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Mulan: il coraggio di osare (pt. 2)

da 23 Apr 2021Creazioni, In primo piano0 commenti

Questa è la continuazione dell’articolo pubblicato qui.

Durante una marcia, il generale presuntuoso Saad si fermò di colpo, come pietrificato. Nessuno dei soldati inizialmente ne comprese il motivo, almeno finchè non scorsero lo scenario davanti a loro: un insieme di cadaveri, sangue ed armi. Poco prima, il gruppo militare alleato, guidato dal generale di Jalalabad, si era scontrato con i talebani, i quali però ebbero la meglio e riuscirono a sterminarli. Era la cosa peggiore che Mulan avesse mai visto. 

Il generale vide il padre riverso sul terreno, pieno di buchi sulla schiena, e ne fu completamente distrutto. Mulan si pentì di tutte quelle volte in cui lo aveva deriso. Le venne quasi l’istinto di abbracciarlo per confortarlo; ma si rese conto dell’imbarazzo e lasciò perdere.

Il silenzio straziante venne colmato da un potente colpo di cannone,che si avvicinò sempre di più verso l’esercito. Tutti si misero al riparo e Mulan, vedendo che il generale era fermo immobile, lo prese per il braccio e lo tirò, salvandolo dalla fine il padre. In quel momento Saad si riscosse: l’armata avversaria stava avanzando, e se non avessero reagito ci sarebbe stato un secondo massacro. Allora Mulan, che sembrò leggere nei pensieri del comandante, iniziò a sparare, seguito da Mushu e tutti gli altri soldati. 

Dopo poche ore, la battaglia cessò e gli afghani, anche se in disparità numerica, riuscirono a sconfiggere i talebani. Giunti finalmente agli accampamenti, tutti andarono a riposare, tranne il generale, che voleva poter ringraziare il suo coraggioso soldato per avergli salvato la vita. Solo che, non appena si avvicinò a Mulan, questa cadde a terra, gemendo, ferita. La portarono all’istante dentro un grande tendone, per poter medicare la ferita che aveva al petto. L’unico problema è che, quando le tolsero i vestiti del padre, si resero conto di ciò che stesse davvero accadendo. Non potevano credere ai loro occhi: una donna! 

Improvvisamente, Mulan venne afferrata per le braccia, e portata fuori dal tendone, dove era già presente un uomo alto e possente, con in mano un fucile. Sapeva cosa stava per accadere. Però non poteva fare altro che abbandonarsi al suo destino, con in testa il rimpianto di aver disonorato la famiglia e la delusione del padre. Sapeva però di aver fatto la scelta giusta: avrebbe fatto di tutto pur di non perdere una delle persone a cui teneva di più. 

L’uomo stava per procedere, quando Saad gli ordinò di fermarsi, permettendo alla condannata di fuggire, per restituire il favore ottenuto durante la battaglia. Mulan, grata al suo generale, che era furioso con lei, dopo aver abbracciato affettuosamente il suo amico Mushu, scappò. Con le lacrime agli occhi e il cuore spezzato, vagò per giorni in cerca di un posto dove andare, poiché pensava che la famiglia non avrebbe più voluto guardarla in faccia. 

Giunse nella città di Jalalabad, nella provincia di Nangarhar, in cui riuscì a trovare una catapecchia dove dormire per qualche giorno. 

La seconda mattina, andò in cerca di qualcosa da mangiare, quando scorse una voce molto simile a Mushu. Ma non poteva essere lui, era in missione! Tuttavia, per accertarsene, gli andò incontro e, non appena questo si girò, Mulan pensò di stare sognando. Era proprio Mushu, invece! 

Nel rivedere la sua piccola guerriera, Mushu era al settimo cielo: il campo era così noioso senza di lei! Ma, quando Mulan si accorse che Mushu non era solo, il suo sorriso scomparve. Anche Omar, Karim, Rayan e, ahimè, Saad erano venuti in cerca di provviste. 

Al contrario del comandante, i tre soldati si avvicinarono a Mulan ed erano felici di vedere che stesse bene. 

Parlarono per un pò, mentre il generale, offeso, decise di andare a provvedere del cibo. Passarono le ore, nessuno si accorse che il generale non era ancora tornato. Poi, inaspettatamente, fuori dal ristorante si sentirono degli spari.

I soldati uscirono subito dal ristorante. Mulan era stufa di vedere solo morte e distruzione per le strade, avrebbe voluto poter fare qualcosa. E quando scoprì che Saad era tenuto prigioniero, decise di attuare, insieme ai suoi compagni, un piano di salvataggio. Mushu sarebbe corso a chiamare i rinforzi, e gli altri nel frattempo avrebbero dovuto occuparsi di distrarre i talebani. Mulan, invece, si sarebbe occupata del generale.

Si recò verso il luogo in cui era rinchiuso, alla cui guardia vi era il capo dei talebani, Hibatullah. Quello era il momento per la nostra eroina di mostrare al mondo la vera Fa Mulan. Nonostante la terribile paura che stesse provando, non era certo il momento di lasciarsi prendere dal panico. Aveva fatto molta strada per arrivare fin lì, e pensare che tutto era partito con la buona intenzione, seppur affrettata, di voler salvare il padre. 

Cominciarono così a combattere e, sfortunatamente per Hibatullah, Mulan era molto più forte di quanto credesse. Calci, pugni, coltelli volanti…

…Nel frattempo, Mushu tornò, assieme al resto dell’esercito, e subito corse a dare una mano a Samir, Omar e Rayan, che stavano avendo serie difficoltà ad affrontare tutti quei talebani da soli. Tuttavia, non appena arrivarono i rinforzi, riuscirono a sconfiggerli: alcuni fuggirono, mentre altri vennero uccisi. Giusto in tempo! Perchè in quel momento giunse Mulan, che, con le mani colme di sangue, sorrideva. Ce l’aveva fatta. Era riuscita ad uccidere il capo dei talebani, salvando migliaia di persone da quell’incessante scontro sanguinoso, che da anni ormai intimoriva gran parte dell’Afghanistan. Capì che nessun ostacolo è insormontabile e  che il suo vero destino non era mai stato quello di onorare la famiglia sposando un uomo di ricca famiglia che probabilmente non l’avrebbe mai rispettata come dovuto, bensì quello di servire e salvare il suo Paese, come si pensava “solo un uomo” potesse fare. 

Ora, mancava solo una cosa: Saad. Corse come una matta verso di lui, che nel frattempo era riuscito a liberarsi e, non appena lo vide, venne sommersa da un istinto che la convinse ad abbracciarlo con una tale forza che sorprese pure lei. Ma, non appena si accorse del gesto, si staccò immediatamente. Quasi non ci credette quando Saad le riprese le braccia e gliele rimise attorno al collo. Tranquilli, non ci fu alcun bacio. Non affrettiamo le cose (;

Invece, l’eroina potè ritornare finalmente alla sua amata Kabul, che le sembrò tutta un’altra città: più allegra, più viva. Ancora non credeva a ciò che aveva fatto. Quando suo padre la vide, non vi erano tracce di rabbia sul suo viso, bensì, al contrario, vi scendevano piccole lacrime. Fu in quel momento che anche lei si accorse di stare piangendo. 

Manfrini Sofia

Sofia Manfrini

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