DARK come scuola di pensiero

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Nel 2017 Netflix ha distribuito una serie tv realizzata in Germania, “Dark”. Meglio non classificarla in un genere, capirai il perché più avanti nell’articolo. La serie inizia con due bambini scomparsi in prossimità delle grotte situate nei boschi di Winden. Ma mentre la trama si sviluppa scopriamo che questa non è una serie horror, non è nemmeno lontanamente qualcosa di simile a Stranger Things. “Dark” utilizza le sparizioni dei bambini come pretesto per sviluppare un altro tema, quindi iniziamo!

“Dark” è sicuramente fantascienza incentrata sui viaggi nel tempo e grazie a questi dà origine a concetti filosofici e poetici sull’esistenzialismo. Ogni serie ha una trama basata sui personaggi, ma “Dark” è più simile all’anti-struttura del film in cui c’è solo un accenno di interesse per i personaggi e la loro psiche, in quanto sono usati principalmente come espressione di un concetto. Un’altra caratteristica dell’anti-struttura è il caos degli eventi, che è fondamentale nella suspense di “Dark”, mentre di solito nell’anti-struttura è usato dagli autori solo come esperimento. “Dark” si rivela lentamente. I personaggi sono pedine su una scacchiera, un dipinto svelato sempre un po’ di più in ogni episodio. 

L’anti-struttura cinematografica è usata per rappresentare dei concetti, infatti questa serie è ricca di osservazioni sul dolore e la morte, il tempo e l’amore e su come sono tutti collegati. È strano come nella sofferenza profonda un uomo tenda a isolarsi, mentre tutto ciò che potrebbe farlo sentire meglio è l’opposto dell’isolamento. Il dolore trasforma le azioni nei confronti degli altri, troppo dolore potrebbe renderci ciechi e cinici. Questo tipo di timbro poetico è insolito per una serie distribuita su Netflix. Ed è un’ottima cosa che sia stata prodotta in Germania. Da rimarcare anche la coerenza nelle scelte dei riferimenti narrativi, in quanto tanti degli autori citati provengono da una realtà europea, come Shakespeare, Schrödinger, Schopenhauer, la mitologia greca. 

Si possono trovare riferimenti al cinema tedesco e ai movimenti della letteratura tedesca che ispirano molte scelte narrative in “Dark”. Ad esempio, la bellissima suspense che viene creata dalla recitazione, dalle inquadrature, dal montaggio e dagli effetti sonori. La suspense viene portata al limite, poi tutto si ferma e vieni lanciato in un’altra scena. Questo stile di regia è molto importante anche per la trama perché definisce, ancor di più, che “Dark” non vuole essere una storia dell’orrore. Riguarda l’amore al centro dell’esistenza e delle azioni.

“Tu e io siamo fatti l’uno per l’altro, non credere mai a nient’altro.”

– Jonas e Martha

Jonas e Martha, i due personaggi principali, si ripetono questo mantra: hanno sempre saputo che non esiste una realtà in cui non si incontreranno e non si ameranno. Un filo rosso li lega insieme, lo stesso di Arianna nel labirinto del Minotauro, lo stesso che in “Dark” guida i personaggi all’interno delle caverne. “Dark” è un flusso. Decidi tu se cambierà la tua vita o no. Quindi… perché questa serie si chiama proprio “Dark”? Immagino che ti porti a riflettere su qual è il tuo senso di oscurità e cosa lo causa. Ci sono molte cause che ci portano a percepire l’oscurità, sentirla come vuoto o come dolore profondo o ancora come paura dell’ignoto.

Sicuramente ci sono alcune critiche che si potrebbero sollevare sulla serie. Una potrebbe essere la necessità di lasciare che alcuni personaggi spieghino parti della trama. La narrazione a volte può essere complicata, ma si rivelerà più chiara in seguito! Perché rovinare la bellezza della suspense nell’ultima stagione? A proposito, uno strumento utile per chiarire “Dark” è questo, contiene alberi genealogici e informazioni sui personaggi, gli episodi, gli oggetti significativi e le epoche. “Dark” spiega come potrebbero esistere più realtà allo stesso tempo. E chissà se è pura fantascienza, perché queste realtà non possono essere viste e percepite da noi, ma ciò non significa che non esistano nel nostro mondo.

“La distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente.”

– Albert Einstein

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