Pomezia Light Festival, intervista a Opificio

La luce che ridisegna la percezione della realtà. L’arte che occupa gli spazi urbani rivelando emozioni nascoste lì dove sembrava impossibile trovarle. Questo è stato il Pomezia Light Festival, con decine di installazioni create da trenta artisti della luce, che hanno ridisegnato i luoghi simbolo della città di Pomezia con interventi di light design, glitch art e video arte. Completamente organizzato dall’Associazione Culturale Opificio, composta in parte da ex studenti dell’ISS Roberto Rossellini e dal Prof. Roberto Renna e dalla Professoressa Daniela Venanzangeli, l’evento ha modificato, dal 9 all’11 giugno, il volto della città alle porte di Roma.

Noi di Ammazzacaffè, incuriositi da uno degli eventi diurni di contorno al festival, abbiamo raggiunto il Prof. Renna e i membri dell’associazione Simone Sgriccia e Federico Luciano per fargli qualche domanda sul Festival e sul loro lavoro in Opificio.

Ci raccontate cos’è Opificio?

Simone: Opificio nasce nel 2014. Siamo un’Associazione il cui nucleo fondatore è costituito da ex studenti dell’ISS Roberto Rossellini. Ci occupiamo di arti performative e nuovi linguaggi di comunicazione e con il sostegno del Prof. Renna e della Professoressa Daniela Venanzangeli svolgiamo anche un lavoro di tutoraggio con gli studenti del Rossellini nel laboratorio scolastico Officina, per creare un filo conduttore anche con la realtà extrascolastica.

Cosa ha fatto Opificio a Pomezia?

Prof. Renna: Opificio a Pomezia ha costruito quello che normalmente viene chiamato un sogno. A me invece piace chiamarlo un progetto fatto bene in un posto dove non te l’aspetti. Qualcosa di molto bello, significativo ed emozionante. Una riprogettazione della città attraverso un uso artistico della luce.
C’è voluto un anno e mezzo di lavoro. Abbiamo cercato gli artisti e i soldi e siamo riusciti a mettere in piedi tutto. Siamo tanto stanchi, ma tanto contenti.
Solo venerdì sono arrivate cinquemila persone, oltre le aspettative. Siamo stati fortunati, ma dobbiamo ringraziare anche la collaborazione e lungimiranza dell’amministrazione e la disponibilità di artisti come Stefano Lentini e Cristina Trovò.

Potete raccontaci nello specifico in cosa consiste la vostra installazione?

Federico: La nostra installazione è un light show accompagnato dalla musica di Stefano Lentini. Abbiamo usato il serbatoio d’acqua di Pomezia, “il fungo”, e l’abbiamo valorizzato con la luce, per cambiare punto di vista e animare questo simbolo della città.

Qual è stato il processo di creazione?

Federico: Il lavoro è iniziato tre mesi fa, partendo dalla colonna sonora. Abbiamo studiato la musica ed è partito un processo di lavorazione al pc con rendering e anteprime digitali dello show. Poi siamo arrivati al giorno della messa in opera, con una notte intera di programmazione e sistemazione dello spettacolo. Infine è arrivato il pubblico.

Una domanda a te Federico, che ti sei diplomato appena un anno fa. Come è stato il passaggio dalla scuola al mondo lavorativo?

Federico: La differenza si sente. Un anno fa ero all’ultimo giorno di scuola, ora sono qui a organizzare questo progetto. Non me lo sarei mai aspettato.

L’associazione Opificio è un’iniziativa molto singolare. Sta funzionando dal punto di vista lavorativo?

Simone: Noi siamo prima amici e poi colleghi, quindi i rapporti lavorativi sono più semplici. Ed è anche grazie alla particolarità dell’ISS Rossellini, con il suo indirizzo CineTv, che questo è possibile.
Tanti ragazzi diplomati adesso lavorano con noi, come Federico, ma a volte facciamo partecipare alle nostre iniziative anche ragazzi che ancora studiano, così possono già iniziare a formarsi per il mondo del lavoro. Noi vorremmo che l’esperienza del Festival non si fermi a quest’anno, ma diventi qualcosa di duraturo nel tempo.

Come lo vedete il vostro futuro e quello di Opificio?

Simone: Noi vorremmo che Opificio diventi un lavoro a tutti gli effetti. Adesso alcuni di noi studiano ancora quindi è difficile farlo diventare un lavoro vero e proprio, ma nei giorni del Festival ci siamo riusciti. Speriamo ci siano nuove occasioni in futuro.

 

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