24 fotogrammi – Mank

Con “Mank”, David Fincher riconferma le sue favolose doti registiche, trasportando gli spettatori nel divertente ed elegante mondo della Hollywood degli anni ‘30. A causa della pandemia da Covid-19 non abbiamo avuto il privilegio di vedere questo film sul grande schermo, però dal 4 novembre è possibile trovarlo nel catalogo della piattaforma di streaming Netflix.

La sceneggiatura, che ha dovuto attendere quasi 20 anni prima della sua trasposizione cinematografica, ha la firma di Jack Fincher, il padre di David, deceduto nel 2003. Da quel momento il regista statunitense ha provato a cercare un produttore che volesse finanziare l’ultima idea del genitore, ma la risposta è stata sempre negativa. Fino allo scorso anno, quando Netflix ha accolto la proposta.

Il film racconta la storia del famoso sceneggiatore e critico Herman J. Mankiewicz e dei suoi rapporti con i personaggi della Hollywood della Golden Age, fino ad arrivare alla stesura dello script di “Quarto Potere” e alla vittoria agli Academy Awards come miglior sceneggiatura originale di quest’ultimo.

“Mank” non è un biopic come gli altri: Fincher non si è limitato a raccontare la storia dello sceneggiatore, ma si è perfettamente immedesimato nei panni di un regista del tempo. La fotografia in bianco e nero, gli effetti sonori datati e le musiche tipiche dei film dell’epoca lasciano pensare che questo lungometraggio sia tutt’altro che moderno.

L’eccellente performance di tutti i membri del cast ha certamente facilitato il lavoro del regista. Gary Oldman è a dir poco perfetto e in questo film non ne ha sbagliata una, dimostrando ancora il suo eccezionale talento; l’attore stesso ha definito questo ruolo come uno dei più complicati della sua carriera. Accanto a lui troviamo una superba e sorprendente Amanda Seyfried, nei panni dell’ex star del cinema hollywoodiano Marion Davies.

Durante tutto il film viene spesso trattato il tema dell’alcolismo. Infatti, chi conosce qualcosa della vita di Herman J. Mankiewicz saprà dei suoi molti problemi con l’alcol, che hanno quasi distrutto la sua carriera. Fincher non racconta questo dettaglio della sua biografia con delicatezza e, anzi, ci va giù pesante, soprattutto nel finale. 

Altri importantissimi temi vengono discussi durante il corso della pellicola, come la politica e la ludopatia, ed è impressionante quanto il regista sia riuscito a renderli così attuali. Ad esempio nel film viene descritta la campagna elettorale del socialista Sinclair e dei tentativi di scoraggiarlo da parte dell’opposizione attraverso alcune fake news. Un facile paragone può essere fatto tra questo genere di comportamento e quello dei politici attuali, soprattutto ora che i social media consentono una diffusione rapida di qualsiasi tipo di opinione. Sembra proprio che il regista abbia voluto evidenziare il fatto che in quasi un secolo non sia cambiato nulla, né a livello politico e sociale, né nell’industria cinematografica stessa.

Guardare un film del genere sul piccolo schermo fa male: Mank è sicuramente uno di quei lungometraggi che chiunque preferirebbe guardare sulla poltrona di una sala cinematografica, con in mano un bel cestino di pop corn, piuttosto che a casa, sullo schermo di una televisione, circondati da continue distrazioni.

Se siete quindi appassionati di cinema o comunque vi piace scavare nella storia di questa splendida macchina dei sogni, Mank è il film che fa per voi. Le citazioni al cinema Hollywoodiano classico sono ovunque, i personaggi sono fedelissimi alla controparte reale e la storia devia pochissime volte dai fatti realmente accaduti. Fincher ha colpito il bersaglio ancora una volta. D’altronde cosa potevamo aspettarci dal regista di The Social Network, definito ironicamente da lui stesso “il Quarto Potere moderno”.

Una risposta a “24 fotogrammi – Mank”

  1. HRANCHAK8176 dice: Rispondi

    Thank you!!1

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