Scuola e Teatro, “La Mandragola” dei ragazzi dell’Alberti

Il teatro è un’arte difficile. Da praticare e guardare. Un’arte dalla storia millenaria. Il teatro è fatica, dedizione completa al palcoscenico, attenzione, studio, noia. Il teatro è una cosa seria. Il teatro agli occhi di un ragazzo di 16 anni può sembrare, molto schiettamente, da sfigati. Ma il teatro può essere anche tanto altro. Il teatro può essere leggero, accessibile; può essere divertimento, collaborazione, amicizia. Lo hanno dimostrato, ancora una volta, i ragazzi dell’istituto Leon Battista Alberti,
portando in scena uno spettacolo capace di trasmettere e raccontare tanto e meglio di molte rappresentazioni scritte, dirette e interpretate da professionisti.

Il progetto teatrale dell’I.I.S.S. Alberti nasce 16 anni fa e nel tempo ha saputo avvicinare tanti ragazzi al mondo del teatro. Qui (link) lo scorso anno vi abbiamo raccontato l’adattamento de L’idiota di Dostoevskij a cura del prof. Massimo Maselli. Uno spettacolo difficile e colmo di significati, interpretato da studenti e professori insieme sullo stesso palco. Una sfida vinta.
Quest’anno è toccato a “La Mandragola” di Machiavelli. Un’altra opera molto particolare. Un capolavoro del teatro del ‘500, che trabocca di satira e critica alla società dell’epoca. Una sceneggiatura difficile da attualizzare, oltre che difficile da interpretare. Quest’anno la direzione artistica è passata alla Prof.ssa Caterina Di Pietro, che, grazie all’aiuto di Luca Gabos – uno dei tanti ex studenti che hanno scoperto il teatro grazie al laboratorio scolastico – e di Giordano Proietti, ha saputo reinventare e alleggerire la sceneggiatura senza perdere l’importanza morale e sociale della storia.
La storia, per chi non la conoscesse, racconta le vicende di Callimaco, un giovane fiorentino, che si innamora di Lucrezia, moglie di Nicia, un ricco dottore in legge, che farà di tutto per avere un erede. A loro si aggiungono tutta una serie di personaggi, come Fra’ Timoteo e Ligurio, accomunati da un unico filo conduttore: la ricerca del profitto personale. Altra protagonista della storia è ovviamente la Mandragola, un’erba che può guarire la sterilità, ma con un effetto collaterale: uccide il primo uomo che giace con la donna che l’ha ingerita. Da qui si sviluppa una storia di imbrogli ed egoismi, che porterà a un finale deciso dall’astuzia e dalla fortuna.
A scapito della difficoltà del copione e dell’inesperienza, i ragazzi sono stati tutti bravi; chi più chi meno, ma in generale non si è mai avvertita quella sensazione d’imbarazzo tipica del teatro amatoriale. Lo spettacolo è stato, anzi, molto coinvolgente. In questo senso furba e intelligente è stata la mossa di coinvolgere il pubblico, abbattendo, in qualche scena, la quarta parete e sfruttando tutto il teatro, platea inclusa, per l’entrata degli attori. Divertentissimo il Fra’ Timoteo di Adriano Gurrieri, così come Sostrata, la madre di Lucrezia, interpretata da Aurora Checola e il Callimaco di Davide Lucia. Ma tutti si sono impegnati al massimo delle loro possibilità.
Semplice, ma efficace la scenografia, finita all’ultimo secondo dagli stessi registi Luca Gabos e Giordano Proietti. Molto curati e funzionali anche gli intermezzi musicali coreografati da Tatiana Chuprina.

Insomma, un’altra sfida finta che dimostra come la scuola può essere più di un parcheggio per adolescenti. Che la scuola, grazie a dirigenti scolastici come Carolina Guardiani, può essere un luogo dove crescere, scovare e coltivare le proprie passioni. Che dimostra come il teatro sia capace non solo di raccontare, ma anche di insegnare. A chi lo pratica e a chi lo guarda.
Anche quest’anno i ragazzi del laboratorio teatrale dell’I.I.S.S Leon Battista Alberti ci hanno dimostrato quanto la voglia di fare, la fatica e la passione facciano unire e divertire.

Alessandro è un ragazzo che vive e studia Lettere a Roma, che non si fa scrupolo a descrivesi in terza persona. Appassionato di musica in quasi tutte le sue forme, ma con una leggera predilezione per i freddi suoni dell’elettronica.

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