Sei personaggi in cerca d’autore

Il sipario si apre con sei attori che provano una commedia di Pirandello, supervisionati dal Capocomico, interpretato da Paolo Serra, mentre ai piedi del palco c’è il suggeritore (Enzo Turrin). Nel bel mezzo delle prove una musica macabra invade la scena e sullo sfondo vengono proiettate sei figure vestite di nero con la faccia truccata di un grigio cadaverico.
Le stesse figure entrano in scena: la Figliastra (Gaia Aprea), il Padre (Eros Pagni), la Madre (Maria Basile Scarpetta) con un lungo velo nero davanti al volto, la Bambina (Maria Chiara Cossia), l’unica vestita di bianco, il Giovinetto (Silvia Biancalana) e il Figlio (Gianluca Musiu).

Così inizia l’opera di Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore”, nella versione del regista Luca De Fusco, in scena al teatro Argentina dal 6 al 18 febbraio.
I sei personaggi fanno parte di un’opera teatrale scritta da un autore che li ha abbandonati e sono quindi in cerca di qualcuno che li faccia “vivere”. Il direttore decide di trascrivere la loro storia e di iniziare a provarla con i suoi attori, interpretandola a modo suo e creando cosí delle divergenze tra i sei personaggi e i veri attori.

È proprio questo ciò che Pirandello vuole farci capire: le persone cambiano atteggiamenti a seconda delle situazioni o del contesto in cui si trovano, mentre i personaggi sono e rimarranno per sempre come sono stati creati. Luca de Fusco mostra molto bene il messaggio di Pirandello, anche differenziando i personaggi dagli attori per i loro costumi neri e tetri.

Inutile sottolineare la bravura di Eros Pagni, nel ruolo del Padre, dal suono della sua voce si può sentire tutto il dolore che il suo personaggio sta attraversando. Indiscutibile anche l’interpretazione di Gaia Aprea, la figliastra molto eccentrica e fuori dagli schemi, mentre Gianluca Musiu, nel ruolo del Figlio, rappresenta tutto il contrario: un ragazzo molto introverso che non ha mai conosciuto la madre perchè allontanato dalla famiglia da bambino. La Madre (Maria Basile Scarpetta) è una donna in lutto e chiusa nel suo dolore in cerca di un po’ di affetto da parte del figlio.

I personaggi che vengono da un altro mondo e che non vedono l’ora di essere rappresentati da qualcun altro gli hanno ricordato, afferma il regista, gli attori del film di Woody Allen “Broadway Danny Rose”, per il loro “carattere alieno” e le tante vicende che li travolgono piene di ricordi e di visioni. Da qui nasce l’idea di Luca De Fusco di rappresentare le loro idee e i loro racconti attraverso proiezioni sullo sfondo del palco, creando cosí una contaminazione tra teatro e video.

Il resto della scenografia di Marta Crisolini Malatesta è molto semplice: alcune sedie e un appendiabiti riempiono il palco, ricreando il momento delle prove di uno spettacolo. Un’attenzione particolare va alla luce: per tutto il tempo infatti i personaggi recitano al centro del palco e con la luce solo su di loro, mentre gli attori sono seduti sulle scale e nella penombra.
Le musiche, a cura di Ran Bagno, alimentano l’atmosfera a volte spettrale e di grande tensione, accompagnando i personaggi nel racconto del loro dramma, che ci lascia con una domanda da porre a noi stessi: “Chi siamo noi?” e alla quale Pirandello pare rispondere “Io non sono uno, sono mille.”

 

Silvia Petrozzi

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