They are the champions

Quest’anno l’epifania, oltre ai soliti e tradizionali dolci, si è trovata a dover assegnare uno tra i premi più celebri e discussi del cinema. Infatti nella serata del 6 gennaio (in Italia la notte tra il 6 e il 7 gennaio) nella sontuosa cornice del Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, si è tenuta la 76ª edizione della cerimonia di premiazione dei Golden Globe. Una serata che nel complesso è stata poco chiacchierata e molto silenziosa in quanto la qualità dei film candidati era veramente bassa. Poche novità e poche innovazioni in un contesto piatto in cui le storie erano sostanzialmente ridondanti, stereotipate e poco accattivanti. Le protagoniste indiscusse sono state le due pellicole che hanno tutte le carte in regola per esserlo anche nella più celebre notte degli Oscar: Bohemian Rhapsody (biopic sulle gesta leggendarie di Freddy Mercury e compagnia), che si aggiudica il premio come miglior film drammatico e miglior attore in un film drammatico per l’interpretazione di Rami Malek, e Green Book  a cui vanno i premi come miglior film commedia e miglior attore in un film commedia per l’interpretazione di Mahershala Ali.

Spendo subito due parole sul pompatissimo film dedicato ai Queen. A mio avviso, il modo migliore per celebrare e onorare una band famosa e leggendaria come lo sono stati i Queen (e in modo particolare Freddie Mercury), è attraverso le loro canzoni e leggendo la loro storia nei manuali di storia della musica contemporanea. Ma quando si tratta di un film, soprattutto se a produrlo ci sono due dei componenti storici del gruppo come Brian May e Roger Taylor, il risultato che ne viene fuori spesso è un eccesso di sentimentalismo nostalgico fuso con un’autocelebrazione che finisce per esaltare la retorica, a scapito del dato oggettivo storico. Ovviamente i fan della celebre band sono tantissimi, quindi è scontato che la pellicola diretta da Bryan Singer sia quella con gli incassi più alti del 2018.

ll premio per la migliore regia se lo guadagna Alfonso Cuaron per il film “Roma”, che si aggiudica anche il premio come miglior film straniero. Un film che ha già trionfato a Venezia, non senza il seguito di polemiche che lo hanno pedinato fino a qui: molti hanno protestato per il fatto che una pellicola prodotta e distribuita da Netflix possa vincere in concorsi cinematografici. A mio parere, sebbene fatichi ad apprezzare la famosa piattaforma digitale, bisognerebbe pensare solo ed esclusivamente alla qualità dei prodotti e non a chi sta dietro alle logiche produttive.
Sono anche io un purista dello schermo cinematografico e, come tanti, anche io sono andato all’attacco quando ho scoperto che “Roma” sarebbe stato proiettato solo 3 giorni in sala per favorire la visione su Netflix, ma non per questo bisogna penalizzare un prodotto, soprattutto se fatto bene.

Grande delusione per “A star is born” che viene premiato solo per la miglior canzone nonostante la grande attesa che ruotava intorno alla pellicola. Assente anche la Pixar che non si aggiudica il premio per il miglior film d’animazione con il suo “Incredibili 2”, che viene invece assegnato a “Spider-Man: Un Nuovo Universo”, un prodotto fatto bene che regala una grafica interessante e non banale. Adesso non resta che aspettare la notte degli Oscar per capire se ci saranno conferme o ribaltamenti da parte dell’Academy.

Mario Vai

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