Votare per resistere

“Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave”.

Sono le parole pronunciate nel 2002 dal magistrato Francesco Saverio Borrelli in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Alludono, in modo neanche troppo velato, alle riforme con cui il secondo governo Berlusconi stava indebolendo l’azione della magistratura, soprattutto per fini personali. Borrelli è stato anche il capo del pool di investigatori che dal 1992 al 1999 portarono avanti Mani Pulite, il processo che ha fatto implodere il sistema politico della Prima Repubblica; un sistema marcio che sfruttava i soldi dello Stato per fini politici, macchiato in modo indelebile dalla piaga delle tangenti: soldi pagati dagli imprenditori per ottenere appalti pubblici.

Lo slogan “resistere, resistere, resistere” verrà utilizzato poi nelle manifestazioni sempre contro quel governo Berlusconi, e tornerà anche nel 2006, in riferimento all’instabile governo Prodi di centrosinistra. Gran parte dell’opinione pubblica inciterà il professore di Bologna a “resistere, resistere, resistere”, come unico argine al ritorno di Berlusconi. Sempre lui.

Oggi, alla vigilia delle elezioni politiche, siamo nella stessa situazione del 2002 e del 2006: la stabilità e la salute economica e sociale del paese sono in pericolo. Non solo Silvio Berlusconi è tornato, ma la minaccia di un suo governo è ancora peggiore, perché nella coalizione di centrodestra – quella che potrebbe avere la maggioranza in Parlamento – oltre a Berlusconi ci sono anche Matteo Salvini, con la Lega, e Giorgia Meloni, con Fratelli d’Italia. Il primo è così assetato di potere da giurare durante un comizio sul Vangelo e sulla Costituzione salvo poi ignorarne costantemente i principi con le sue violente sparate xenofobe e anti-democratiche. La seconda è a capo di una forza politica discendente diretta del Movimento Sociale Italiano; non nasconde tendenze razziste e fasciste e a pochi giorni dalle elezioni va a visitare il premier ungherese Viktor Orban, lo stesso che ha costruito un muro per impedire ai migranti che scappano dalla guerra in Siria di entrare in Europa.

Per impedire che queste forze governino l’Italia per i prossimi cinque anni e che altre ancora più estreme, come Casapound e Forza Nuova, prendano il largo, bisogna quindi “resistere, resistere, resistere”, contro politiche antieuropeiste, elitarie, a favore dei più ricchi e a scapito dei più poveri, di qualunque nazionalità.

Resistere innanzitutto andando a votare per ribadire la democraticità del paese. Resistere votando poi forze che di questa democraticità fanno il fondamento della loro proposta politica: la coalizione di centrosinistra, composta in primis dal Partito Democratico, ma non solo. Anche la lista di Liberi e Uguali di Pietro Grasso e quella di Potere al Popolo, da cui sta nascendo una nuova visione della sinistra radicale. E poi anche il Movimento Cinque Stelle, che nonostante le innumerevoli contraddizioni interne ha iniziato un processo di istituzionalizzazione che lo porterà a posizioni più moderate, come dimostrano le recenti aperture al mondo dell’industria del capo politico Luigi Di Maio e la squadra di governo presentata prima delle elezioni, composta da molti nomi già attivi nelle istituzioni; al peggio un governo a cinque stelle risulterebbe, come a Roma, nell’immobilismo. Senza contare poi altre liste democratiche minori.

La battaglia, come sul Piave citato dal magistrato Francesco Saverio Borrelli, è quindi su due fronti ben distinti. Bisogna scegliere da che parte stare: quella anti-violenta dei valori democratici o quella delle leggi ad personam, del maschilismo e del razzismo. Votare per resistere, a prescindere dalle simpatie e dalle differenze, perché la posta in gioco stavolta è troppo alta.

Alessandro è un ragazzo che vive e studia Lettere a Roma, che non si fa scrupolo a descrivesi in terza persona. Appassionato di musica in quasi tutte le sue forme, ma con una leggera predilezione per i freddi suoni dell’elettronica.

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