Secondo alcune persone, i colori mondiali conosciuti sono dei “semplici colori”, tonalità riconoscibili da tutti per nome e brillantezza; colori che hanno dei riflessi visibili.
Nel ‘900, però, subentrò Yves Klein con il suo nuovo colore blu oltremare, estremamente profondo e privo di riflessi.
Col passare degli anni e delle tecniche nella storia dell’arte, vi era sempre il desiderio di fare di più, di creare qualcosa di nuovo.
Anche i colori sembravano essere pochi nella ricerca del nuovo e del particolare. E così si fece spazio la creazione del Klein blu internazionale.
Yves Klein fu un artista francese, nato a Nizza nel 1928 e morto molto giovane, a Parigi, nel 1962. Fu uno degli artisti più innovativi del Novecento, che si concentrò soprattutto sulla creazione di nuove tonalità che potessero esprimere la vera essenza dei colori.
Klein studiò a lungo come poter creare un blu che fosse più profondo degli altri.
Iniziò creando tele monocrome, usando pigmenti puri uniti solo a dei leganti ma eliminandone il più possibile, così da non far perdere luminosità. Creò più di mille quadri del genere.
Nel 1955 sperimentò il fissativo Rhodopas e notò che con esso i colori cambiavano in meglio.
Per migliorare la sua ricerca si fece affiancare dal colorificio Adam Édouard di Montparnesse e insieme miscelarono il pigmento di lapislazzuli macinati con la resina.
“Un giorno mi chiese se potevo aiutarlo a trovare la miscela di una pittura blu luminosa, vellutata, particolarmente resistente. Aveva provato di tutto per legare il pigmento blu oltremare 1311 che comprava da me: la colla di pelle, l’olio di lino, la caseina … senza mai ottenere l’effetto desiderato” (Adam Édouard).
Ottennero, solo un anno dopo, una tonalità di blu oltremare intenso, vellutato e opaco, privo di riflessi come se non assorbisse la luce. La resina fece sì che il colore fosse più vibrante e non sbiadisse una volta applicato sulle superfici.
Klein aveva l’obiettivo di creare un colore che catturasse l’essenza spirituale del sentimento umano, e per lui il suo blu lo faceva. Lo considerava un colore legato alla spiritualità e che rappresentava il cielo. Da allora a oggi questo colore è conosciuto con la sigla IKB (International Klein Blue) e viene identificato con riferimenti e dati specifici nei cataloghi, come 286C nel catalogo Pantone.
Da quel momento in poi il Klein Blu divenne protagonista delle sue opere, come ad esempio nella sua riproduzione scultorea della Victoire de Samothrace o usato per dipingere i corpi nudi delle modelle che poi avrebbero stampato i loro lineamenti dando inizio così alla vera body art.

Con questo colore Klein dimostrò che era possibile creare una tonalità che avesse del magico oltre che del nuovo, e crearla da zero. Dimostrò come la tenacia ripaga sempre.
La profondità del Klein blu è forte tanto quanto la vera essenza umana.
Con questo colore che sembra non assorbire nessuna luce, l’immaginario artistico cambiò per sempre.








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