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L’evoluzione delle donne della Disney

da 31 Mag 2022Culture0 commenti

Tutto inizia il 1937 con l’uscita di “Biancaneve e i sette nani”, da piccoli siamo stati abituati ad un’immagine della donna diversa da quelle che, dopo tanti anni di combattimento, siamo quasi riusciti ad avere. 

Ci troviamo in Inghilterra nell’Ottocento quando, per la prima volta, si prova a conquistare l’emancipazione femminile, cercando di promuovere la parità e l’uguaglianza tra i sessi.

Nei 60 film prodotti dalla Disney vediamo come l’idea sulle donne cambia e come loro stesse si evolvono, ci accorgiamo come da Biancaneve a Vaiana le cose migliorino. Possiamo dividerle in quattro gruppi. 

Primo gruppo: 1937-1959

Nata nel 1937, Biancaneve non può esser vista come femminista per svariate ragioni, lei sogna che un principe la porterà via con lui per poter vivere il loro lieto fine, ma il femminismo insegna che una donna non ha bisogno di un uomo o di alcun tipo di legame sentimentale per essere felice. 

Subito ce la fanno vedere come una donna che pulisce e accudisce la casa di persone che lei nemmeno conosce, alludendo al fatto che il compito della donna sia questo. È pur vero che ci troviamo nel 1937 e per il mondo le donne sono ancora considerate a un livello più basso rispetto agli uomini, costrette a fare lavori domestici senza avere la possibilità di ribellarsi. A quel tempo si stava entrando in una delle guerre più violente di sempre e quest’immagine aveva lo scopo di educare le bambine e per confortare gli uomini. Walt Disney diceva “Non fidarsi delle donne e dei gatti” quando in realtà lui stesso ha lavorato con moltissime donne, pur non avendogli mai destinato posti importanti. 

Ben tredici anni dopo arriva Cenerentola, ma ci ritroviamo sempre sulla stessa strada, una ragazza definita serva in casa che aspetta che il principe azzurro venga a salvarla. Nel gruppo di Biancaneve e Cenerentola possiamo collocare Aurora, presente nel film “La bella addormentata nel bosco”. Creata nel 1959, pur essendo la protagonista riusciamo a vederla solo per i primi venti minuti del film ed è il personaggio con meno battute in tutta la storia dei film Disney.

Secondo gruppo: 1989-1992

Nonostante Walt Disney sia morto nel 1966 tutto continua ad andare avanti, si inizia ad avere una mentalità più aperta per quanto riguarda la raffigurazione delle donne nel cinema. Nel secondo gruppo possiamo quindi collocare Ariel, Belle e Jasmine. 

Dopo Aurora dobbiamo aspettare ben trent’anni prima che Ariel uscisse allo scoperto. Nel periodo che c’è tra il 1989 e il 1991 comincia la rivoluzione, iniziamo a vedere come le donne vengono raffigurate molto più indipendenti, Ariel (1989) e Jasmine (1992) decidono di mettersi delle vesti povere per poter evadere dalla propria posizione. Dobbiamo riconoscere anche che un personaggio molto importante per questo cambiamento è Belle (1991), soprattutto nel momento in cui la Bestia, che viene salvata dalla stessa Belle, si dimostra poco gentile e la protagonista mette subito le cose in chiaro senza dover scendere a compromessi.  “La Bella e la Bestia” inoltre è conosciuto anche grazie a Gaston, personaggio rappresentato come un molestatore che non accetta un no come risposta e fa di tutto pur di stare con lei, facendo arrivare un messaggio e facendo luce sull’argomento di molestie sessuali e psicologiche.

Parlando di Jasmine vi ricorderete una tra le sue frasi più famose, “Io non sono un trofeo da vincere”, dedicata al padre, in cui dichiara di voler essere lei a governare e che, anche se poi si innamora, la prima cosa che le importa è poter decidere per sé! Siamo arrivati al punto in cui la donna non è più una proiezione del suo partner, ma bensì possiamo vedere la necessità di l’uguaglianza che cerca di trasmettere il film.

Terzo gruppo: 1995-1999

Fortunatamente questa emancipazione non finisce qui e, dal 1995, nascono nuovi personaggi che abbandonano l’idea di principessa per poter diventare delle guerriere. Veniamo quindi al terzo gruppo composto da Pocahontas (1995), Mulan (1998) e Jane (1999).  

“Pocahontas” è il primo film d’animazione in cui la protagonista non ha un lieto fine, ma anzi decide di sacrificarsi per salvare il popolo dall’invasione degli inglesi, ed è uno dei pochi film che insegna ai bambini che non tutte le persone che si amano rimangono insieme per tutta la vita. Mulan è ritenuta molto coraggiosa per essersi travestita da uomo per difendere la vita del padre, salvando la Cina. Per quanto riguarda Jane, anche se ufficialmente non è una principessa viene comunque vista come una donna forte che abbandona tutto per fare l’esploratrice così da approfondire i suoi studi. 

