Secondo Piano – Il referendum Atac in primavera

Quattro notizie che negli ultimi sette giorni sono passate in secondo piano (nonostante la loro importanza).

Referendum Atac

Chi vive a Roma conosce la tredicesima fatica di Ercole: prendere i mezzi pubblici. Con la differenza che dopo le tredici fatiche – le classiche dodici, più quella dell’Atac – per Ercole c’è l’immortalità e l’espiazione per l’uccisione di moglie e figli. Mentre per i romani, dopo la fatica di prendere la metro, c’è solo quella di prendere l’autobus e così via all’infinito. Ma cambiare le cose all’interno dell’infernale macchina amministrativa dell’Atac significa toccare il lavoro di 11 mila dipendenti e rispettive famiglie e amici, un bacino di possibili voti che nessuno può permettersi di perdere.

Per fortuna esistono i Radicali, che guidati dal segretario Riccardo Magi, e grazie alla buona volontà dei romani stanchi del servizio pubblico offerto, hanno raccolto quest’estate più delle 30 mila firme richieste per indire un Referendum consultivo. Il quesito che verrà posto ai romani, in parole povere, è se vogliono che il comune metta a gara la gestione del trasporto pubblico, con la possibilità, quindi, di privatizzare il servizio.

Dopo una lunga attesa, il 27 novembre è uscito dagli uffici comunali il verdetto: il referendum si farà in primavera. Ora la palla passa alla sindaca Raggi, che entro il 31 gennaio dovrà indicare una data precisa. Il tempo per invitare Ercole a concludere le sue tredici fatiche sta per finire.

#Fonte1 #Fonte2

Bitcoin

Stare qui a spiegare in modo esaustivo e preciso cosa sono i Bitcoin non è possibile. Vi basti sapere che è una moneta virtuale creata nel 2009, che non ha sede centrale (né riserve auree) e utilizza un database distribuito nella rete (blockchain) in cui si tiene traccia delle transazioni. Si estraggono Bitcoin portando a termine le operazioni crittografiche che servono per completare una transazione. Altra informazione importante: se ne potranno estrarre massimo 21 milioni. Per il resto c’è questo video corto corto: https://www.youtube.com/watch?v=Gc2en3nHxA4

A inizio 2015 un Bitcoin valeva 200 dollari. A inizio 2016 valeva 400 dollari. A inizio 2017 quasi 1000 dollari. Al momento della scrittura di questo articolo ne vale quasi 10 mila (potete seguire l’andamento qui). Una crescita incredibile e inquietante allo stesso tempo, dovuta a un aumento spropositato della domanda (la voglia di comprare Bitcoin) a fronte di un’offerta molto bassa (l’estrazione dei Bitcoin è molto lenta). La sensazione è che si stia creando una bolla speculativa: non si comprano Bitcoin per spenderli nell’acquisto di oggetti, ma solo per rivenderli quando il prezzo si alza (un po’ come successo con la “bolla dei tulipani” in Olanda nel ‘700). Prima o poi tutto scoppierà (o verrà fatto scoppiare).

Curiosità: estrarre Bitcoin per un anno, cioè completare le operazioni crittografiche per le transazioni, necessita di tanta energia quanta ne serve al Marocco per un anno.

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Washington Post

È un periodo turbolento sia per il tema fake news che per quello delle molestie sessuali. Un fatto accaduto al Washington Post sembra, in un certo senso, unirli entrambi.

Il 9 novembre esce sulla testata statunitense un articolo a firma Stephanie McCrummen, Beth Reinhard e Alice Crites, che racconta di incontri di natura sessuale fra Roy Moore, il candidato repubblicano in Alabama per le elezioni del prossimo maggio, e alcune ragazze minorenni. Le storie raccontate sembrano credibili al punto che il Partito Repubblicano avrebbe tagliato i fondi per la campagna elettorale.

A questo punto entra in scena una certa Jaime Phillips, che pochi giorni dopo l’uscita dell’articolo scrive al Washington Post, chiedendo di poter raccontare la sua storia. Nel 1992 avrebbe incontrato Moore in Alabama e fra i due sarebbe nata una relazione sessuale finita con un aborto. Ma per i giornalisti del WP qualcosa non torna. Ecco quindi che con qualche indagine online si è scoperto un collegamento fra la donna e Project Veritas, un’organizzazione no profit che ha come obiettivo “indagare e mettere in evidenza la corruzione, comportamenti scorretti, sprechi e disonestà”, che ha appena assunto giornalisti capaci di fingersi altre persone. All’incontro successivo, di fronte alle evidenti prove della truffa, la donna si alza dal tavolo e se ne va. Morale della favola: non tutto quello che le persone fanno o dicono è necessariamente vero, ma se lo fanno tramite un giornale come il Washington Post, e pochi altri che lavorano in modo così puntiglioso, c’è molta probabilità che lo sia.

Fonte#1 Fonte#2 Fonte#3

Zimbabwe (parte 3)

Le cose sembrano ripartite bene in Zimbabwe, dopo la caduta del dittatore Robert Mugabe e l’insediamento del nuovo presidente ad interim Emmerson Mnangagwa. È stato assolto ieri dal tribunale di Harare, Evan Mawarire, il fondatore del movimento cittadino #ThisFlag, che denunciava le condizioni di vita della popolazione con proteste non violente.

“Questa sentenza potrebbe essere la prova di uno Zimbabwe più libero, ma questo caso non aveva le gambe per stare in piedi. Penso che molto di più deve accadere per determinare se il sistema giudiziario sarà libero da ora in avanti” ha ammesso però lo stesso Evan Mawarire. Se non altro è il primo passo verso un paese più libero. Unica nota stonata, la liquidazione concessa a Mugabe per le sue dimissioni, secondo il Guardian non meno di 10 milioni di dollari, e tutti i privilegi di cui godrà da qui alla morte: assistenza sanitaria gratuita, pensione per sé e per la moglie, sicurezza privata. Un prezzo da pagare relativamente basso per la democrazia.

#Fonte1 #Fonte2 #Fonte3

 

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