Scienza e letteratura due facce della stessa realtà?

In un mondo come il nostro, dove ormai la scienza è diventata tecnoscienza, parlare di una contrapposizione tra cultura scientifica e umanistica risulta paradossalmente inappropriato. Il termine contrapposizione indicherebbe infatti una competizione, una lotta tra le due forme di conoscenza per il primato di sapere universale, e risulta dunque adeguato a descrivere un tempo ormai passato da qualche secolo. Lo scontro tra discipline umanistiche e scientifiche si è concluso, ed ha avuto come esito la schiacciante sconfitta delle prime. Il conflitto non fu certo di breve durata ed è forse da definirsi una guerra di logoramento, che inizia con il Seicento e la scoperta del metodo scientifico e termina con l’Illuminismo e la ricerca dell’oggettività. La letteratura, la filosofia e le arti persero prima il loro prestigio e nei secoli anche il loro valore come forme di cultura, apprezzate da un numero sempre più ristretto di persone. Se una volta artisti, letterati e filosofi erano le figure di riferimento di interi stati, adesso difficilmente riescono a guadagnarsi un posto nelle prime pagine di un quotidiano, e sono piuttosto relegati in una piccola sezione dedicata. Ad oggi non c’è dunque né conflitto né tantomeno confronto tra la componente umanistica e quella scientifica del sapere, c’è solo lo strapotere della seconda.

L’Italia è forse un caso particolare, ma nel mondo è ormai evidente come la scienza abbia monopolizzato l’educazione. Ironicamente proprio quei paesi che si considerano più avanzati hanno progressivamente deciso di dare priorità a una forma di conoscenza e di trascurare l’altra, come se il metodo scientifico non dicesse espressamente di esaminare tutte le fonti d’informazione disponibili per fare una valutazione accurata. Dante fu uno dei grandi uomini del passato a guardare il mondo come una totalità completa, nella quale la fede e le concezioni scientifiche del suo tempo sono allo stesso modo responsabili del destino umano e del divenire della realtà. Certo, alla sua epoca la situazione era opposta a quella della modernità, la religione aveva il primato su tutte le altre discipline, dalla filosofia alla fisica. Tale modello culturale non è certo più valido di quello odierno, ma aveva di positivo la ricerca del senso dell’esistenza oltre la realtà materiale, sia in una dimensione metafisica che internamente all’animo umano.

È un classico del nostro tempo ridere di un approccio organico ed olistico alla scoperta della realtà, quando sarebbe fondamentale lasciare che la nostra umanità informi la pratica scientifica, oggi più che mai. Se un medico si ostina a pensare al malato che si trova di fronte come un insieme di cellule, ignorandone la psicologia, egli starà praticando la sua disciplina in maniera dogmatica, e dunque non considerando il quadro completo dei fatti. Questa mentalità, a prescindere dalla medicina, è inevitabilmente riduttiva e le sue connotazioni scientiste portano a una pratica sconsiderata della tecnica, che porta a invenzioni e scoperte rese di dominio pubblico senza considerarne le possibili implicazioni. È dunque fondamentale continuare a trasmettere i valori della scienza, così che gli studiosi del domani possano operare avendo chiaro in mente le possibili conseguenze del proprio lavoro. Infatti, indipendentemente dal grado di avanzamento della tecnica, questa non svilupperà mai la capacità di elaborare da sé il proprio scopo e sarà sempre e comunque il prodotto della mente di un uomo.

Aldilà dell’ambito scientifico, è forse valido chiedersi quali sono quelle discipline che maggiormente ci hanno arricchito come individui, che hanno strutturato il nostro pensiero e informato le nostre posizioni rispetto alle questioni d’attualità. Sicuramente per tanti questa attività d’introspezione sarà stata influenzata dalle scienze, ma è indubbio che la maggioranza attribuirebbe un ruolo fondamentale alle discipline umanistiche. Siamo d’altronde uomini e donne, e di conseguenza non pensiamo utilizzando il codice binario e non abbiamo matrici, per cui è paradossale trascurare nella nostra educazione quegli ambiti del sapere che hanno radice nella nostra natura di esseri umani. L’arte, la letteratura e la filosofia sono le forme di conoscenza che sviluppano le nostre individualità e allo stesso tempo la società. Ovviamente le scienze devono mantenere grande rilevanza nell’educazione, ma è fondamentale continuare a formare gli individui in ambito umanistico, siccome pochi di noi saranno un domani grandi scienziati, ma sicuramente nessuno di noi smetterà di essere uomo.

Lascia un commento