I Ragazzi e l’attività motoria

L’attività motoria è uno degli strumenti più efficaci per la formazione della personalità e del carattere dei ragazzi, per lo sviluppo e il mantenimento dell’equilibrio psico-fisico di ogni persona, per migliorare la qualità della vita e per favorire la socializzazione e le relazioni interpersonali.

Oggi, tuttavia, i giovani sembrano attratti dalla pratica sportiva solo per ottenere una “invidiabile” forma fisica. Chi si iscrive in palestra, infatti, lo fa o per dimagrire o per “guadagnare” muscoli. Il culto del corpo, invece, non può e non deve essere la motivazione fondamentale per avvicinare i giovani allo sport perchè spesso non è compatibile e sportdistoglie dalla tutela della salute. Esso, inoltre, offre frequentemente modelli estetici di riferimento errati. Senza alcun dubbio per un preadolescente, la cui crescita è caratterizzata da un forte sviluppo staturale, è molto importante mantenere tonici tutti i muscoli antigravitari – specialmente quelli della schiena e dell’addome – ma non per mostrare la famosa tartaruga. Mantenere tonici i muscoli è fondamentale per non incorrere in atteggiamenti sbagliati della colonna vertebrale; avere un addome tonico è essenziale per la quantità di sangue ivi contenuta e, quindi, per il suo ritorno all’atrio destro; mantenersi in forma è importante per favorire, con il movimento, il ritorno del sangue venoso al cuore attraverso l’azione di pompa periferica della muscolatura volontaria striata. Pertanto, avere in evidenza i quadranti del retto dell’addome, la famosa tartaruga, è sicuramente bello esteticamente ma nello stesso tempo è benefico per la circolazione sanguigna, per la respirazione, per la postura, per la digestione e per la defecazione. Fare attività fisica in modo costante e con una intensità medio–bassa, quindi, è fondamentale per prevenire quei problemi all’apparato cardio-circolatorio che sono le principali cause di mortalità nella nostra società.

Ma affrontare il tema del rapporto tra giovani ed attività motoria limitando la trattazione dell’argomento soltanto agli aspetti salutari della pratica sportiva è alquanto riduttivo. L’attività motoria, infatti, costituisce una significativa fonte di esperienze per i ragazzi; essa non solo educa alla tutela della salute ma favorisce l’integrazione sociale e i rapporti interpersonali, permette di acquisire il dominio di sé, il senso della solidarietà e la capacità di collaborare per un fine comune, insegna a valorizzare e a rispettare il ruolo di tutti e di ciascuno, consolida l’autostima, aiuta nella cooperazione e, soprattutto, guida verso la conoscenza e l’accettazione delle diversità. L’eperienza ludico-sportiva dello sport, quindi, costituisce un momento importante di socializzazione. Per i giovani fare sport, pertanto, deve essere un piacere da condividere e far condividere in armonia. Divertirsi facendo sport deve significare condividere valori in un contesto nel quale nessuno sia emarginato o escluso perché soltanto attraverso il confronto con gli altri è possibile imparare veramente a riconoscere i propri limiti.

La pratica sportiva, inoltre, può e deve metterci in relazione con l’ambiente che ci circonda. Fare sport significa, infatti, anche desiderare, ambire e sforzarsi di ottenere ambienti ideali dove poter correre, giocare, nuotare, muoversi in piena libertà e sicurezza.

Il motore che deve spingere i ragazzi verso l’attività motoria, quindi, è quello della “cultura del piacere”, quella cultura capace di “costruire” e di trasmettere benefici positivi alla società e che contemporaneamente nega qualsiasi scopo affaristico, non ha fini commerciali, prescinde dal risultato fine a se stesso. La meta dello sport può e deve essere quella di immergere nella realtà e permettere di decodificarla e non distogliere dalla quotidianità o “distrarre”. La pratica sportiva deve entrare nella vita quotidiana e diventare parte integrante di una cultura che apre orizzonti a 360°.

                             Prof. Nulli

3 commenti

  1. maria gatti dice: Rispondi

    Nella società dell’avere, tutto è finalizzato all’edonismo.
    L’attività fisica non è praticata più per il benessere, ma per il culto dell’immagine.
    Puntare all’essere, come affermi nel tuo articolo, equivale ad avere come obiettivo la crescita della persona.
    Maria

  2. maria gatti dice: Rispondi

    Nella società dell’avere tutto è finalizzato all’edonismo.
    L’attività fisica non è praticata più per il benessere, ma per il culto dell’immagine.
    Puntare all’essere, come tu affermi nell’articolo, equivale ad avere come obiettivo la crescita della persona.
    Maria

  3. fabrizia dice: Rispondi

    Bravo Massimo!

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