Uno sguardo alle stelle (pt.3: Insediamento)

Per arrivare a realizzare fantasie fantascientifiche, come trasformare Marte in un pianeta gemello alla Terra, bisogna superare una fase cruciale nella colonizzazione sia inter che intra planetaria: sopravvivere in un avamposto arrangiato e temporaneo abbastanza a lungo per poter sviluppare una colonia degna di questo nome.

Marte potrebbe inizialmente sembrare familiare: lune, poli ghiacciati, vaste vallate, acqua liquida sotto la superficie, un giorno di durata simile al nostro ecc. In realtà è uno dei più estremi habitat a cui l’uomo possa essere sottoposto. Segue un elenco delle varie problematiche che Marte porta alla sopravvivenza dell’uomo, accompagnate dalle soluzioni maggiormente accreditate.

IL PROBLEMA DELL’ENERGIA

Essendo la distanza di Marte dal Sole il 150% di quella della Terra, i raggi Solari vi arriverebbero più indeboliti, tanto che i pannelli solari produrrebbero una quantità di energia pari al 40% di quello che farebbero sulla Terra, non includendo nel calcolo le nubi che spesso ricoprono Marte per prolungati periodi di tempo, le quali comprometterebbero ancora di più la produzione di energia solare. Essendoci l’1% dell’atmosfera terrestre anche le pale eoliche sarebbero una scelta poco vantaggiosa. E’ da escludere persino l’energia geotermica a causa della relativamente bassa temperatura nucleare del pianeta. L’unica soluzione valida per gli inizi sembra l’energia nucleare, con reattore e combustibile nucleare portato dalla Terra.

IL PROBLEMA DELL’ARIA

Come riportato in precedenza, l’atmosfera di Marte è vicina all’1% di quella terrestre, ed è al 95% composta da CO₂. La soluzione è creare dentro alle abitazioni un’atmosfera artificiale di ossigeno e azoto, e per resistere alla pressione interna gli abitacoli saranno il più possibile privi di spigoli, angoli e punti deboli, rendendoli una combinazione di spazi cilindrici o sferici.

IL PROBLEMA DELLE RADIAZIONI

Avendo un’atmosfera così rarefatta e un debole campo magnetico, il 50% delle radiazioni provenienti dallo spazio arrivano sulla superficie marziana rendendo esposti i potenziali coloni approssimativamente a 50 volte le radiazioni a cui siamo sottoposti noi sul suolo terrestre. Un periodo di 3 anni su Marte è sufficiente per superare il limite di radiazioni permesso dalla NASA per i propri astronauti nell’intera carriera, aumentando esponenzialmente il rischio di cancro. Per ovviare al problema è necessario coprire le abitazioni con anidride carbonica ghiacciata e con uno strato di almeno 1m di terra. Questo procedimento offrirebbe una protezione necessaria alla sopravvivenza, però costringerebbe anche i coloni a vivere in tunnel senza finestre e ad uscire il meno possibile, svolgendo i compiti esterni di routine servendosi di robot controllati a distanza.


IL PROBLEMA DELLA POLVERE

La polvere presente sul suolo di Marte è molto più fine di quella terrestre, avendo quindi la capacità di finire negli ingranaggi delle nostre macchine. È inoltre molto elettrostaticamente carica, attaccandosi a tutto, potenzialmente anche alle tute spaziali, arrivando dentro gli spazi abitabili a cavallo dei membri dell’equipaggio. Contenendo molti sali perclorati, la continua inalazione di suddetta polvere potrebbe risultare fatale per i coloni. Una soluzione che probabilmente verrà utilizzato per impedire l’intossicazione è quello di fare in modo che le tute non entrino mai effettivamente negli abitacoli, facendole rimanere attaccate all’esterno dell’habitat come prolungamenti di esso quando non utilizzate.


Nella parte superiore, da sinistra verso destra, troviamo la tuta spaziale (fronte e retro) e l’abitacolo vuoto. Notare che l’entrata/uscita della tuta è strutturata nello stesso modo di quella dell’abitacolo. Nella parte inferiore l’astronauta è uscito dalla tuta e contemporaneamente entrato nell’abitazione passando per le due aperture coincidenti, con la tuta rimasta all’esterno.

IL PROBLEMA DEL CIBO

L’acqua non sarebbe problematica da reperire, soprattutto se gli appostamenti fossero situati in prossimità dei poli ghiacciati. La coltivazione presenterebbe più ostacoli, soprattutto poiché il suolo marziano è particolarmente alcalino e povero di azoto. Una soluzione molto difficile e dispendiosa sarebbe quella di decontaminare il suolo e fertilizzarlo con rifiuti umani. Quella invece più logica è di costruire un impianto di tipo acquaponico per coltivare e contemporaneamente allevare pesci e creature acquatiche. Questo porterebbe anche ad una dieta più diversificata per l’equipaggio, che secondo studi psicologici aiuta a tenere alto l’entusiasmo e la produttività.

IL PROBLEMA FISIOLOGICO

Come torta sotto la ciliegina, la drasticamente diminuita attrazione gravitazionale porterebbe l’equipaggio a soffrire di atrofia muscolare, osteoporosi e problemi cardiovascolari. In futuro sarà possibile costruire spazi abitabili rotanti con gravità artificialmente prodotta, ma nel frattempo l’equipaggio dovrà costantemente tenersi in un regime di allenamento fisico intenso per attenuare la degradazione muscolare e altri problemi.

Saranno effettuati numerosi test psicologici di resistenza sui candidati coloni, esattamente come si fa per gli equipaggi di sottomarini o per i ricercatori artici e antartici. Non è facile resistere per molti anni in spazi stretti, senza finestre, con le stesse persone e la stessa routine. Servono individui mentalmente molto solidi, competenti e determinati. Fortunatamente, di questi ce ne sono abbastanza sulla Terra, e alcuni di loro accetteranno la difficilissima sfida per il bene di noi tutti. Nel prossimo articolo tratteremo il processo che porterà Marte da ‘colonia’ a ‘nuova casa’.

Lascia un commento