24 fotogrammi – La befana vien di notte

Forse non tutti sanno che la famosa befana, che ogni sei gennaio riempie i bambini di dolci e dolciumi, non è un personaggio globalizzato e internazionale, ma proviene da una tradizione tipicamente italiana. Secondo Wikipedia, l’origine sarebbe connessa a un insieme di riti propiziatori pagani, in merito ai cicli stagionali dell’agricoltura, risalenti al X-VI secolo a.C. e diffusi nell’Italia settentrionale, nell’Italia Centrale e meridionale, attraverso l’antico Mitraismo e altri culti affini come quello celtico, legati all’inverno boreale.

Originariamente la Befana era simbolo dell’anno appena passato, un anno ormai vecchio proprio come lo è la Befana stessa. I doni che la vecchietta portava erano dei simboli di buon auspicio per l’anno che sarebbe iniziato.

Il tutto è stato simpaticamente smentito dallo sceneggiatore di punta del cinema italiano contemporaneo Nicola Guaglianone, che, assieme al regista Michele Soavi, ha trasfigurato le vesti della befana sul corpo di Paola Cortellesi. Sto parlando di una delle ultime pellicole sfornate dal nostro cinema “La befana vien di notte” operazione fiabesca adatta per tutta la famiglia che è approdata in sala nel periodo delle festività natalizie. È la simpatica storia di Paola, comune cittadina di un piccolo paese dell’Italia del nord, che di professione fa la maestra di una scuola elementare, ma che in realtà da secoli e secoli riveste soprattutto i panni della befana. Un brutto giorno, Paola, viene rapita dal perfido giocattolaio del villaggio, che, in età infantile, rimase traumatizzato dal fatto che, per uno strano scherzo del destino, fu lasciato senza doni il giorno dell’Epifania. Il perfido uomo,  per vendicarsi, vuole uccidere la befana e prendere il sul posto. Un gruppo di ragazzini alunni della maestra Paola correranno in suo aiuto.

Il risultato è una favola moderna ben riuscita e ben orchestra, che evoca le atmosfere tipiche delle fiabe dei fratelli Grimm e del cinema americano anni ‘80 (I Goonnies, E.T-L’extraterrestre, ecc…). Un montaggio rapido, fresco e moderno riesce a evitare (quasi) qualsiasi punto morto e tiene viva l’emozione e il divertimento dall’inizio alla fine.

Il tutto funziona ancora meglio grazie all’ottima coppia di attori formata dalla eccentrica Paola Cortellesi e dal folle e pirotecnico Stefano Fresi, che a mio parere ci regala una delle performance più riuscite della sua carriera. Il vero baluardo di questo prodotto, però, rimane lo sceneggiatore Nicola Guaglianone: dalla sua formidabile penna è nato uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni, e cioè il film del 2016 “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Si sente anche nella “Befana vien di notte” la nota di America che infatti domina tutta la narrazione e che contraddistingue Guaglianone. Una bella storia che amalgama alla perfezione fiabesco e contemporaneo cercando di accontentare tutti, ma soprattutto una storia che conferma l’ottimo momento del cinema italiano. Proprio da quel 2016 che, oltre alla pellicola sopra citata, ci ha sfornato “Perfetti sconosciuti” e “Veloce come il vento”, ha dato inizio a un vero è proprio risorgimento 2.0 per il nostro cinema.

L’unica nota stonata del film di Soavi e Guaglianone sono i ragazzini protagonisti, a cui è stato assegnato un ruolo troppo stereotipato, troppo banale e troppo buonista, che si rende anche a tratti ridicolo volendoli far interagire a tutti i costi con dinamiche che non sono compatibili con la loro tenera età. Anche sul titolo si poteva fare qualcosa di più della solita filastrocca ormai obsoleta.

In conclusione mi sento di affermare che “La befana vien di notte” è un film solido, godibile e ben orchestrato che dà modo al nostro cinema di iniziare con il piede giusto.

Mario Vai

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