Anima Mundi: Uomo poi Padre e poi Dio

Quattro anni di attesa. Annunci vaghi e sfuggenti, parole allusive, silenzi assordanti. Brevi frammenti dell’artista, della sua anima e del suo corpus, sono rilasciati tra il 2017 e il 2018, anni particolarmente ricchi di speranze da parte di noi inconsolabili soldati della “Sad Army”. E poi, finalmente, “Anima Mundi”, il nuovo disco del “rapper” milanese Andrea Molteni (in arte Axos), esce il 30 ottobre 2020.

È l’anima, come suggerisce il titolo del disco, il fulcro della ricerca dell’artista. Un flebile frammento dal misero peso di 21 grammi, uno spirito quasi ectoplasmatico racchiuso da scudi di carne e sangue, sede della personalità, della coscienza, della vita come concetto a sé. Una sostanza incorporea, immutabile, che nessuno potrà mai vedere ma che tutti, prima o poi, scopriamo di avere. È nell’anima che conserviamo le emozioni più vere e profonde, i ricordi, i dolori, i tratti fondanti della nostra umanità. Uno scrigno inafferrabile che protegge l’ego. Ma proprio questa inafferrabilità rende l’anima così fragile. Ma, soprattutto, così timida.

Axos sa che la vita non è sempre così bella come la raccontano. Forse perché chi celebra le sue gioie dimentica di accennare a tutto il sangue versato, le umiliazioni ricevute, il veleno che, lentamente, impercettibilmente, s’infiltra tra i brandelli di carne: “Vivo di notte perché il sole scotta / Scrivo della morte spesso / Perché la vita lascia l’amaro in bocca” (“Carne Viva”, 2014).

Per questo sa che il confine tra bene e male non è così netto come insegnano le favole. E, soprattutto, che nessuno dei due concetti possiede davvero un’accezione positiva o negativa in senso assoluto. Dal male può nascere il bene, così come può sbocciare un fiore nero dalle crepe della strada, quella stessa strada che «ha dato lezioni e lasciato lesioni» (“Keith Moon”, 2017).

E forse solo liberandosi da questo male, non prima di averlo guardato negli occhi e di aver ricevuto i suoi pugni dritti in faccia, che può nascere il bene consapevole, il bene trascendente, capace di disconoscersi da sé per abbracciare l’intero cosmo: “Ho decodificato l’inferno / Ora so leggere il fuoco, so raccontare l’eterno” (“Black Mamba”, 2016).

E così, con questo disco, la ricerca di Axos giunge al termine: quest’anima da copto o da condor si mostra finalmente ai suoi nudi occhi, e il ragazzo che convertiva i demoni è ora un uomo, pienamente cosciente del significato di tale parola: “Io, io / Giri con le maschere, ti trovo solo in down, down / Io che non somigli a me, somigli a Dio” (“Io”).

Ma il mondo, là fuori, non è mai stato come sperava. E mai lo sarà. L’anima va protetta, ma soprattutto va espressa: “Il mondo come letto, il cielo come tetto / La pioggia che se non è fuori, è dentro / I pugni per difendere il mio nome / Ho solo la mia anima e il mio nome” (“Anima E Nome”). Quell’anima, così tanto cara all’artista, indifesa non solo di fronte all’arroganza dei simili, ma soprattutto all’indifferenza del corpo che la ospita.

Ne hanno visti di orrori questi occhi. Ne hanno accumulate di cicatrici queste membra. Ma ora è tempo di sollevarsi sopra tutto e tutti, superando anche il “sé”. Cosciente del proprio ruolo nel mondo, Andrea è ora pronto a guidare un altro essere indifeso tra la pioggia: “Ti dico: “Rispetta te stessa” / E sarà come stare al sicuro da tutti, tu / Impara allo specchio a guardarti negli occhi / A non chiuderli, illumina i soli” (“Tu (A Mia Figlia)”).

Pertanto l’ascesi di cui parlava Schopenhauer sembra essersi realizzata, non senza sofferenze né livori: “L’amore ci rende diversi, egoista /Ho guardato ai miei difetti e l’ho vista / Ha tutti quelli che all’età sua avеvo anch’io / Prima di diventare uomo, poi padre, poi Dio” (“L’Amore Ci Farà A Pezzi Ancora”). Ora l’anima di Axos, la canna sul palmo senza cartina che non trovava corpo, si è scoperta. Ed è pronta per divenire qualcosa di più: è pronta a essere l’anima del mondo. O, meglio, è pronta a tornare a esserlo, perché, come scrive Plotino: “Questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti.”

Musicalmente il disco è una successione di quattordici atmosfere tutte differenti, accomunate da un particolare mood conduttore, identificabile soprattutto nelle voci ovattate e rauche e nei suoni nebbiosi di “Stoner Eyes”, “California Hate” e “9 Del Mattino”, che ricordano il lavoro precedente dell’artista, “Mitridate”. DADE, Kina, DJ2P, 40, GMoney, BDope, Biggie Paul, Zef e Pitto Stail, autori delle musiche, creano un connubio di stili ed espressioni differenti, un tappeto ideale per le meravigliose liriche di Axos, metricamente e stilisticamente più in forma che mai. Da citare il dilaniante assolo di chitarra presente in “Camden Town”, il ritmo sfacciato di “Hallelujah”, assieme all’ammaliante Rosa Chemical, e l’eccellente accoppiata con la voce sognante di Ghemon in “Settimo Cielo”.

In conclusione, un disco tanto atteso ma che, personalmente, è andato ben oltre le aspettative. Un’opera che forse non convincerà al primo ascolto, forse neanche al terzo, ma che dopo il settimo non potrete più smettere di riprodurre. Un lavoro che vi insegnerà, sopra ogni cosa, ad amare. E che sia un amore malato come quello di “Emily”, o sovversivo come in “Danika”, sarà sicuramente un amore vero, perché frutto dell’accettazione. E, soprattutto, un disco che vi insegnerà a stare in mezzo alla pioggia, senza il terrore di bagnarvi.

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