Pasolini, Nomi in forma di prosa

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Franco, Eugenio, Enrico, Pino, Federico, Bernardo, Oriana, Carmelo, Alberto, Elsa, Pierpaolo. Nomi. Solchi incerti e frastagliati nella sabbia umida di un bagnasciuga. Granelli in attesa che un’onda li travolga e che il mare li inghiotta. Lettere che significano carne, che significa pensiero. Donne e uomini che vivono, hanno vissuto e vivranno e che contribuiscono, con le loro azioni e i loro gesti, a plasmare la società; che per questo verranno ricordati o dimenticati dai posteri. Dal mare. Dalla marea che prima o poi li travolge, li ha travolti o li travolgerà.

Una vita violenta, Accattone, Edipo Re, Scritti Corsari, Salò, Mamma Roma, Porno-Teo-Kolossal, Petrolio. Opere. Opere di un uomo, Pierpaolo Pasolini, che la società l’ha criticata, vissuta, cambiata. Un uomo che ha distrutto e creato. Un uomo che è stato distrutto, violentato, calpestato. Un uomo che alla fine è stato travolto e affogato non dal mare, ma dal fango dell’Idroscalo.
Il 31 Marzo 2016, proprio lì, nel posto in cui quarantuno anni fa giaceva il corpo sfigurato del più grande intellettuale italiano del XX secolo, lì dove il suo ricordo vive più che in ogni altro posto, alcuni ragazzi del movimento di estrema destra “Militia” hanno danneggiato il monumento e il percorso letterario a lui dedicato. Pochi giorni prima, il 17 Marzo, usciva nelle sale “La Macchinazione”, film scritto e diretto da David Grieco, amico e collaboratore di Pasolini.
Distruggere e creare, ancora. Opere e lasciti del nostro passaggio. Gesti futili, pesanti, significativi, distruttivi, creativi.
Pasolini avrebbe commentato lo striscione “Ma quale poeta e maestro: frocio e pedofilo, lui era questo”, lasciato a conclusione dell’opera vandalica destrorsa con un sorriso amaro, sarcastico, un po’ beffardo. Con lo stesso sorriso sarebbe sgattaiolato via dal cinema dopo aver assistito all’ennesimo tentativo del cinema italiano di raccontare e far luce sulle sue sorti. Di oggi è anche la notizia che verrà istituita una commissione d’inchiesta parlamentare per chiarire la sua morte.
Opere inutili. Niente di tutto ciò ha più importanza. Niente di tutto ciò a lui sarebbe importato.

Pasolini era uno di quei Nomi. Pasolini sapeva cosa sarebbe successo perché era un artista, ma anche un violento. Rispecchiava nel suo modo di vivere le contraddizioni della società che lo circondava e che circonda anche noi oggi: ne era conscio e le dissezionava. Le analizzava. Comprendere se stessi per capire l’altro. Come il suo viso aguzzo, spigoloso e la sua voce piccola, flebile, quasi dolce, ma allo stesso tempo potente e inconfondibile come il suo pensiero.
La macchinazione, quella vera, dietro la morte di Pier Paolo Pasolini ha macchiato la nostra storia dell’omicidio di un pensatore; il peggior crimine che si possa commettere. Una mente brillante e rivoluzionaria che ha cercato di sventrare l’enorme struttura edonistica e pseudodemocratica che l’avrebbe ucciso nel fango dell’idroscalo, che gli avrebbe poi dedicato film, libri, addirittura un monumento; la stessa che glielo avrebbe distrutto. Il suo Nome è solo un solco tra miliardi di granelli di sabbia.
Ma il suo pensiero e le sue opere no. Quelle non verranno mai distrutte.

Alessandro Perrone

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