L’origine delle fiabe popolari
L’origine delle fiabe popolari è davvero affascinante. Le fiabe che oggi conosciamo come storie per bambini, in realtà, nascono in un contesto molto diverso. Prima di essere adattate per i più giovani, queste storie erano destinate agli adulti e facevano parte di una tradizione orale antica e complessa. Non erano storie rassicuranti, ma piene di elementi drammatici, simbolici e a volte crudeli, che riflettevano la vita delle comunità che le raccontavano.
Le fiabe non erano un genere letterario ben definito, ma un patrimonio collettivo che veniva tramandato oralmente. La gente le raccontava a casa o nella comunità, spesso la sera, e servivano per trasmettere la cultura e affrontare temi importanti della vita: la fame, l’abbandono, la morte, la paura dell’ignoto. Il bosco, che compare in molte di queste storie, non era solo un simbolo, ma un luogo reale e potenzialmente pericoloso. Le figure della matrigna, dell’orco o della strega rappresentavano tensioni sociali, conflitti familiari e timori collettivi.
Nel XIX secolo, due studiosi, Jacob Grimm e Wilhelm Grimm, fecero un lavoro importante per raccogliere e sistemare queste storie. Non volevano scrivere per bambini, ma preservare e valorizzare il patrimonio narrativo popolare tedesco, che consideravano parte dell’identità culturale nazionale. Le prime edizioni delle loro raccolte mantenevano molti elementi di durezza e realismo, coerenti con la tradizione orale da cui provenivano.
Tuttavia, col tempo, le fiabe subirono cambiamenti. Alcuni aspetti ritenuti troppo crudi vennero attenuati o eliminati; la dimensione morale divenne più esplicita; alcune figure vennero trasformate per renderle meno problematiche. Questo processo rifletteva un cambiamento più ampio nella concezione dell’infanzia, che ora era considerata una fase della vita da proteggere e guidare attraverso strumenti educativi adeguati. Le fiabe cominciarono così a essere viste non solo come documenti folklorici, ma anche come mezzi pedagogici.
Nonostante queste trasformazioni, le strutture profonde delle fiabe rimasero sostanzialmente inalterate. Il percorso dell’eroe o dell’eroina continua a essere un itinerario di prova e crescita; l’attraversamento di spazi oscuri rappresenta una metafora del confronto con le difficoltà; la presenza del male è un elemento necessario allo sviluppo narrativo. Proprio questa permanenza di nuclei simbolici universali spiega la loro capacità di attraversare i secoli.
Le fiabe popolari, quindi, non nascono come racconti ingenui o esclusivamente infantili. Esse affondano le proprie radici in una cultura orale complessa, in cui la narrazione svolgeva una funzione sociale, educativa e simbolica di primaria importanza. La loro successiva trasformazione non ha cancellato la loro origine, ma ha ridefinito il pubblico e le modalità di fruizione. Comprenderne la genesi significa riconoscere nella fiaba non soltanto un genere letterario, ma una forma essenziale di elaborazione dell’esperienza umana.
Sanja Mandolini









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