Terza Guerra Mondiale

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Stipati come topi in una fredda stanza fatta di pareti d’acciaio. Bambini che piangono, donne anziane che pregano, ragazze strette nell’abbraccio dei padri, tremanti anch’essi di paura. Un sottofondo di sirene che proviene dall’esterno, malgrado la porta spessa diversi centimetri. Il caos.
Nella stanza, ovviamente senza finestre, comincia a mancare l’aria, e io, impaurita e scossa, cerco uno sguardo amico, un abbraccio di conforto. Ma sono sola.
Ieri mattina mi sono svegliata con la paura di questo sogno ancora addosso. Anzi incubo, direi. Il mio televisore è rimasto accesso sul canale delle notizie, che continuano a girare ininterrottamente. La giornalista parla della Russia, ancora una volta, ma sono troppo frastornata, e mi torna alla mente quella stanza soffocante e la puzza di distruzione nell’aria.

È così. E non mi capacito del perché la Russia adesso, dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo i conflitti mondiali, abbia deciso di invadere l’ Ucraina. Ma poi ci ragiono. Non è la Russia: è Putin. Un solo uomo è in grado di scatenare tutto ciò per la rivendicazione di un territorio, o forse per più potere, per soldi, senza capire che tutto ciò andrà a finire nella distruzione più totale. L’ONU ha già richiesto al capo del Cremlino di fermare l’invasione e di far cessare i bombardamenti, che stanno uccidendo bambini e civili indifesi, mentre Obama ha chiesto al Senato degli Stati Uniti di poter entrare in guerra. E se un Premio Nobel per la Pace chiede una cosa del genere, allora vuol dire che la questione è terribilmente seria. C’è chi dice che se dovesse scoppiare la Terza Guerra Mondiale, non durerebbe più di un battito di ciglia, giusto il tempo di schiacciare il bottone per il lancio di una bomba nucleare.
Non riesco a credere che nessuno si renda conto di quello che sta accadendo, e voglia anteporre interessi personali, mire di potere, ansia di ricchezza, alla totale distruzione della del genere umano.

Putin in fondo vuole solo annettere l’Ucraina alla Russia per andare incontro alla richiesta del popolo… Un popolo che per poter votare a un referendum sull’entrata dell’Ucraina in Europa, ha dovuto conoscere la violenza. Lo stesso popolo che ha rovesciato un governo colluso con i poteri russi, che ha lottato con orgoglio per la propria identità di nazione, e che ora trova i carrarmati russi nelle proprie strade e conta i morti innocenti di una guerra non dichiarata.

Sono pochi gli anziani sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, ma quei pochi possono ancora raccontare quanta angoscia hanno vissuto, quanti orrori hanno visto. E noi stiamo andando di nuovo verso quella strada. Chiedendoci come si combatterà una guerra del genere.
Una guerra mondiale negli anni duemila sarebbe una guerra senza confini, non ci sarebbero paesi neutrali, non ci sarebbero oasi di pace. Mondiale ai nostri giorni significa globale. Se chi ha la responsabilità politica dei nostri Stati non riuscirà a trovare argomenti che guidino alla ragionevolezza, a convincere tutti a fare un passo indietro, piomberemo in incubo di dimensioni globali. Noi non avremmo le forze necessarie per difenderci da un conflitto di tali dimensioni, figuriamoci per intervenire come parte attiva della guerra. Le parole che Francois Hollande ha pronunciato dopo il primo incontro con Putin, hanno avuto l’effetto di una doccia gelata sulla spalle di molte persone: se non si troverà un accordo in 48 ore, resterà solo la guerra… ma in cosa consisterà questa guerra non si sa.

Forse vincerà chi sarà più veloce nel dare un ordine in grado di farci estinguere, di distruggere tutto quello che oggi abbiamo, quello che oggi conosciamo. Ma allora, cosa vorrà dire vincere davvero non so.

Lavinia Cianchi

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