Sport e Media

image

Il prof. Massimo Nulli, docente di Educazione Fisica presso il nostro Istituto, l’IIS Leon Battista Alberti di Roma, ci ha rilasciato un’intervista sul mondo dello sport e sull’influenza che su questo hanno i mass-media. Ne riportiamo qui una sintesi.

Secondo il prof. Nulli, l’attività fisica deve essere un piacere, una cultura che deve essere capace di trasmettere benefici alla società.
Ai giorni d’oggi, invece, lo sport non è più vissuto come una passione, ma come strumento per arricchirsi.
Non è sempre stato così: quando non c’era ancora la televisione, lo sport aveva ben altro carattere, perché non sussistevano i forti giri finanziari che oggi ne gestiscono l’andamento.

Con l’avvento del Fascismo e con la salita al potere di Mussolini, nell’ottobre del 1922, grande importanza venne riservata allo sport, in quanto lo stesso movimento fascista nasceva da un bisogno di azione. L’educazione fisica, così, divenne, nel regime fascista, strumento di propaganda, poiché agli studenti che conseguivano successi nello sport venivano attribuiti meriti pari, se non addirittura superiori, alle altre discipline. In quel periodo, la nazionale Italiana di calcio vinse ben due mondiali di fila (1934-1938), accentuando così il nazionalismo italiano, fondamentale per il Fascismo.

Al termine della seconda guerra mondiale, con la caduta del regime totalitario e con il referendum del 2 giugno 1946, l’Italia ebbe bisogno di trovare qualcosa per riunire tutti gli italiani; questa ricerca durò poco, esattamente tredici giorni dopo la fondazione dell’attuale repubblica italiana, ripartì il Giro d’Italia, che ottenne gli effetti sperati, riunendo gli italiani intorno a un grande uomo e sportivo: il ciclista Gino Bartali.
Il ciclismo divenn così molto popolare tra gli italiani, che seguirono, grazie anche alla radio, le prodezze di Bartali e le sue numerose corse e vittorie.

Gino però non fu l’unico eroe nel cuore degli italiani amanti del ciclismo. Qualche anno dopo, infatti, si affermò un altro grande campione: Ercole Baldini, l’uomo che infranse il record mondiale dell’ora al Vigorelli con 46,394 km e ai giochi olimpici di Melbourne del 56′ conquistò l’oro. Erano gli anni d’oro del ciclismo, ma anche della radio e dei giornali.

Tutto questo cambiò con l’ascesa della televisione.
Il pubblico Italiano scoprì il fascino delle immagini, della televisione, che permetteva di vedere direttamente ciò che stava accadendo.

Il mondo della comunicazione era cambiato. Gli sport, per aumentare l’audience, modificarono addirittura i tempi e la durata e molte regole di gioco di varie discipline sportive e di molte competizioni, proprio per adattarsi alla ripresa televisiva.
La pallavolo, per esempio, cambiò le regole dei punti durante la battuta. La pallavolo è lo sport d’eccellenza nelle scuole, ma pochi sanno che nell’89 fu rivoluzionata per poterla rendere più spettacolare, al fine di inserirla nel palcoscenico televisivo, mentre prima le partite duravano un tempo indefinito.

Un altro esempio è quello del rugby, uno sport che era poco praticato, a quei tempi, e che è stato condizionato anche esso dai mass media, dopo l’inserimento della nazionale all’interno del piu grande torneo mondiale, quello delle Sei Nazioni, trasmesso in diretta televisiva. L’influenza mediatica ha permesso di trasformare il rugby in uno sport più praticato e più seguito.
Questo ci fa capire come le esigenze degli sponsor possano modificare uno sport in sé.

La passione verso un tipo di sport dovrebbe andare ben oltre il fine commerciale, eppure, di questi tempi, non è così.
Forse, però, c’è ancora qualcuno che pratica lo sport per passione… Ragazzi, voi che ne dite?

Davide Luciano

Joel Ramirez

Lascia un commento