicina a te se n’è andata… anche se la sento dentro di me e ti ringrazio per tenerla viva insieme a te.

Le mie emozioni sono sempre più a fuoco e il mio futuro sempre più vicino, un po’ di paura ma tanta voglia di fare e ti assicuro che non te ne pentirai. Ma occhio, non sto dicendo che sia tutto rose e fiori, a volte mi viene voglia di spaccare tutto e forse è anche colpa tua che ti diverti un po’ a prendermi in giro. Ci sono quelle cose che vorrei fare davvero, che mi incasinano il cervello, e le ore e le giornate e il tempo. Il mio tempo prezioso con te, mia cara vita, si perde con queste stronzate che mi bloccano e mi impediscono di dire un “ti voglio bene” grande come una casa e di stringere la mia mano in quella di un amico importante, e di dirgli che io ci sono, qualsiasi cosa accada. È anche difficile dare uno schiaffo o un semplice, ma efficace, calcio in una qualsiasi parte del corpo a persone che se lo meritano; a quella persona che è capitata a me e mi ha infastidita prendendosi libertà che non gli erano state concesse e alla quale sono io a dover dare una lezione. Un lavoro che forse non era giusto per te, ma figurati se pensavo fosse il tuo lavoro definitivo, potevi anche evitare di farmi questo giochetto. Non è stato divertente. Le altre vite intorno a te possono essere ignoranti, difficili e disgustose, lo capisco. Ma io e te insieme siamo un bel duo. Nonostante questo piccolo dolore che mi hai provocato sono felice e piena di cose belle, suppongo lo sia anche tu.

Ho pensato di scriverti questa lettera, ascoltando una canzone scoperta al mio vecchio lavoro. Un pezzo terribile, di cui nemmeno sotto tortura farei il nome. Ma sei talmente bella che ascoltare questa canzone non è più importante dell’avere una bella te. Vorrei essere anch’io bella come sei bella tu.

Fai sempre meglio per me, Margherita

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