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A volte non ci bastano le parole

da 8 Feb 2023Culture, In primo piano0 commenti

Vi siete mai posti la domanda: da cosa dipende il talento musicale?

I grandi artisti come The Beatles, come fanno esattamente a inventare qualcosa? Ad avere un’idea per qualcosa che non c’è stato mai prima e avere un’idea che riesce a commuovere la gente? Sembra un compito impossibile, che riesce solo ad alcuni.  Scrivo non rappresentando i grandi artisti, ma come semplice diciassettenne che si è innamorata della musica e prova a farla da sola.

La mia storia musicale non inizia in un momento preciso, la musica è sempre stata presente nella mia vita in vari aspetti. Le canzoni suonate dai CD dei miei genitori: Blur, Beastie Boys o Daft Punk: la musica di sottofondo che mi ha sostanzialmente cresciuta come individuo. Mio padre suonava la chitarra e il piano senza aver mai fatto un corso. I ricordi di una spensieratezza totale quando suonava ed io insieme a mia sorella e mia madre cantavamo la nostra quotidianità; le canzoni scherzose sulle situazioni della nostra vita o sulle cose che dovevamo fare in quel momento.

Penso che ciascuno di noi abbia una canzone per i momenti di tristezza. Una canzone che è in grado di rispecchiare bene il nostro stato d’animo. Alcuni dicono che è inutile andare a piangere nella propria stanza e deprimersi ancora di più ascoltando Radiohead. Per me invece è una katharsis, un elemento necessario della mia vita. 

Quando avevo undici anni mi sono iscritta ad un corso di piano. In realtà, questa è stata l’unica fase in cui ho imparato la base teorica della musica. Nonostante il fatto che abbia dovuto interrompere  il corso per colpa della scuola, non ho mai smesso di suonare. Era comunque qualcosa di diverso. Non provavo necessariamente a imparare le nuove composizioni, ma davo spazio alla mia creatività. Creavo dei piccoli motivi sul piano, e credetemi, non erano per niente cose elaborate o geniali: i brani non avevano un ritmo vero e proprio e a volte neanche una determinata armonia. Una cosa che li caratterizzava, e non è un elemento insignificante, è che erano inventati pienamente da me.

E così è andata. Per il mio quattordicesimo compleanno i miei genitori mi hanno regalato una chitarra classica. Io ho imparato a suonarla un po’ da internet, un po’ da mio padre. Intanto cantavo, ma non cantavo mai sul serio. Non prendevo veramente mai in considerazione che la mia voce avrebbe potuto trasmettere un messaggio importante in una forma artistica. 

Un giorno il nostro prof di musica (durante le lezioni online) ci ha chiesto di fare una semplice canzone sull’argomento della pandemia. Era la prima volta che sono stata costretta a pensare veramente alla forma della mia melodia; sull’inizio e sulla fine; sul testo e sul canto. Dopo averla fatta, ho scoperto che in questo sistema organizzato di GarageBand, c’è una bellezza: la canzone è compiuta e ben strutturata. Da quel momento ho iniziato a fare le canzoni sul mio computer e pubblicarle su SoundCloud – una piattaforma per artisti indipendenti. 

La mia seconda canzone (dopo quella per la scuola) è stata At Night. Ero molto contenta dopo averla composta, perché c’era qualcosa di molto semplice, romantico e nello stesso tempo nostalgico dentro.  Qui sotto avete il link per ascoltarla, se volete:

Se vi siete scoraggiati di creare canzoni perché non avete degli amici bravi in quel settore, dovete sapere che non è una cosa importante. Per fare una band sì, ma per fare la musica no. Non avete la base teorica, la chitarra migliore che ci sia, disponete solo delle cuffie economiche con il vecchio mini-jack? Va bene veramente tutto. Basta solo una persona con un’idea nella testa e il computer per creare qualcosa di straordinario.

Se avete voglia di ascoltare le altre mie canzoni, qui il link ai miei account su varie piattaforme:

Oliwia Perczyńska.

Oliwia Perczynska

Oliwia Perczynska

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