Quarto gruppo: 2009-2016

Nell’ultimo gruppo, il più vicino ai giorni nostri, abbiamo Tiana (2009), Rapunzel (2010), Merida (2012), Anna e Elsa (2013) e Vaiana (2016). 

Tiana è la prima principessa di colore presente in un film Disney. Questo portò entusiasmo, ma anche molto scalpore tra gli americani razzisti: ci sono state addirittura delle denunce, che sono state ovviamente fatte cadere. Poi c’è Rapunzel, rappresentazione perfetta di una ragazza adolescente che mostra anche le caratteristiche psicologiche di un’adolescente, cercando di far vedere in tutti i modi a madre Gothel che lei può farcela anche da sola.  

Arriviamo ora a una delle mie preferite, Merida che in “Ribelle: The Brave” è stata capace di conquistare molte bambine, mostrando l’immagine di una principessa meno aggraziata delle altre. Molti la vedono mascolina e non adatta al suo posto ed è la prima principessa a non innamorarsi e che addirittura partecipa alla gara con l’arco indetta per trovarle un principe vincendola. Merida è stato il punto di partenza per molte ragazze: ha fatto capire che il miglior partner, quello che rimarrà sempre accanto, è proprio sé stessa. 

È arrivata l’ora di due sorelle, costrette a crescere separate per un piccolo incidente ma che, fortunatamente, riescono a ricongiungersi una volta adulte. Ebbene sì, parliamo di Anna ed Elsa. Anna, una donna che sceglie di sposare un uomo con cui ha solamente cantato una canzone: una decisione più che lecita, visto ciò che le è successo, anche se, come tutti sappiamo, verso la fine del film avrà la sua rivincita contro Hans.  

Elsa invece è piena di debolezze, ma nonostante ciò lei continua ad andare avanti per rappresentare coloro che hanno bisogno di qualcuno al proprio fianco. Tuttavia c’è un personaggio che risulta femminista anche se passa inosservato: Kristoff. Prima di baciare Anna lui le chiede il permesso e non dà per scontato che la sua risposta sia un sì. 

Arriviamo alla fine di questa classifica con Vaiana sembra che sia la prima donna nella storia della Disney ad affrontare il tema della vocazione: è l’oceano che sceglie lei e decide di assecondare il suo volere.  Anche una donna può sentire il suo destino che la chiama e può decidere cosa farne della sua vita.

“La fantasia non ha età e i sogni sono per sempre” – Walt Disney 

Tutto inizia il 1937 con l’uscita di “Biancaneve e i sette nani”, da piccoli siamo stati abituati ad un’immagine della donna diversa da quelle che, dopo tanti anni di combattimento, siamo quasi riusciti ad avere. 

Ci troviamo in Inghilterra nell’Ottocento quando, per la prima volta, si prova a conquistare l’emancipazione femminile, cercando di promuovere la parità e l’uguaglianza tra i sessi.

Nei 60 film prodotti dalla Disney vediamo come l’idea sulle donne cambia e come loro stesse si evolvono, ci accorgiamo come da Biancaneve a Vaiana le cose migliorino. Possiamo dividerle in quattro gruppi. 

Primo gruppo: 1937-1959

Nata nel 1937, Biancaneve non può esser vista come femminista per svariate ragioni, lei sogna che un principe la porterà via con lui per poter vivere il loro lieto fine, ma il femminismo insegna che una donna non ha bisogno di un uomo o di alcun tipo di legame sentimentale per essere felice. 

Subito ce la fanno vedere come una donna che pulisce e accudisce la casa di persone che lei nemmeno conosce, alludendo al fatto che il compito della donna sia questo. È pur vero che ci troviamo nel 1937 e per il mondo le donne sono ancora considerate a un livello più basso rispetto agli uomini, costrette a fare lavori domestici senza avere la possibilità di ribellarsi. A quel tempo si stava entrando in una delle guerre più violente di sempre e quest’immagine aveva lo scopo di educare le bambine e per confortare gli uomini. Walt Disney diceva “Non fidarsi delle donne e dei gatti” quando in realtà lui stesso ha lavorato con moltissime donne, pur non avendogli mai destinato posti importanti. 

Ben tredici anni dopo arriva Cenerentola, ma ci ritroviamo sempre sulla stessa strada, una ragazza definita serva in casa che aspetta che il principe azzurro venga a salvarla. Nel gruppo di Biancaneve e Cenerentola possiamo collocare Aurora, presente nel film “La bella addormentata nel bosco”. Creata nel 1959, pur essendo la protagonista riusciamo a vederla solo per i primi venti minuti del film ed è il personaggio con meno battute in tutta la storia dei film Disney.

Secondo gruppo: 1989-1992

Nonostante Walt Disney sia morto nel 1966 tutto continua ad andare avanti, si inizia ad avere una mentalità più aperta per quanto riguarda la raffigurazione delle donne nel cinema. Nel secondo gruppo possiamo quindi collocare Ariel, Belle e Jasmine. 

