Woody Allen, il newyorkese irrazionale

Diane_Keaton,_Woody_Allen,_Jerry_Lacy_Play_it_Again,_Sam_Broadway
Il primo dicembre lo sfigato ne ha fatti 80.
Avete presente quel tizio paffuto e impacciato che spunta ogni tanto in seconda serata su qualche nascosto canale a tre cifre del digitale terrestre? Quello con gli occhiali a montatura nera più grandi della sua testa. Sempre gli stessi poi, da anni e anni.
Quello che anche il carattere è rimasto lo stesso da anni e anni.
Cinico come solo centosessanta centimetri di ebraismo newyorkese possono esserlo e narcisista come solo centosessanta centimetri di ateismo newyorkese possono esserlo.
Avete capito di chi parlo no?

Woody Allen ne ha fatti 80 e io mi preoccupo.
Mi preoccupo perché avremo bisogno dei suoi film per molto tempo ancora. Più di quello che gliene rimane.
Abbiamo bisogno della sua leggerezza, delle sue storie, del suo filosofeggiare, del suo modo di creare nel corso degli anni non solo decine di capolavori, ma anche un’icona entrata nell’immaginario pop di tutti noi: lo sfigato, appunto.
Quando poi sfigato Woody Allen non lo è mai stato. Di vero dietro quel tizio paffuto c’è solo la miopia e qualche dubbio esistenziale.
Ma a lui piace cosi. Prendere la realtà e manipolarla facendo in modo che rimanga verosimile, ma comunque sua e dove quindi valgono le sue regole e i suoi inganni.
Abbiamo bisogno della sua immaginazione come lui della nostra.
E la sua di immaginazione è ancora attivissima.

Il 16 dicembre è uscito nei cinema italiani “Irrational Man”, 47esimo film di una filmografia veramente “irrazionale” per dimensioni e diversità. Il Woody Allen del nuovo millennio non ha sempre brillato, ma escludendo qualche episodio poco riuscito, vedi “To Rome With Love” o “Scoop”, le perle ci sono e “Irrational Man” ha tutto il diritto di appartenere alla seconda categoria.
La trama è essenziale: professore di filosofia in crisi esistenziale ritrova, attraverso un’azione efferata, la gioia di vivere. In altre parole qui c’è molto di “Delitto e Castigo” e Woody non lo nasconde, anzi, il libro di Dostoevskij ha concretamente un ruolo di rilievo nel film. Irrational_Man_(film)_poster
Non è la prima volta che Allen affronta quest’argomento, c’era già riuscito in “Crimini e Misfatti” e “Match Point”, tirando fuori due bellissimi film, ma il tema è cosi importante che un altro punto di vista è tutto sommato giustificato. Stavolta il risultato non è né una commedia né un giallo vero e proprio. L’atmosfera del film è sospesa in bilico tra i generi. Woody Allen riesce a creare, aiutato anche da una fantastica fotografia, un mondo quasi ideale in cui coincidenze e intrecci sembrano perfettamente verosimili. Un mondo lontano dalla realtà, proprio come tutta la filosofia che permea la pellicola.
Parlare di regie e montaggio è inutile. Allen non sbaglia un’inquadratura. A contribuire alla riuscita del film, però, c’è anche un cast perfetto. Joaquin Phoenix ribadisce semplicemente quanto sia bravo e brillante nell’interpretare personaggi complessi e tormentati. Emma Stone, nuova musa di Woody, riesce a raccontare con il suo viso più di quanto mille parole riusciranno mai a comunicare, oltre che influenzare con i suoi occhi verdi e i capelli rossi tutto il film: la fotografia è impostata infatti proprio su quei colori, altro segno dell’ormai nota meticolosità nei dettagli del piccolo tizio paffuto con gli occhiali neri. Il resto del cast fa perfettamente il suo lavoro: eccezionali tutti, da Parker Poesy a Jamie Blackley. Tutto si amalgama perfettamente tra immaginazione e filosofia, realtà, immaginazione, delitto, caos e castigo.

Per Woody Allen “Irrational Man” è il 47esimo lavoro in ci quanta e passa anni di carriera. Tanti film. Troppi, forse, eppure le sue storie in un modo o nell’altro centrano sempre l’obiettivo principale dell’arte: intrattenere e far riflettere. Sarà per gli occhiali, sarà per il cinismo, sarà per tutto quello che c’è nascosto sotto (e che lui non rivelerà mai), sarà per quello che vi pare. Una risposta non ci interessa. Proprio come le risposte, filosofiche in questo caso, a lui non sono mai interessate. Al tizio paffuto interessano i film e a noi interessano i suoi film. E finché continuerà a farne di così, può andare avanti per molto tempo ancora.
Perché è vero che Woody Allen ne ha fatti 80, ma io tutto sommato sono comunque contento.

Alessandro Perrone

Lascia un commento