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Tra le pennellate dell’anima: Sindrome di Stendhal

da 18 Dic 2023Culture2 commenti

La sindrome di Stendhal, detta anche “Sindrome di Firenze” – dal momento che ha colpito specialmente individui nella famosa città d’arte toscana – è un disturbo psico-somatico largamente diffuso e provato da alcune persone davanti a delle opere d’arte.

È sempre stato appurato che l’arte fosse in grado di suscitare forti emozioni e addirittura di destabilizzare l’animo di chi la osserva, ma ciò che molti non sanno è che può far scaturire una sindrome vera e propria, che a volte finisce per essere grave.

Vi è molta oscurità su condizioni come queste: molti ritengono sconvolgente poter provare un disturbo del genere per un’opera d’arte, credono che sicuramente ci sono problemi psichici già affermati se un uomo reagisce così.

Immagina di sognare da tutta la vita di vedere un quadro, talmente tanto da fremere dalla gioia quando solo qualche muro vi separa. Ma nel momento in cui ti ritrovi a fronteggiare l’opera che tanto ami, il tuo mondo sembra vibrare, la tua vista accecarsi e il tuo corpo pare essere ripercosso da scosse e brividi. 

La sindrome di Stendhal è un disturbo che venne individuato per la prima volta nel 1977 da una psichiatra fiorentina, successivamente a degli episodi in cui turisti stranieri, nella bellissima città d’arte Firenze, furono colpiti da episodi acuti di sofferenza psichica improvvisa e di breve durata. Alcuni addirittura affermarono di aver provato fenomeni illusionali e allucinazioni uditive.

Dunque, questa è una sindrome che si manifesta con una sensazione di malessere diffuso associato a sintomi psichici e fisici, di fronte ad opere d’arte di particolare bellezza.

Si manifesta in maniera improvvisa e inaspettata e non necessariamente negli esperti d’arte: basta essere sensibili ad essa.

Non viene definita una malattia, ma rientra nei disturbi psicosomatici come gli attacchi di panico, la derealizzazione o la depersonalizzazione.

Il Disperato – Gustave Courbet

La suddivisione della sindrome di Stendhal sotto il punto di vista della gravità delle manifestazioni la divide in tre gruppi, definiti rispettivamente: primo quadro clinico, secondo quadro clinico e terza forma.

Il primo quadro clinico, meno grave, presenta sintomi quali palpitazioni, senso di oppressione toracica e difficoltà respiratoria che portano a pensare ad un possibile attacco d’asma. Le vertigini e lo svenimento sono comunque comuni e viene confermato un attacco di panico con ansia somatizzata (ovvero con forti sintomi fisici, somatici). A livello psicologico, questa causa un senso di derealizzazione e depersonalizzazione che viene successivamente trattato tentando di ricondurre il soggetto “al mondo reale” tramite il collegamento alle sue abitudini.

Il secondo quadro clinico è invece completo di crisi di pianto e stati depressivi che si collegano ai disturbi dell’affettività. Il paziente presenta sintomi contrastanti come fasi di forte euforia a stati di angoscia profonda e sensi di colpa totalmente immotivati. È quindi importante una valutazione psicologica per verificare se sia necessaria una CBT (terapia cognitivo – comportamentale).

La terza forma si manifesta invece in soggetti che hanno già una storia clinica di disturbi psicologici e/o scompensi psicologici, caratterizzata da allucinazioni di varia natura e con alterazione di percezioni, suoni, forme, colori e l’ambiente che li circonda. Risulta molto grave in quanto il paziente vede l’ambiente circostante come un ambiente persecutorio.

Tutte queste fasi sono assolutamente transitorie e sembrano scomparire all’allontanamento del soggetto dall’opera. Gli episodi, tuttavia, possono durare sia qualche ora che qualche giorno.

Vi sono vari studi riguardo a questo genere di impatto emotivo che si sviluppa a seguito della visione di un’opera d’arte, perché è determinato da vari fattori.

La sindrome di Stendhal non ha ad oggi una base neurobiologica riconosciuta, ma sembra essere connessa ad un’ alterazione nei livelli dei neurotrasmettitori come la serotonina, dopamina e noradrenalina (che influiscono sulla percezione dell’ambiente circostante e regolano le reazioni psicosomatiche), il fatto che causi episodi depressivi può indurci a pensare che questa sia causata da un calo drastico dei livelli di serotonina.  

Non è da escludere una predisposizione genetica. 

È inoltre plausibile che la sindrome di Stendhal sia causata da uno stato di alterazione del SNA (Sistema Nervoso Autonomo) visti i sintomi come ansia, palpitazioni e difficoltà respiratorie. Possiamo ricondurli ad una attivazione del sistema nervoso autonomo in quanto quest’ultimo regola le funzioni automatiche come battito cardiaco e respirazione.

Risulta anche sensato che essa provenga da una forte reazione del sistema endocrino dove l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) porta a una maggiore produzione di cortisolo, ormone dello stress, associato a disturbi dell’umore. 

La sindrome di Stendhal coinvolge diverse regioni cerebrali, tra cui: 

  • Ipotalamo (Coinvolto nella regolazioni di funzioni endocrine e autonome); 
  • Gangli della base (Partecipano al controllo dei movimenti volontari); 
  • Amigdala (Gioca un ruolo chiave nella memoria emotiva e la risposta alle emozioni); 
  • Lo striato ventrale ( Coinvolto nei circuiti neurali legati alle ricompense); 
  • Corteccia orbitofrontale (Coinvolta nella regolazione emotiva, esecutiva e delle decisioni sociali).

Freud, per esempio, aveva già studiato il fenomeno dell’interpretazione delle opere d’arte arrivando alla conclusione che gli artisti esprimono i loro conflitti interiori e profondi attraverso l’arte e ciò è comune a quasi tutti gli artisti dei vari secoli. 

L’arte è sempre stata un mezzo di liberazione, di espressione di sé e molte volte di sfogo.

Di conseguenza, negli individui particolarmente sensibili o empatici nei confronti del mondo, è possibile che si manifesti lo stesso senso di malessere che aveva l’artista durante la realizzazione della sua opera.

Infine, recenti studi presentano una teoria che ci dice che i neuroni a specchio (presenti in diverse regioni cerebrali), possano “impazzire” a causa di un grande input visivo da un’opera d’arte tale da generare una reazione fisica.

Dunque, l’ambiente che ci circonda regola le nostre emozioni, i nostri stati d’animo e di conseguenza, anche la nostra condizione mentale. 

L’arte è straordinaria: addirittura in grado di destabilizzare un meccanismo perfetto come il corpo umano. 

Ma la psiche resterà sempre un bellissimo mistero: proprio come tutte le opere che celano profondi e allettanti emozioni.

Un articolo di Aurora Pia Scuderi e Mattia Caruso

Aurora Pia Scuderi

Aurora Pia Scuderi

Aurora Pia Scuderi, detta "Rory", nasce in un piccolo paesino in provincia di Catania, nella regione siciliana. Ogni tipo di arte la entusiasma, come se fosse tutto ciò che le bastasse per vivere bene: le servono solo una penna, un foglio di carta e una miriade di parole per sentire viva sé stessa. «Riempi la carta con i respiri del tuo cuore.» diceva William Wordsworth e Rory si esprime così.

2 Commenti

  1. Luana

    Interessante è bellissimo articolo!

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  2. Emanuele

    Articolo eccellente su un argomento molto interessante, ben argomentato. Complimenti agli autori!

    Rispondi

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