Dopo Aurora dobbiamo aspettare ben trent’anni prima che Ariel uscisse allo scoperto. Nel periodo che c’è tra il 1989 e il 1991 comincia la rivoluzione, iniziamo a vedere come le donne vengono raffigurate molto più indipendenti, Ariel (1989) e Jasmine (1992) decidono di mettersi delle vesti povere per poter evadere dalla propria posizione. Dobbiamo riconoscere anche che un personaggio molto importante per questo cambiamento è Belle (1991), soprattutto nel momento in cui la Bestia, che viene salvata dalla stessa Belle, si dimostra poco gentile e la protagonista mette subito le cose in chiaro senza dover scendere a compromessi.  “La Bella e la Bestia” inoltre è conosciuto anche grazie a Gaston, personaggio rappresentato come un molestatore che non accetta un no come risposta e fa di tutto pur di stare con lei, facendo arrivare un messaggio e facendo luce sull’argomento di molestie sessuali e psicologiche.

Parlando di Jasmine vi ricorderete una tra le sue frasi più famose, “Io non sono un trofeo da vincere”, dedicata al padre, in cui dichiara di voler essere lei a governare e che, anche se poi si innamora, la prima cosa che le importa è poter decidere per sé! Siamo arrivati al punto in cui la donna non è più una proiezione del suo partner, ma bensì possiamo vedere la necessità di l’uguaglianza che cerca di trasmettere il film.

Terzo gruppo: 1995-1999

Fortunatamente questa emancipazione non finisce qui e, dal 1995, nascono nuovi personaggi che abbandonano l’idea di principessa per poter diventare delle guerriere. Veniamo quindi al terzo gruppo composto da Pocahontas (1995), Mulan (1998) e Jane (1999).  

“Pocahontas” è il primo film d’animazione in cui la protagonista non ha un lieto fine, ma anzi decide di sacrificarsi per salvare il popolo dall’invasione degli inglesi, ed è uno dei pochi film che insegna ai bambini che non tutte le persone che si amano rimangono insieme per tutta la vita. Mulan è ritenuta molto coraggiosa per essersi travestita da uomo per difendere la vita del padre, salvando la Cina. Per quanto riguarda Jane, anche se ufficialmente non è una principessa viene comunque vista come una donna forte che abbandona tutto per fare l’esploratrice così da approfondire i suoi studi. 

Quarto gruppo: 2009-2016

Nell’ultimo gruppo, il più vicino ai giorni nostri, abbiamo Tiana (2009), Rapunzel (2010), Merida (2012), Anna e Elsa (2013) e Vaiana (2016). 

Tiana è la prima principessa di colore presente in un film Disney. Questo portò entusiasmo, ma anche molto scalpore tra gli americani razzisti: ci sono state addirittura delle denunce, che sono state ovviamente fatte cadere. Poi c’è Rapunzel, rappresentazione perfetta di una ragazza adolescente che mostra anche le caratteristiche psicologiche di un’adolescente, cercando di far vedere in tutti i modi a madre Gothel che lei può farcela anche da sola.  

Arriviamo ora a una delle mie preferite, Merida che in “Ribelle: The Brave” è stata capace di conquistare molte bambine, mostrando l’immagine di una principessa meno aggraziata delle altre. Molti la vedono mascolina e non adatta al suo posto ed è la prima principessa a non innamorarsi e che addirittura partecipa alla gara con l’arco indetta per trovarle un principe vincendola. Merida è stato il punto di partenza per molte ragazze: ha fatto capire che il miglior partner, quello che rimarrà sempre accanto, è proprio sé stessa. 

È arrivata l’ora di due sorelle, costrette a crescere separate per un piccolo incidente ma che, fortunatamente, riescono a ricongiungersi una volta adulte. Ebbene sì, parliamo di Anna ed Elsa. Anna, una donna che sceglie di sposare un uomo con cui ha solamente cantato una canzone: una decisione più che lecita, visto ciò che le è successo, anche se, come tutti sappiamo, verso la fine del film avrà la sua rivincita contro Hans.  

Elsa invece è piena di debolezze, ma nonostante ciò lei continua ad andare avanti per rappresentare coloro che hanno bisogno di qualcuno al proprio fianco. Tuttavia c’è un personaggio che risulta femminista anche se passa inosservato: Kristoff. Prima di baciare Anna lui le chiede il permesso e non dà per scontato che la sua risposta sia un sì. 

Arriviamo alla fine di questa classifica con Vaiana sembra che sia la prima donna nella storia della Disney ad affrontare il tema della vocazione: è l’oceano che sceglie lei e decide di assecondare il suo volere.  Anche una donna può sentire il suo destino che la chiama e può decidere cosa farne della sua vita.

“La fantasia non ha età e i sogni sono per sempre” – Walt Disney 

Martina Mangiavacchi

Martina Mangiavacchi

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