In una società dove regna la costante commercializzazione di intelligenze artificiali, cellulari dalle prestazioni inutilmente elevate, abbonamenti per contenuti che non possediamo e piattaforme social con l’obiettivo di atrofizzare le nostre menti, è incredibile come esista ancora una “resistenza analogica” che ripudia tutte queste nuove forme d’intrattenimento di consumo. Ed è ancora più interessante come essa sia composta da persone nate e cresciute al fianco della tecnologia: la generazione Z.
Ad oggi una grande fetta della nostra vita la passiamo su Internet, è un dato di fatto. Azioni che una volta risultavano essere dispendiose, complesse o lunghe oggi possono essere svolte senza troppe difficoltà: avere il mondo tra le dita, è questo il bello della rete moderna dove spedire un messaggio, ascoltare una nuova canzone o scattare una foto e condividerla con gli amici è qualcosa di istantaneo e spensierato.
Stranamente noi ci accorgiamo solo delle cose positive che questa rivoluzione ha portato, chiudendo gli occhi sugli effetti collaterali che sta portando giorno dopo giorno. La continua e rapidissima esposizione a informazioni di pessima qualità e continui paragoni tra la nostra persona e quello che vediamo online ci sta portando non troppo lentamente verso un baratro di apatia e superficialità dove ogni cosa è data per scontata, privata della propria anima in favore di un consumismo cieco.
Questo è quello che la Gen Z sta provando a combattere ancorandosi ai supporti analogici. La stranezza è proprio qui: è atipico che tale movimento non nasca da persone più adulte, cresciute senza mai entrare a contatto con del materiale così intellettualmente basso e che ora si ritrovano immerse nella grande palude dell’AI slop e del doomscrolling. Sono giovani ragazzi e ragazze le persone che più stanno portando avanti questo stile di vita. Ciò trova spiegazione in una particolarità stessa della generazione Z: comprendendo i nati e le nate tra il 1997 e il 2012, essa non inizia in un mondo già digitalizzato ma alla fine di un’era lunga decadi dove la tecnologia analogica era l’unica presente. Crescendo insieme alla rivoluzione digitale d’inizio millennio nessuna generazione ha mai vissuto una transizione di tale peso nella storia dell’umanità.
Nel pratico tutto ciò si tramuta in una vita meno online possibile, o per lo meno con il giusto utilizzo dell’Internet. Invece che ascoltare musica in streaming la gente sta tornando a utilizzare lettori MP3 come iPod, scaricando manualmente la musica da Internet. Per tornare ancora più indietro, sta aumentando la vendita di vinili, salita di più dell’80% dal 2016 al 2023. E si stima un’ulteriore crescita del +40% nei prossimi 3 anni.
Vale lo stesso per il settore della fotografia digitale vintage, dove si sta registrando un picco di vendite da parte della Gen Z di vecchie digicam degli inizi del 2000 (come CyberShot o EasyShare). Questo mercato è stato valutato circa 0,98 miliardi di dollari nel 2024, con una proiezione di crescita fino a 1,68 miliardi entro il 2031.
Anche la fotografia analogica sta tornando: non solo è sopravvissuta al digitale ma negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio rinascimento: con un boom delle vendite di rullini 35mm nel 2023, nel 2025 ne sono stati venduti oltre 20 milioni a livello globale, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente.
Anche altri settori stanno rinascendo, uno è quello dei dumbphone: così chiamati dalle nuove generazioni i dumbphone non sono altro che smartphone senza le funzioni “smart”. Sono semplici telefoni cellulari e, come tali, non hanno tutte quelle funzioni moderne come applicazioni, social network, email, servizi di streaming o internet: sono telefoni con l’unico scopo di telefonare. Il mercato si divide nella ripresa di vecchi cellulari usati (come per le digicam) oppure nella costruzione di nuovi prodotti: Light è la principale azienda nel settore: con la propria linea chiamata “Light Phone” dal design essenziale e senza distrazioni sta avendo un grande successo fra gli interessati, scatenando la nascita di innumerevoli cloni.
In tutto ciò bisogna anche considerare quelle fasce di persone che decidono di seguire questo tipo di vita non perché lo si crede davvero ma per il “trend”. Nell’ultimo periodo sui social è spopolata la moda del mostrare i propri device vintage, senza però realmente utilizzarli. Questi dispositivi vengono posti allo stesso livello di un accessorio da attaccare a un pantalone, un qualcosa da mettere in mostra per stare al passo con i tempi senza coglierne davvero l’essenza. Questa ipocrisia è sentita e pur sembrando agli occhi di alcune persone più giovani come il reale “back to analog” in realtà risulta essere solo uno dei tanti ingranaggi a vita limitata posti a supportare quella che è la grande macchina del social.








Che boccata d’aria fresca questo articolo! Oltre ad essere scritto benissimo, mi fa sentire meno anziana rispetto alla generazione Z. Io mi auspico perfino il ritorno delle cabine telefoniche a gettoni, quelli che finiscono troppo presto quando stai facendo una telefonata d’amore e fanno blip blip blip mentre i gettoni scendono nella scatola telefonica e danno il senso della preziosità del tempo.