La domenica creativa: Forse, a volte, è molto meglio aspettare!

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E sono di nuovo qui, seduta alla stazione, che aspetto. La gente passa di fretta, con la paura di perdere il treno, e non mi degna di uno sguardo. Forse solo una ragazza, di sfuggita, si è voltata a guardarmi.

Non capisco perché le persone vadano sempre di fretta, perché si facciano condizionare dal tempo, al quale noi stessi abbiamo dato una misura. Io intanto aspetto.

Aspettare significa disporsi all’arrivo di qualcuno o di qualcosa; attendere ansiosamente, desiderare. Ognuno di noi aspetta qualcosa che potrebbe anche non arrivare mai, una chiamata, un messaggio, una notizia o l’arrivo di una persona. Aspettare, però, significa anche desiderare, ed è proprio quando l’attesa si trasforma in desiderio che si mettono in gioco i sentimenti. Ognuno di noi desidera qualcosa o qualcuno, ma senza l’attesa non sarebbe un desiderio, perché ottenere tutto e subito non farebbe apprezzare poi quello che si vuole.
Qui alla stazione ci sono due uomini che discutono: uno di loro è stato tradito dalla fidanzata. Anche lui aspetta. Aspetta un messaggio di scuse, che potrebbe non arrivare mai. Sta urlando, probabilmente per sfogarsi, che le donne sono tutte uguali: se loro tradiscono, devono essere perdonate. Gli uomini no. Dice che le donne non sanno amare.
Sto lì seduta e non posso fare a meno di ascoltarlo, e rispondergli, dentro di me. L’amore non viene vissuto da tutti allo stesso modo, e anche in questo caso bisogna saper aspettare, un “sì” ad una proposta, un messaggio di scuse o semplicemente un’attenzione in più dalla persona della quale siamo innamorati.
L’attesa può essere davvero importante, a volte.
Qui, alla stazione, è pieno di persone che aspettano. Treni che passano, nei quali alcuni salgono e altri no, probabilmente perché anche loro, come me, stanno aspettando una persona.
Fra tutte le persone che aspettano, ce n’è una che mi colpisce di più: un’anziana signora che parla al telefono: “Tra quanto arrivi? Non vedo l’ora di riabbracciarti, mi manchi tanto”. Queste le prime parole che sento. Continua la conversazione elencando le cose che ha preparato per pranzo, che a quanto pare, sono le preferite dell’interlocutore. Chiude la telefonata, si siede sulla panchina e aspetta. Dopo dieci minuti arriva il treno. La signora si alza, si dà una sistemata e inizia a guardarsi intorno, frenetica. La osservo e d’un tratto il suo volto cambia espressione: un enorme sorriso le illumina il volto e gli occhi le  brillano di felicità. Un uomo, anziano anche lui, le va in contro aprendo le braccia. Lei lo abbraccia e con gli occhi lucidi gli dice “non immaginavo potessi mancarmi così tanto, amico mio “. Il mio cuore si stringe di fronte a questa scena così bella e il mio pensiero torna su quella parola: “aspettare”.
Dopo aver riflettuto, e dopo aver vissuto questi momenti, posso dire che forse, a volte, è molto meglio aspettare, perché così si riesce a dar più valore alle cose.
Chiara Ceppari

2 commenti

  1. alexandra dice: Rispondi

    E veramente bello 🙂

  2. Sara Brizi dice: Rispondi

    BRAVISSIMA CHIARETTA ♡

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