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Icone di un’epoca – Polaroid

da 29 Mar 2026Creazioni, Culture0 commenti

Amate dai fotografi più professionali ai padri in vacanza con la famiglia, le Polaroid hanno segnato un’epoca diventando tra i formati fotografici più iconici del XX secolo. Il comodo fascino di poter scattare una foto e di poterla avere, in appena qualche minuto, già stampata e incorniciata tra le proprie mani ha trasformato completamente l’esperienza di scatto analogico introducendo dinamiche, sensazioni e stimoli mai provati prima. 

Le origini

Caratterizzata da grandi alti e profondi bassi, la storia della Polaroid nasce nel 1937, quando un visionario chiamato Edwin Land fonda la Polaroid Corporation negli Stati Uniti. Come ci dice il nome, inizialmente la loro produzione non trattava macchine fotografiche bensì filtri polarizzatori, già brevettati da Edwin nel ‘29 (specialmente per le fotocamere Kodak con la quale strinse un accordo).

I primi filtri polarizzatori realizzati da Land – 1930s

La visione 

Tutto ciò rimase invariato fino al 1943 quando, durante una vacanza di famiglia, Land decise di scattare delle foto a sua figlia la quale, con la spontaneità di una mente bambina, fece al padre una domanda che da sola bastò per rivoluzionare l’intera industria fotografica:

“Perché non posso vedere subito la foto?”

Ciò accese nel genio di Land la scintilla che lo portò a lavorare duramente allo sviluppo di una macchina fotografica che potesse auto-sviluppare al proprio interno la fotografia, e nel ‘48 venne commercializzata la Polaroid Model 95, prima fotocamera istantanea della storia.

Non fu facile realizzare questo prodotto, soprattutto per quanto riguarda la pellicola che si rivelò essere l’elemento più ostico. 

Disponibile solo in bianco e nero, la model 95 non usava le classiche Polaroid ma un film dotato di doppio rullino (uno per il positivo e uno per il negativo) che, una volta scattata la foto si estraeva manualmente dalla macchina facendolo passare attraverso due rulli compressori. Una sacca di chimico, poi, rompendosi faceva imprimere il negativo sul positivo fissando la fotografia.

Polaroid model 95

L’ascesa

Era costosa, inefficiente e poco professionale ma nonostante ciò la Model 95 aprì la strada alla fotografia istantanea caratterizzando la seconda metà del ‘900. 

Il colore, dopo anni di studi, si avrà solo nel 1963, data dopo la quale le Polaroid inizierono quella che fu la loro vera ascesa alla popolarità commerciale, grazie anche alla costante riduzione dei costi e, di fatto, all’apertura a un mercato sempre maggiore.

La Polaroid Swinger 20 (1965) fu la prima macchina istantanea veramente accessibile; al prezzo di soli 20$ (dal quale prese il nome), ebbe una diffusione capillare e fu lei ad aprire i cancelli per quello divenne il ventennio più iconico per la fotografia istantanea: gli anni 70’-80’.

Polaroid Swinger model 20

L’icona

Stiamo entrando negli anni ‘70 e la rottura con il passato è tangibile: questa decade portò con sé una rivoluzione culturale mai vista prima dove le vecchie tradizioni, il bigottismo, le credenze e le regole vennero completamente infrante, lasciando scorrere un nuovo sentimento di libertà giovanile nel quale non c’erano limiti ai colori con i quali ci si poteva esprimere. La SX-70 incarna la totalità di questo sentimento rivoluzionario, presentandosi come la capostipite del classico formato quadrato che noi tutti conosciamo.

Rilasciata nel 1972, essa fu la macchina introduttrice della pellicola Polaroid più iconica di sempre. Chiamato come la fotocamera, il film SX-70 introduceva la grande novità di essere un formato integrale, ovvero dotato della classica capacità auto-sviluppante ma con la sostanziale differenza di poter fissare la foto in totale autonomia: bastava premere un pulsante e il gioco era fatto. 

Polaroid SX-70 con Sonar AutoFocus

Il funzionamento è semplice ma geniale: la pellicola è composta da strati di materiale fotosensibile; quando viene scattata una foto, l’immagine in negativo viene impressa sul materiale e, attraverso la fuoriuscita dalla “bocca” della Polaroid, la foto viene schiacciata da dei rulli compressori. Nella cornice più spessa in basso è presente una sacca di chimico il quale, rompendosi alla pressione dei rulli, viene steso su tutto il materiale fotosensibile consentendo lo sviluppo della foto dalla pellicola stessa.

Tutto questo processo è completamente automatizzato e avviene nel giro di pochi secondi: l’invenzione di Edwin Land farà il giro del mondo e diventerà lo standard della fotografia istantanea fino a oltre gli anni 90’.

Sezione della costruzione della pellicola SX-70

Di questa pellicola ci sono state variazioni negli anni: la prima fu la SX-70, poi si passò alla 600 (più sensibile alla luce quindi più versatile) fino alla Spectra (formato allungato) ma alla base di tutto ciò c’è sempre lo stesso funzionamento ideato nel 1972.

Con gli anni ‘80 si passò quasi esclusivamente alla produzione delle più versatili pellicole 600, dalla quale derivò una realizzazione di migliaia di macchine fotografiche diverse: dalle più colorate e “giocattolose” fino alle più serie e professionali come la SLR 680. Il successo fu planetario e comprese qualsiasi target, dagli artisti più estremi (le famose Polaroid di Andy Warhol, i progetti di Galimberti e la raccolta di Andrei Tarkovsky) sino agli utenti più casual e inesperti.

Il declino

Con l’arrivo di ogni apice la discesa è dietro l’angolo, è fisiologico, e questo è stato il caso di Polaroid la quale non ha saputo fronteggiare l’arrivo della fotografia digitale. 

Visto ormai come un supporto obsoleto, la gente passava sempre più alle fotocamere di nuova generazione smettendo di comprare pellicole analogiche di ogni tipo, che si trattassero di classici rullini come di pellicole istantanee. 

Si arriverà così alla prima bancarotta, nel 2001, con la cessazione della produzione delle fotocamere e alla seconda nel 2008, con il completo smantellamento delle fabbriche adibite alla costruzione delle pellicole e conseguente distruzione dei macchinari. 

La Polaroid era morta, o forse no?

Un gruppo di appassionati olandesi decise di provare a salvare questo mondo in via di estinzione. Poteva sembrare un “progetto impossibile” ma, con l’acquisto dell’ultima fabbrica Polaroid rimasta in olanda, questo piccolo gruppo riuscì nel giro di qualche anno a far rinascere una delle aziende più iconiche del ‘900: inizialmente chiamati “The Impossible Project”, ripresero la produzione di pellicole durante tutti gli anni 2010 e nel 2020 rilevarono il marchio originale rinominando la neo-azienda Polaroid.

Composta da innovazione, menti visionarie e ostacoli a volte insormontabili, la storia di questa azienda ha lasciato a tutti noi un marchio indelebile nella nostra memoria, associando le loro fotografie a nostalgia, memorie, momenti felici e spensierati.

Dall’ascesa al declino alla seconda giovinezza, abbiamo ancora molto di cui aspettarci dalla nuova Polaroid Impossibile.

Bessicchio

Bessicchio

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