Sono i Fast Animals and Slow Kids e vengono da Perugia!

fask

23 Gennaio 2016. Fast Animals and Slow Kids. Monk Club. Roma.

Ero carico già una settimana prima dal concerto. Le canzoni mi ronzavano in mente in continuazione, ogni secondo. Sentivo la voglia di voler cantare a squarciagola ogni singola frase di quei maledetti testi che ormai erano impressi nella mia mente.
E poi arrivò sabato. E chi se la scorda più quella serata! Qualche mese prima ero andato al mio primo concerto, un live tranquillo, con della buona musica e spazio per vedere in modo decente il palco.
Bene, quel sabato sera fu tutto diverso. Del resto, cosa c’era da aspettarsi dai FASK? Di certo non una cosa tranquilla.

Eravamo in una parte di pubblico che sembrava abbastanza calmo, poco prima dell’inizio del concerto. Scambiavamo due parole, mentre intorno il clima si surriscaldava sempre di più. Il fonico era sul palco a controllare l’attrezzatura, e già il pubblico cominciava a scalpitare. Mi sentivo a mio agio, anche se circondato da persone più grandi di me, tutte molto energiche.
E poi arrivò il momento in cui la band perugina salì sul palco. E quando il nostro Aimone (cantante della band) intonò “Overture”, scoppiò il delirio. La folla impazzì, ma noi ancora esitammo. Ci volevamo godere la canzone e vedere l’evolversi della situazione. Da lì fino alla fine del concerto la tranquillità abbandonò il locale.
Poi, ci guardammo negli occhi e, con uno sguardo d’intesa, ci buttammo nella folla. Era la prima volta che andavo a “pogare” a un concerto… Beh, in effetti era solo il secondo, ma ero a mio agio. Quando ti lasci trasportare dalla musica diventa tutto fantastico. Le emozioni che ti può lasciare un concerto sono indescrivibili.

Saltavamo e cantavamo tutti insieme. Un unico coro, un’unica voce. Spintoni, gomitate, calci. Non sentivo nulla, solo la musica e il pubblico. Per un istante infinito non eravamo più noi. Ci sentivamo liberi, ci sentivamo vivi.
Caddi due volte. La prima volta persi una scarpa che un ragazzo mi ripassò gentilmente. Nella seconda caduta mi ruppi un pezzo di unghia, mi aiutarono a rialzarmi, e continuai a saltare e a cantare, nonostante tutto.
Il vero delirio scoppiò quando Aimone si lanciò sul pubblico. Tutti con le mani sollevate al cielo nel tentativo di toccare il loro, o meglio il nostro, amato cantante. Si aggrappò persino a un’asta per girarsi verso il palco, poi si lasciò cadere e un oceano di mani lo riportò verso il punto di partenza.

Ma ciò che ha caratterizzato realmente il concerto è stata una semplice frase. Una frase che il cantante pronuncia a ogni concerto, e che genera ogni volta un applauso interminabile e fantastico: “Noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia!”.
Noi romani ci siamo fatti riconoscere, con un applauso frastornante. Era anche il loro ultimo concerto nella capitale prima di una lunga pausa della band.

Ormai sono passate alcune settimane dalla fine del concerto, ma tengo ancora strette le emozioni che ha saputo lasciarmi. Rimpiango solo di aver conosciuto la band proprio prima di una pausa. Proprio nel momento dell’ultimo saluto. Ma aspetterò con ansia il prossimo tour, ancora più pronto e ancora più carico, per rivivere le stesse forti emozioni.

Angelo Ceppari

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